Due ore di audizione «Vantiamo crediti per quasi un miliardo Altri comuni al collasso»

Bertolaso: «L’Asìa è a rischio fallimento»

Il sottosegretario lancia l’allarme in commissione: a Napoli nessuno paga la tassa sui rifiuti
30 luglio 2009 - Adolfo Pappalardo
Fonte: Il Mattino

I numeri Quasi due ore di audizione presso la commissione sul ciclo dei rifiuti. Guido Bertolaso entra a palazzo San Macuto alle 8.30 per chiarire, anzitutto, come la gestione commissariale finirà improrogabilmente il prossimo 31 dicembre e illustrare, attraverso un corposo dossier, la situazione finanziaria e i costi di gestione di tutta la fase d’emergenza, iniziata 15 anni fa. E su quest’ultimo punto, in particolare, lancia l’allarme debiti: «Ci sono creditori che vantano quasi un miliardo di euro, anche per gli anni precedenti, verso la gestione commissariale». Ma la situazione finanziaria è complessa, tanto da mettere a rischio la tenuta dell’Asìa, la municipalizzata che gestisce i rifiuti della città di Napoli: «Avrebbe tempo di sopravvivenza sino alla scadenza dell’anno in corso». Sul perché poi il sottosegretario e commissario per i rifiuti in Campania è tranchant: «Perché? Per il fatto che a Napoli la tassa sui rifiuti non la paga nessuno». Debiti che investono anche altre amministrazioni campane se Bertolaso più avanti chiarirà come la struttura commissariale vanti crediti verso i comuni per 150 milioni di euro. «Ma i soldi che possiamo farci dare dai comuni senza mandarli verso il dissesto sono pari a 9 milioni e 600mila euro», spiega. A quasi poco più di 5 mesi dalla fine della gestione commissariale, insomma, la situazione dal punto dell’emergenza si può dire risolta ma sotto il profilo finanziario è agitare. Senza contare che ci sono 11 comuni tra Napoli e Caserta (e ieri mattina Bertolaso l’ha confermato nel dossier) a rischio scioglimento perché «gravemente inadempienti» sotto il profilo della differenziata. Comunque sia il 31 dicembre scade la gestione straordinaria. «L’incarico non potrà essere prorogato. Su questo non ci sono dubbi e non ci potranno essere resistenze», spiega Bertolaso che, «se necessario», valuta «l’utilizzo di militari nella fase successiva ma solo per garantire il passaggio di consegne agli enti locali». Ma chiudere la fase d’emergenza ha i suoi costi. «Solo nel corso di quest’anno le risorse ammontano a 560 milioni di euro», dice prima di elencare le voci di spesa più importanti. E quindi 145 milioni per la realizzazione delle discariche per gli impianti necessari allo smaltimento dei rifiuti, 300 milioni utilizzati per pagare il costo di mille militari impegnati nella fase acuta dell’emergenza e per la vigilanza 24 ore su 24 sulle discariche e sugli impianti nelle settimane calde delle rivolte. Altri 70 milioni, invece, sono stati necessari per pagare i debiti ereditati dalle precedenti gestioni. Resta ora la fase più difficile, quella del passaggio dalla fase straordinaria a quella ordinaria e un nodo importante da sciogliere: lo smaltimento delle ecoballe su cui arriva un attacco a palazzo Santa Lucia. «Per il termovalorizzatore di Santa Maria la Fossa è tutto pronto. Possiamo avviarlo anche domani mattina ma, su questa iniziativa, deve essere d’accordo - conclude Bertolaso - anche l’assessore regionale Ganapini, secondo cui poteva bastare anche solo quello di Acerra e poi bruciare le ecoballe nelle centrali Enel. E io non posso ogni giorno scontrarmi con le idee locali».

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