Tarsu alla Provincia, duello da 170 milioni

A rischio i fondi per coprire i costi dell’Asìa. Iervolino convoca gli assessori: pronti ai ricorsi

4 gennaio 2010 - Adolfo Pappalardo
Fonte: Il Mattino

Vertici. Assemblee. Incontri. Per fare in modo che venga modificato il decreto legge che assegna la riscossione e la gestione della Tarsu alle Province e non più ai singoli comuni. Caso unico in Italia: è il colpo di coda contenuto nel decreto 302 che chiude l’emergenza rifiuti in Campania. S’inizia oggi a palazzo San Giacomo: vertice tra il sindaco Iervolino, gli assessori al Bilancio e all’Igiene, Saggese e Giacomelli, e i vertici dell’Asìa per capire come muoversi. Il giorno dopo, invece, i sindaci dei cinque comuni-capoluogo s’incontreranno nella sede dell’Anci con il presidente regionale (e primo cittadino di Ercolano) Nino Daniele. E, ancora, il segretario regionale del Pd Enzo Amendola annuncia una mobilitazione: «Rimarremo al fianco degli amministratori locali in questa vicenda. Per questo la prossima settimana convocheremo un tavolo con i sindaci e i deputati del Pd». Poi attacca i superpoteri concessi ai presidenti di Province dal nuovo decreto. Poteri che prevedono anche la nomina «entro 15 giorni di un soggetto liquidatore per - recita il decreto - l’accertamento delle situazioni debitorie pregresse» dei comuni che in questi anni di emergenza non hanno mai pagato la struttura commissariale per le somme anticipate. «Meno male che volevano abolire le Province», dice il segretario Amendola prima di rincarare la dose: «Alla faccia del federalismo fiscale che invoca il centrodestra. Invece di decentrare le competenze e dare man forte ai piccoli enti, saremo l’unica regione d’Italia dove i Comuni non avranno più risorse finanziarie neanche per lo spazzamento delle strade». Sono due ora le strade percorribili a questo punto: una modifica dei 5 commi dell’articolo in questione (l’11) durante la conversione del decreto in legge o passare ai ricorsi. Ci pensano i piccoli comuni ma anche quello di Napoli che senza le entrate garantite dalla Tarsu si ritroverebbe in serie difficoltà. Non tanto per il rischio di non poter rispettare il patto di stabilità a causa dello stop a un’entrata da 170 milioni di euro annui. No, il problema vero rimane quello di come pagare il contratto di servizio stipulato con l’Asìa: il valore è proprio di 170 milioni euro e serve a garantire tutto il ciclo integrato dei rifiuti cittadino. Escluso lo spazzamento coperto, nel caso di Napoli, con altre tasse cittadine. Come onorare quindi il contratto stipulato con la società partecipata? Come si reggerà senza più l’entrata della Tarsu che, decreto alla mano, sarà riscossa e gestita dalla Provincia tramite la società di gestione del ciclo dei rifiuti? Domande a cui si cercherà di rispondere oggi nel corso del vertice a palazzo San Giacomo. Perché se il decreto non viene modificato l’Asìa non avrebbe più ossigeno a fronte di competenze in più: da tre giorni gestisca anche gli impianti di Giugliano e Tufino. E che non si tratti di una mera polemica politica tra un’amministrazione di centrosinistra e il governo si intuisce anche dalle parole del consigliere Pdl Salvatore Varriale. Che prima attacca («I meccanismi per la riscossione della Tarsu in Campania sono i meno efficaci d’Italia e soltanto nella nostra città si stima che gli evasori totali ed i morosi siano non meno di centomila») ma poi lancia un allarme: «Il decreto crea nell’immediato un grave problema di liquidità al Comune di Napoli che si tradurrà in un ulteriore allungamento dei tempi di pagamento dei creditori col rischio addirittura di ritardare il pagamento degli stipendi ai dipendenti nel corso dell’anno. Perché il Comune riscuote la Tarsu tramite Equitalia che fa un’anticipazione di 16 milioni di euro». Problemi simili per altri comuni campani che si riuniranno l’11 gennaio al maschio Angioino per fare fronte comune contro il passaggio della Tarsu alle Province. Che poi non hanno tutta questa voglia di assumersi questa nuova responsabilità.

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