Termovalorizzatore, sì alla vendita

Nel decreto di governo le modalità di cessione dalla Fibe all'A2A di Brescia
27 novembre 2009 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

I numeri magici sono il quattro e il cinque. Sono gli articoli che riguardano la Campania nel decreto che, entro dicembre, metterà fine alla gestione d’emergenza nello smaltimento dei rifiuti. La parte più delicata riguarda il futuro del termovalorizzatore di Acerra: la proprietà e la gestione passeranno dalla Fibe alla società A2A di Brescia. Un passaggio possibile solo se l’impianto funzionerà a pieno regime per almeno 30 giorni, con valori di inquinamento regolari. Insomma, dovranno essere superati i collaudi, con la successiva autorizzazione integrata ambientale. A fare da filtro alla vendita, così, sarà proprio la Protezione civile che, attraverso una società partecipata solo dalla presidenza del Consiglio, rileverà dalla Fibe il termovalorizzatore per poi girarlo alla A2A. Il costo? Il decreto prevede che dovrà stabilirlo l’Enea. Ma ci sono dei parametri di riferimento: per un impianto che produce oltre i 280 megawatt, il valore supera i 275 milioni di euro. Partendo da questa cifra minima, l’Enea stabilirà il prezzo, considerando che Acerra produre circa 340 megawatt di energia elettrica. Un’operazione che farà guadagnare la Fibe, con un decreto che non fa alcun accenno alle vertenze di risarcimento per i ritardi della società nella realizzazione dell’impianto. Dal prezzo, invece, dovranno essere scalati i soldi che la Protezione civile ha speso per adeguare l’impianto. Una cosa è certa, nel dopo emergenza: i costi dello smaltimento, destinati ad aumentare, saranno caricati sugli utenti. Vale a dire sui cittadini campani e sulla loro tassazione in materia dei rifiuti che è già una delle più alte d’Italia. In più, sta per arrivare una stangata sulla casa, sotto forma di assicurazione obbligatoria contro danni da catastrofi. Tolta l’Ici, ne arriva un surrogato a vantaggio di compagnie assicurative. Gli impianti di trattamento a Giugliano e Tufino, invece, saranno gestiti dall’Asia spa. Dunque, sta per finire la fase dell’emergenza. Dal 15 novembre, finalmente sono entrate in funzione tutte le tre linee del termovalorizzatore inaugurato a marzo. Riparato il sistema di raccolta scorie, negli ultimi giorni le emissioni di fumi dell’inceneritore sono state tutte nel rispetto dei parametri massimi previsti. I due articoli che riguardano la Campania sono inseriti in un più ampio decreto di 12 norme che si occupano anche dell’emergenza del dopo-terremoto in Abruzzo. Ma su quello che accadrà nel dopo-emergenza è già polemica. L’Italia dei valori ha presentato un’interrogazione, illustrata in aula da Antonio Borghesi che ha detto: «La prevista società per azioni si occuperà delle funzioni strumentali alla Protezione civile, come la progettazione, la direzione dei lavori, la scelta delle ditte, l’acquisto di forniture e servizi». Insomma, un organismo con azioni tutte della presidenza del Consiglio che avrà i poteri eccezionali previsti per gli interventi di emergenza e dovrebbe assumere anche 1200 persone con 50 dirigenti. All’interrogazione ha risposto Elio Vito, ministro per i rapporti con il Parlamento, che ha spiegato: «La società in casa ha compiti strumentali e risponderebbe a finalità di efficacia, efficienza ed economicità della Protezione civile. Ma si tratta di norme in fase di studio». Da Bruxelles, è arrivato anche un commento di Guido Bertolaso, ad una settimana dal suo «spazza-tour» campano: «Che la Protezione civile possa essere privatizzata è solo una chiacchiera. La struttura non può che essere pubblica, anche se è possibile che si costituiscano strutture che possono operare in nome e per conto della protezione civile nazionale in specifici settori tecnici».

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