Sit-in al Garigliano: «Mai più nucleare, qui come Chernobyl»

Sabato la mobilitazione con il leader dei Verdi Bonelli "In passato gravi incidenti"
6 gennaio 2010 - Lorenzo Calò
Fonte: Il Mattino

Si inasprisce lo scontro sul futuro della centrale nucleare del Garigliano. Dopo che la Finanziaria regionale si è espressa negativamente sull’ipotesi di attivazioni di impianti in Campania, ora sono gli ambientalisti a scendere in campo. Lo faranno i Verdi che per sabato hanno annunciato un sit-in nei pressi della struttura: «Anche l’Italia ha avuto la sua piccola Chernobyl: la centrale del Garigliano - dice il leader nazionale Angelo Bonelli - In questa centrale - spiega - si verificò una serie impressionante di incidenti che portarono alla chiusura dell’impianto nel ’78. Nel 1976 l’acqua del fiume Garigliano riuscì a penetrare nel locale sotterraneo dove erano depositate le scorie radioattive. In questo modo furono contaminati più di un milione di litri d’acqua finiti poi in mare e nella campagna. Nel 1979 si verificò un incidente analogo, mentre nel novembre del 1980, a centrale già chiusa, le insistenti piogge provocarono infiltrazioni che al deflusso delle acque piovane portarono con sé grandi quantità di Cesio 137». La battaglia richiama alla memoria un’analoga manifestazione organizzata nel luglio del 2008 da Goletta Verde di Legambiente al grido di «No nuke», con tanto di striscioni a ricordare la scelta anti-atomo sancita da un referendum dell’87. Oggi invece il governo ha varato il cambio di rotta: si torna al nucleare, ma il dossier è al vaglio della Consulta. E se Luciano Di Meo, sindaco di Sessa Aurunca (comune sul cui territorio sorge l’impianto e che nel 2009, a titolo di ristoro, ha incassato circa 900mila euro) dichiara di essere «pronto a fare le barricate», d’altro canto Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente avverte: «Ben venga il confronto: del resto, acquistiamo energia nucleare già dai paesi confinanti». Ma tant’è: l’ipotesi di attivare impianti per la produzione di energia nucleare sembra per ora spaventare le comunità locali. Nei prossimi giorni è previsto un incontro della Consulta Anci sul tema, l’organismo presieduto da Fabio Callori, sindaco di Caorso. E in attesa che il ministero delle Attività produttive emani l’atto di indirizzo che definisca le linee di espansione del settore e il ruolo della Sogin (la società che ha il compito di effettuare il decommisioning dei siti), i lavori sull’impianto del Garigliano proseguono. Di quali interventi si tratta? Di attività di smantellamento, bonifica e messa in sicurezza: nei giorni scorsi il ministero dell’Ambiente ha firmato il decreto di compatibilità ambientale, il penultimo atto prima del provvedimento di disattivazione. Le operazioni saranno concluse entro il 2019; costo preventivato, 150 milioni di euro, dei quali 25 impegnati sinora, vale a dire dal 2000 a oggi. La Sogin, commissariata dallo scorso agosto (commissario di governo, Francesco Mazzuca, vicecommissari Giuseppe Nucci e Claudio Nardone) sta portando avanti la costruzione di un deposito da 11mila metri cubi per lo stoccaggio dei 2600 metri cubi di rifiuti nucleari. La struttura - da non confondere con il deposito nazionale che i Verdi hanno definito «nuova Scanzano» e di cui invece ancora si ignorano dimensioni, portata e collocazione - sembra accettata dalle popolazioni locali: sarà completata l’anno prossimo. Nel 2012 invece si concluderanno gli interventi per lo smantellamento del camino.

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