Procura compatta, sei firme La svolta dopo il blitz di Acerra
«Sta lavorando molto per i terremotati, ma è teso, ha capito di essere finito in mezzo ai magistrati di Napoli», la protesta del premier. A tutt´e due replica il 2 giugno il procuratore Lepore, per garantire «la piena legittimità di ogni iniziativa della Procura regionale», una corsia speciale che comunque sancisce «l´obbligo di continuare ad accertare eventuali violazioni». Passa un giorno, ed ecco i 15 arresti. Ma sono due i personaggi chiave, quelli che i magistrati usano per sostenere tutta la retata per i falsi collaudi ai cdr. Giuseppe Vacca e Claudio De Biasio. Il primo dirige Acerra, l´altro è ancora uomo di punta della Protezione Civile, più volte indagato e arrestato ma inserito persino nello staff che in Sardegna preparava il G8, poi sparito dai quadri. I due rendono tecnicamente possibile, secondo il gip Aldo Esposito, la serie di arresti domiciliari. L´attualità dei ruoli rivitalizza una vicenda datata. L´ultima accusa di falso è del dicembre 2006.
Inchiesta annunciata, quindi, Ma con tre dubbi. I tempi sfalsati tra accuse e retata, la coesione della Procura, la necessità degli arresti per un reato di "falsità ideologica", anche se «commessa da pubblici ufficiali in atti ufficiali». I pm avevano chiesto il carcere, il gip ha concesso i domiciliari.
L´indagine non solo è parallela, ma precede quella che portò al processo per truffa e false forniture allo Stato Antonio Bassolino e altri 27. La scelta dei collaudatori, censurata dai magistrati, è del precedente commissario Andrea Losco, che scarica sul vice, Raffaele Vanoli. «È stato adottato un sistema di intuitu personae» e «furono valutati i requisiti minimi». Vanoli, ingegnere e docente universitario, giustifica così le nomine dei colleghi, interrogato il 7 aprile 2006. Tre anni fa. L´indagine non confluisce nel filone Bassolino, come mai? I pm devono intanto bruciare tutti i capi d´accusa con vicende anche grottesche dal 2000 al 2004, i reati sarebbero prescritti. Valutano solo quelli dal 2004 al 2 dicembre 2006. Fino al 2 maggio dello stesso anno sarebbero coperti dall´indulto, ma ritengono che il tribunale possa emettere sentenze superiori ai 3 anni perché i falsi sono plurimi e gravi. Sulla gravità non c´è dubbio: lo stesso Giulio Facchi, «subcommissario con licenzia media inferiore», dichiara che lui non avrebbe mai firmato, «ma all´epoca sceglie un remunerativo silenzio». I collaudatori, su richiesta di Claudio De Biasio, non certificano «la assoluta inidoneità degli impianti» né l´inefficienza del trituratore "Niro". Ma gli stessi, già indagati e interrogati, ammettono di non essere preparati sul tema. E scrivono il falso nonostante gli impianti siano sotto sequestro, sottolineano i pm. C´è una ricognizione della Dia, presente ieri con il direttore Maurizio Vallone. I sette Cdr producono sei milioni di ecoballe imperfette: 11mila kilojoule (unità di misura delle calorie) contro 15mila minime richieste dall´inceneritore. Già, le ecoballe. Lo scandalo dell´intera emergenza rifiuti.