Caso Biopower Bassolino in procura

Due ore di colloquio tra il governatore e il capo della Procura di Santa Maria
21 gennaio 2010 - Rosaria Capacchione
Fonte: Il Mattino Caserta

È arrivato a udienze chiuse, con il tribunale quasi deserto, durante la pausa pranzo di chi - magistrati o cancellieri - si sarebbero trattenuti fino al pomeriggio inoltrato. Poco dopo le 15, il governatore Antonio Bassolino, accompagnato dal suo avvocato, Giuseppe Fusco, è stato ricevuto dal capo della Procura di Santa Maria Capua Vetere, Corrado Lembo. Nella stanza al quarto piano, nel palazzo di giustizia di piazza della Resistenza, si è trattenuto fino alle 17,15. Un colloquio a porte chiuse del quale non si conosce né la ragione né il contenuto, ma che potrebbe essere collegato al processo Biopower, di cui è titolare il pm Maurizio Giordano, e che nell’aprile dello scorso anno portò a numerosi arresti per corruzione. In ballo c’erano le autorizzazioni e i finanziamenti al progetti di costruzione di un impianto per le biomasse alla periferia di Pignataro Maggiore. Sull’argomento, in Procura, sono stati raccolti solo dei cortesi ma fermi «no comment». Quel procedimento, in ogni caso, è ancora aperto. La Procura, infatti, non ha ancora esercitato l’azione penale continuando invece a indagare sul flusso di denaro tra gli aggiudicatari dell’appalto e alcuni consulenti della Regione. Il presidente della giunta regionale, comunque, non era stato neppure sfiorato dall’inchiesta, né ad aprile risultava iscritto nel registro degli indagati. Coinvolti, invece, l’allora assessore regionale Andrea Cozzolino, oggi europarlamentare; l’allora capo della segreteria del Governatore, Gianfranco Nappi, oggi assessore regionale. Furono 23 le persone arrestate il 28 aprile dello scorso anno in aseguito all’emissione, da parte del gip di Santa Maria Capua Vetere Paola Cervo. Quasi la metà degli indagati per il business delle energie rinnovabili è casertano: tutta colpa della localizzione del megaimpianto a biomasse che la Biopower di Bracciali e Tombolillo voleva a Pignataro, nel bel mezzo di un pregiato territorio ricco di colture e allevamenti. I Verrazzo, padre Tommaso e figlio Giovanni, nei giorni del blitz erano impegnati nel rifacimento del corso Trieste. Pm e gip li accusano di esser stati gli intermediari della Biopower per contattare le persone giuste sia nell’ambiente dell’amministrazione di Pignataro, sia al Genio Civile «sì da indurli a ricevere, quale prezzo della loro corruzione per il compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio, somme di denaro». In gioco c’era un finanziamento di sette milioni di euro. Tra i politici coinvolti, Eugenio Di Santo, cugino e omonimo del sindaco di Sant’Arpino, della segreteria particolare di Cozzolino. La posizione di Di Santo, Tombolillo e Bracciali è stata in seguito approfondita anche con accertamenti bancari a San Marino e con una rogatoria in Svizzera. Gli atti acquisiti erano stati affidati, in autunno, a un perito. Ma la presenza di Antonio Bassolino a Santa Maria Capua, non si sa per un colloquio informale o per essere sentito dal Procuratore Lembo, potrebbe essere collegato anche a qualche nuovo filone d’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti in provincia di Caserta.

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