Farina coinvolge il Noe e la guardia forestale: «Scopriamo di chi è la colpa di errori e omissioni»

Fumi tossici, parte la caccia ai responsabili

Maddaloni, il sindaco dispone un’indagine amministrativa sulla gestione dell’ex cava Moccia
17 novembre 2009
Fonte: Il Mattino Caserta

È già un giallo la vicenda dei fusti di rifiuti speciali occultati nell'ex-cava Moccia. Con la ripresa delle esalazioni caustiche, sono riaffiorati tutti i misteri collegati ai reati ambientali del passato. È in corso un'emergenza ambientale e una amministrativa. E tra le due, sembra proprio quella burocratica la più difficile da risolvere. Per bloccare le fetide immissioni in atmosfera, circoscrivere il sito, ripristinare le coperture franate o avviare una bonifica, serve una ricostruzione della storia del sito: tre volte sottoposto a sequestro e più volte coinvolto in passaggi di proprietà. Tanto che, per approdare a procedure urgenti di messa in sicurezza, il Comune di Maddaloni ha ordinato «un'inchiesta amministrativa». «Abbiamo chiesto - spiega il sindaco Farina - anche al Noe e alla Guardia Forestale una collaborazione per rintracciare i responsabili della non corretta gestione del sito. Anche perché molta documentazione, fino ad ora emersa, è lacunosa e carente». È il giallo dell'ex-cava di tufo plurisequestrata. Senza un quadro amministrativo completo non si possono emanare ordinanze di «ripristino e tutela della salute pubblica». Il rischio è che il Comune sia costretto ad accollarsi l'onere dell'intera operazione. «Non proprio - replica Farina - perché chiederemo a quanti hanno avuto la custodia legale del sito di procedere alla rimozione dei pericoli. E ora si facciano avanti coloro che volevano in passato trasformare questo sito in mega-discarica. Presumo che fossero a conoscenza del disastro ambientale in atto». Accuse pesanti, circostanze che dovranno essere chiarite nel corso dell’indagine disposta proprio dal sindaco per far luce sul sito dei veleni. La guerra delle carte bollate comincia a irritare quanti vivono e lavorano nella fascia di terra, compresa tra l'ex-statale 265, la periferia sud di San Marco Evangelista e l'autostrada Caserta-Salerno. «A chi accusa seri problemi di lacrimazione e di respirazione difficile - dice Crispino Cicala (presidente del Comitato ex-Foro Boario) - poco interessa il valzer burocratico». Parte così in sordina una garbata campagna di protesta e sensibilizzazione. «I residenti nell'area sud di San Marco Evangelista - annuncia Cicala - hanno il diritto di sapere quali sono i rischi connessi all'attività delle fumarole apertesi nel terreno». E così un volantinaggio informativo sarà effettuato per sensibilizzare sui rischi. «Nel frattempo - annuncia Cicale - se non saranno prese delle misure precauzionali scenderemo in piazza». Ma c'è chi divulga dati e notizie cadute nell'oblio. Carlo Scalera, già testimone delle battaglie degli anni '90 contro le cave-discariche e coordinatore dei Verdi per la Sinistra e Libertà, spiega. «La documentazione esiste. Oggi, va riesumato dagli archivi il lavoro fatto sul sito dall'istituto nazionale di geofisica». Si tratta, in prativa, di prospezioni geofisiche: indagini geoelettriche e geomagnetiche. «Allora gli esperti - testimonia Scalera - individuarono la presenza di fusti e addirittura di sagome di Tir interrati in quella stessa area». E poi aggiunge: «Ci risulta che furono riesumati pure dei fusti. Ma delle analisi sul materiale stoccato illegalmente non si è mai saputo l'esito finale. Non è più tempo di mobilitazioni istituzionali e di nuove analisi. Si intervenga per la messa in sicurezza». Una soluzione drastica, che privilegia la salute dei cittadini all’indagine sui passaggi che hanno portato all’interramento di rifiuti dannosi. Residenti e fumi tossici non possono più convivere.

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