In fiamme il deposito di Elio Roma

12 settembre 2009 - Maril├╣ Musto
Fonte: Il Mattino Caserta

In fiamme l’azienda di Elio, Roma in via IV Novembre a Trentola Ducenta. Buona parte dell’impianto di compostaggio «Rfg» - sequestrato dai carabinieri su richiesta dei magistrati della Dda nel 2008 - è stato distrutto da un incendio divampato ieri pomeriggio, poco dopo le 15 e 30. Si tratta del deposito della ditta coinvolta in un’indagine sul traffico illecito di rifiuti dal Nord al Sud Italia, gestito, stando alle indagini, dal clan dei Casalesi. Un incendio dai contorni pochi chiari, perché nella relazione dei vigili del fuoco di Aversa non è stato specificato se l’incendio è stato provocato da un atto doloso o da un’estensione di una combustione di sterpi situati nei pressi dell’azienda. I carabinieri, che sono intervenuti sul posto, non escludono l’origine dolosa. Chiusa dal 25 febbraio del 2008, con il titolare agli arresti domiciliari, l’azienda di Trentola non produceva compost da almeno tre anni. Da quando, cioè, era scattata la prima indagine a carico dei Roma accusati di essere i titolari di una ditta considerata «amica» del clan che faceva capo al boss Giorgio Marano. Nel cortile erano rimasti, in stato di abbandono, dei rifiuti pericolosi, pneumatici e carcasse di camion utilizzati per il trasporto. Le fiamme hanno distrutto tutto, provocando una nube tossica che ha oscurato una parte del paese che confina con la provincia di Napoli. Un giornalista è stato aggredito da un uomo che si trovava sul luogo che gli ha distrutto la macchina fotografica. Nel 2006 erano stati trovati dei fori sul cancello dell’azienda di via IV Novembre. Proprio nel 2006 erano scattati i primi sigilli che avevano portato alla chiusura del deposito. Due anni dopo, con l’operazione dei carabinieri denominata Waste boss, la magistratura aveva emesso ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Marano. Sette persone vennero raggiunte da avvisi di garanzia. Erano i gestori della Rfg e dell’Agro Sud Sim di Villa Literno. Il traffico aveva prodotto, stando alle indagini, un introito di circa 400mila euro grazie allo smaltimento di ottomila tonnellate di rifiuti tossici - negli anni 2001-2002 - che secondo la Procura «venivano sversati e tombati con il rischio di una loro introduzione nella catena alimentare umana».

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