MADDALONI

Ex foro boario, niente fondi

La discarica non è nell’elenco di Ganapini
25 luglio 2009
Fonte: Il Mattino Caserta

Maddaloni dovrà accontentarsi solo dello studio e del censimento diretto dei rischi; carotaggio in sito e prelievo di campioni contaminati. Sfuma, nell'immediato, l'asporto delle 4500 tonnellate di rifiuti accumulati nella discarica urbana dell'ex-Foro Boario pericolosamente ubicata all'incrocio tra la statale 265 e la variante Anas Maddaloni-Capua. Spente le fumarole, cioè cessato il rischio di esposizione della popolazione alla diossina prodotta dall'autocombustione del sito, la bonifica (attesa da cinque anni) esce dall'elenco degli «interventi urgenti» approntato da Walter Ganapini. Per l'assessore all'ambiente della Regione Campania la priorità va ai «siti di bonifica di interesse nazionale»: litorale domizio-flegreo e agro aversano. L'ex-Foro Boario, con le sue immissioni di diossine in atmosfera con annessa ricaduta al suolo nonché la fuga di percolato, entra nella lista dei 5281 «siti contaminati o potenzialmente contaminati» censiti dall'Arpac Campania sul territorio regionale. E in particolare, nell'elenco delle 462 aree «dove è stato accertato il superamento dei limiti tabellari previsti dalla legge per la concentrazione di determinate sostanze inquinanti». Valori anomali misurati dall'Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) proprio sul sito maddalonese. C'è imbarazzo in Comune. Ad annunciare l'ennesima frenata del progetto di bonifica sono le opposizioni: Rifondazione comunista e comunisti italiani che hanno avviato una stretta collaborazione con i comitati civici. «Dimentichiamoci della bonifica - annuncia Giacomo De Angelis, ex-parlamentare del PdCI - perché, dopo la revoca dell'appalto per rimozione, asporto e trasferimento dei rifiuti combusti (coordinato dalla Recam e affidato ad un pool di imprese private per una spesa di due milioni di euro) non è previsto ufficialmente nessun investimento per lo svuotamento del sito maddalonese». Confermato invece solo l'affidamento, a un fornitore privato, delle caratterizzazioni fisico-chimiche (secondo le indicazioni vincolanti del DM 471/96 sui siti contaminati) sul materiale sepolto e potenzialmente ancora in autocombustione. È sempre attivo invece il fronte giudiziario: alcuni cittadini hanno trascinato il Comune di Maddaloni in giudizio. È l'ora delle perizie tecniche. Il giudice Andrea Ferraiuolo del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha ordinato a Paolo Vincenzo Pedone, preside della facoltà di Scienze Ambientali della Sun, di «accertare tutti i fenomeni riconducibili alle immissioni nocive». I tecnici dovranno documentare se e in che misura le diossine abbiano bersagliato le abitazioni private e «se c'è stata condotta omissiva del Comune». In tal caso, la Sun dovrà quantificare i danni prodotti ai cittadini.

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