"Nucleare, lo Stato non ha mai pagato"

22 gennaio 2010
Fonte: Il Mattino Caserta

«Nuovo nucleare? Prima si chiuda col passato. Le aree sulle quali insistono le vecchie servitù nucleari non devono essere prese in considerazione per realizzare le nuove centrali e il deposito nazionale per i materiali e le scorie radioattive». È questa la posizione emersa dalla riunione odierna della Consulta Anci dei sindaci dei Comuni sede delle servitù nucleari, della quale fanno parte i Comuni di Caorso, Trino Vercellese, Ispra, Latina, Sessa Aurunca, Saluggia, Bosco Marengo, Rotondella e Roma, Comuni che hanno «già dato» in termini di disagi alla comunità e che ora chiedono «almeno di ricevere quanto spetta loro». Si sta per chiudere l’iter del nuovo decreto che stabilira’ le localizzazione dei futuri impianti nucleari e del deposito nazionale e i Comuni della Consulta Anci chiariscono da subito di non essere disposti ad accettare alcuna ipotesi di individuazione di siti sui propri territori, chiedendo la restituzione delle somme che spettano loro in virtù delle misure compensative stanziate dal 2003 dal decreto Scanzano (Dl 314/03 e convertito dalla legge n. 368/03) e poi decurtate del 70% annuo dalle manovre finanziarie 2005 e 2006. Proprio sulla questione delle misure compensative il presidente dell’Anci Sergio Chiamparino ha inviato una nota ai Ministri competenti - Scajola e Tremonti - con la quale si chiede al Governo, prima che partano gli interventi per la ripresa del nuovo nucleare, un impegno preciso per ripristinare con urgenza, nel primo provvedimento legislativo utile, l’importo originario delle compensazioni a favore degli Enti locali sedi di impianti nucleari. Ripristino chiesto anche dall'Autorità dell'Energia e del Gas (con una segnalazione del 19 aprile 2007) e da un Ordine del Giorno approvato dal Senato in sede di discussione del collegato alla Finanziaria in materia di energia. Se il problema è di cassa i sindaci della Consulta Anci chiedono di permettere almeno di ricevere degli attestati o dei certificati dei crediti vantati nei confronti del bilancio dello Stato prevedendone la solvibilita. Ad oggi mancano all’appello circa 250 milioni di euro (ogni anno il danno aumenta di 100 milioni) che provengono da un’aliquota della componente della tariffa elettrica (0,015 centesimi di euro per ogni kilowattora consumato) che era stata istituita dal 2003 per compensare i territori oggetto di servitu’ nucleari da riqualificare.

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