L’antro marino resterà off limits per altre 24-48 ore Attesi i risultati degli esami dell’Arpac su acque e fondali

Grotta Azzurra, la Regione: niente veleni

Capri, sulla chiusura scoppia la polemica. Gli assessori attaccano la Capitaneria: azione irresponsabile
27 agosto 2009 - Adolfo Pappalardo
Fonte: Il Mattino

La Grotta Azzurra resta chiusa. Off limits per battellieri e turisti almeno per altre 24-48 ore: e cioè fino a quando la Regione ufficializzerà i risultati delle analisi eseguite dall’Arpac su alcuni campioni del mare prelevati un’ora dopo l’allarme lanciato da alcuni barcaioli che martedì mattina avevano accusato malori dopo essere entrati nella Grotta. Un provvedimento di chiusura bollato come «irresponsabile e non motivato» dall’assessore regionale al Turismo Riccardo Marone, spalleggiato dal collega all’Ambiente Walter Ganapini che, in base ai primi e parziali rilevamenti dell’Arpac, smentisce qualsiasi tipo d’agente inquinante nel celebre antro. «Sinora - dicono i due - ci si è fidati solo della testimonianza di tre battellieri che hanno accusato malori ma in ospedale non gli è stato riscontrato alcun sintomo». Il provvedimento di chiusura era stato adottato martedì dal comandante della Capitaneria di porto come misura preventiva indispensabile a scongiurare nuovi, possibili incidenti. E mentre prosegue l’indagine della Procura di Napoli sul presunto inquinamento l’ammiraglio Domenico Picone non indietreggia di un millimetro: «L’ordinanza è stata dettata - spiega Picone - dal senso di responsabilità e sarà revocata un secondo dopo la diffusione dei dati dell’Arpac, se gli esiti degli esami confermeranno che non vi è alcun pericolo per la salute pubblica». Poi assesta un colpo di fioretto: «Se i tecnici dell’agenzia avessero immediatamente detto che non ravvisavano alcun problema, la Grotta sarebbe stata accessibile anche oggi (ieri, ndr)». Comunque sia scoppia la polemica. E violenta. Si urla al «complotto» e questa volta non sono gli operatori turistici dell’isola ma la Regione che evoca scenari non meglio precisati e paventa «oscuri scenari legati a chissà quali interessi». Inizia l’assessore Ganapini che esclude «la presenza nelle acque della grotta, in base alle prime analisi, di qualsiasi agente chimico». E aggiunge: «Non si può stare sulle prime pagine di tutti i giornali per notizie palesemente infondate basate - accusa - sul racconto di tre persone ricoverate nemmeno per un minuto». Infine si sofferma anche sull’allarme inquinamento sul litorale flegreo nel mese di luglio che ha avuto pesanti conseguenze sulla industria della balneazione. «Solo psicosi, è la sindrome Tafazzi che affligge la Campania», dice Ganapini mentre fa consegnare ai giornalisti la relazione dell’Arpac in cui non risulta sostanzialmente nulla «da un’ispezione olfattiva e visiva», come pure dalle analisi effettuate «con sonda multi parametrica». L’assessore Marone, quando è il suo turno, rincara la dose e se la prende contro l’ordinanza di chiusura: «Chiariamo, non è stata chiusa perché c'è un’emergenza sanitaria, ma per verificare se c’è un'emergenza sanitaria. Chi ricopre cariche istituzionali deve essere attento altrimenti intravedo un meschino protagonismo di chi vuole apparire sui giornali». Ma negli strali di Marone finiscono, nell’ordine, anche il procuratore aggiunto Aldo De Chiara («Trovo sorprendente l’amico procuratore che dice come si deve accertare se ci sia la presenza della camorra a Capri sulla base delle dichiarazioni di un battelliere») e i carabinieri. «Perché, loro preposti alle indagini, - si domanda - non hanno verificato il racconto di questi tre presunti intossicati?». E ancora: «Giorni fa sempre i carabinieri ci hanno detto che sono stati scaricati liquami davanti la grotta, poi - continua - veniamo a sapere che quei liquami provenienti dai pozzi neri sono ancora sequestrati nel camion per le indagini. Ma c’è stato l’inquinamento o è stato, cosa che rimane comunque gravissima, solo tentato?». Infine rilancia sarcastico: «Qualcuno ipotizza di mettere le telecamere: l’antro è di proprietà del ministero dei Beni culturali. Ma se Sandro Bondi non ha soldi basta mi dia le autorizzazioni e le montiamo a nostre spese».

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