Il filone camorra potrebbe passare alla Dda. Tra i testimoni in Procura l’assessore regionale Gabriele

Un pentito: subappalti alle imprese dei clan

«Forti interessi per la rimozione delle scorie»
24 ottobre 2009 - giu.cri.
Fonte: Il Mattino

L’inchiesta della Procura di Napoli che vede coinvolti nove indagati, tra i quali figurano anche il prefetto Alessandro Pansa e il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, si concentra su un filone che porta al litorale flegreo. È qui che la Jacorossi, insieme alla società Fintermica, stipulò nel 2001 con i ministeri dell’Ambiente e del Lavoro, con il Commissariato per l’emergenza rifiuti e con la Regione Campania la convenzione per l’esecuzione di interventi di bonifica dei siti inquinati lungo il litorale flegreo; un accordo che prevedeva, tra l’altro, la stabilizzazione da parte dell’impresa romana di 380 «Lsu», lavoratori impegnati in progetti socialmente utili. Ma dopo qualche tempo furono proprio alcuni di questi lavoratori a denunciare il mancato rispetto dei patti, sostenendo che la Jacorossi - azienda leader nel settore - anziché assorbire la quota prevista dei 380 avrebbe subappaltato ad altre ditte alcuni lavori. Ne nacque un contenzioso tra le parti che, a dire il vero, si accusavano l’una con l’altra denunciando presunti inadempimenti contrattuali. Sei anni dopo, alla fine del 2007, la vertenza arrivò a una svolta: fu infatti definito una transazione tra le parti che poneva fine alla controversia. Tuttavia, secondo la Procura di Napoli, quell’accordo fu illecito. Sempre secondo l’accusa, a quella transazione concorse anche un esponente dell’Avvocatura distrettuale dello Stato - l’avvocato Giuliano Percopo - il quale si sarebbe sostituito a una collega che aveva un’opinione diversa. Tornando all’ipotesi accusatoria dei pm La Ragione e Woodcock, fu escogitato uno stratagemma per eludere le procedure ordinarie degli appalti pubblici e favorire la Jacorossi. L’impresa, infatti - sostiene ancora la Procura - vide lievitare di circa l’80 per cento i corrispettivi inizialmente previsti, nonostante (e questo emergerebbe dai riscontri effettuati dai finanzieri del comando provinciale di Napoli diretto dal generale Giovanni Mainolfi) avesse fatto ampiamente ricorso ai subappalti, soprattutto per la movimentazione dei rifiuti dai siti inquinati. Secondo dichiarazioni recenti di un pentito ora sottoposte a verifiche da parte delle Fiamme Gialle, poi, alcuni di questi subappalti sarebbero finiti a imprese in odore di camorra. E proprio questo filone investigativo potrebbe presto confluire in un fascicolo della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. C’è una serie di episodi sospetti che emergono da alcune denunce che risalgono proprio al periodo compreso tra il 2001 e il 2005. Episodi gravi e inquietanti che delineano uno scenario all’interno del quale si sarebbe mossa anche la criminalità organizzata: come quello di un lavoratore socialmente utile minacciato in un cantiere da due persone e poi ferito alla testa con il calcio di una pistola. Tra i testimoni che sono sfilati in Procura c’è anche l’assessore regionale al Lavoro, Corrado Gabriele, il quale ha fornito agli inquirenti una abbondante documentazione.

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