Rifiuti, la Cgil in campo: «La Tarsu resti ai Comuni»

Emendamento al Dl numero 195
20 gennaio 2010 - Lidia Salvatore
Fonte: Il Mattino Avellino

La Tarsu resti ai Comuni. Gli amministratori locali della Campania trovano un valido alleato nella Cgil. Il sindacato si schiera al fianco degli enti locali nella battaglia per mantenere la riscossione della tassa sui rifiuti solidi urbani. Il «no» al trasferimento delle competenze alle Amministrazioni Provinciali rappresenta il più importante emendamento al Dl 195 presentato dalla Cgil. Le proposte di modifica al testo del Decreto pubblicato lo scorso 30 dicembre sono state avanzate nel corso di un incontro tra i segretari provinciali e la responsabile nazionale delle politiche dell'ambiente Paola Agnello Modica. Oltre al netto rifiuto al trasferimento della Tarsu alle province, il sindacato chiede la modifica dello sbarramento del 31 dicembre 2001 per l'assunzione dei lavoratori dei Cosmari. Inoltre, respinge la possibilità di mantenere in vita il consorzio unico Napoli - Caserta. Il quadro prospettato dal Dl 195 lascia presagire, per la Cgil, scenari drammatici: «Disomogeneità nell'organizzazione dell'impiantistica, gestione dei servizi poco chiara e rischio del mancato reperimento delle risorse a copertura del sistema lasciano immaginare un futuro di crisi, con costi che continueranno a crescere e pesare in modo abnorme sui cittadini». Il sindacato rimprovera la scelta di ricorrere ad un disegno realizzato appositamente per la Campania, in difformità con la vigente normativa regionale e nazionale.«Si attua - spiegano dalla Cgil - una riorganizzazione che espropria i comuni di prerogative e funzioni accentrate in capo alle Province. Non solo, dunque, si tolgono agli enti locali le prerogative di titolarità nella gestione dei servizi, ma si creano pure mega strutture che rischiano di diventare carrozzoni improduttivi. Il Dl inverte, esclusivamente per la Campania, un impianto costituzionale che affida ai comuni sempre più funzioni». La contrarietà al trasferimento della Tarsu alle province è netta. «Privare gli enti locali - aggiunge il sindacato - della titolarità di emissione e riscossione di Tarsu o Tia non solo alimenta ulteriore confusione, ma rischia di mandare in crisi il sistema. L'erogazione del servizio e la sua copertura integrale con la tassa, infatti, può funzionare solo se affidate ai comuni che, pur strutturati ed organizzati in tal senso da anni, non riescono a coprire interamente i costi del servizio anche a causa di un'elevata evasione. L'affidamento alle Province, che non hanno mai assolto a questa funzione, penalizzerebbe pure la lotta agli evasori. Si costituirebbero carrozzoni improduttivi con evidenti ricadute sul sistema». Dalla Cgil arriva, inoltre, una forte critica all'impostazione del Dl che non rappresenterebbe la vera svolta rispetto ad un sistema influenzato dalla criminalità organizzata. «Il Decreto - dichiara ancora l'organizzazione di categoria - affronta le questioni del superamento dell'emergenza rifiuti e della ripresa della gestione ordinaria con una modalità alquanto disorganica, sia nel delineare nuove funzioni e compiti delle istituzioni locali, sia nella redistribuzione delle prerogative che la Costituzione, invece, attribuisce con estrema chiarezza ai comuni. In questi anni la partita è stata fortemente insinuata dalla criminalità organizzata. Il ritorno all'ordinario ha, dunque, bisogno di scelte nette e durature per garantire legalità e trasparenza e riportare fuori dall'influenza dei clan la gestione dei rifiuti. Decisioni che il Dl non assume».

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