La lenta ripartenza di Caivano cancella il fantasma della crisi

Lavori di manutenzione negli impianti, dieci giorni da incubo
28 maggio 2009 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

Caivano. Il camion comunale per la raccolta rifiuti passa alle dieci e trenta. Dieci giorni di prove d’estate. Dieci giorni di rifiuti per le strade della provincia napoletana. Un accumulo causato dalle difficoltà degli Stir di Caivano e Giugliano. «Normali stop per manutenzione degli impianti», aveva spiegato qualche giorno fa il sottosegretariato per l’emergenza rifiuti dopo le prime proteste ed i primi allarmi registrati soprattutto ad Acerra. Ma a Caivano, fino a ieri sera, era davvero forte l’inconfondibile puzzo acre da immondizia non trattata. L’impianto di tritovagliatura dei rifiuti è rimasto fermo per non meno di una settimana. Ora, lentamente si riavvia, seppure non per tutte le quattro linee disponibili. Con gli invasi di depositi dell’immondizia sempre a rischio saturazione. Dice Pippo Papaccioli, sindaco del Pdl fino a qualche giorno fa e rimosso dopo le dimissioni di alcuni consiglieri: «Il cattivo odore si è sentito, eccome. E si è capito che qualcosa non andava, quando abbiamo visto molti rifiuti della nostra zona smaltiti nel sito di compostaggio di Orta di Atella». Impianti in funzione alternata, rodaggio per l’inceneritore inaugurato due mesi fa, dicono al sottosegretariato per l’emergenza rifiuti. Dei sette Stir, hanno ora problemi l’impianto di Casalduni e quello di Tufino. Nei giorni scorsi, invece, nell’area acerrana come in quella giuglianese e flegrea la raccolta di spazzatura è andata a rilento per i problemi agli impianti di Caivano e Giugliano. E si è dovuti ricorrrere al sito di compostaggio proprio ad Acerra. Alternative, ora, ce ne sono dopo la militarizzazione delle discariche e l’apertura di nuove aree regionali dove depositare i rifiuti. «Certo, è stata portata avanti una chiara politica delle cosiddette buche - dice Raffaele Del Giudice di Legambiente - Tante discariche, senza guardare avanti agli impianti di compostaggio. Gli Stir vanno a funzionamento alternato, l’inceneritore sconta lo scotto del suo sovradimensionamento, con utilizzo di tecnologie da dover conciliare. Chissà che non si stia creando ad arte una nuova emergenza estiva, per giustificare le discariche». Bruciano cumuli di pneumatici a Marcianise, non lontano dalla Ecorec. Qualche giorno fa, scene analoghe a ridosso dell’Auchan di Giugliano. Rifiuti speciali eliminati con il fuoco. Come nel passato, che si stenta a lasciarsi alle spalle. La differenza rispetto a un anno fa la fanno però le tante discariche aperte negli ultimi mesi, come Sant’Arcangelo, Savignano, San Tammaro, Chiaiano, Terzigno. Uno scenario che rassicura i tecnici del sottosegretariato all’emergenza. Eppure, mentre ad Acerra l’inceneritore continua a smaltire solo 250 tonnellate di rifiuti rispetto all’annunciato potenziale dieci volte superiore, l’Arpac lancia l’allarme: nell’area del termovalorizzatore sono stati superati tra nove e diciassette volte i livelli consentiti di polveri sottili nell’aria. E sono passati appena due mesi dall’inaugurazione dell’inceneritore. Se si dovesse arrivare a trentacinque sforamenti, è obbligatorio uno stop momentaneo dell’impianto. «Siamo stati noi a volere centraline fisse di rilevamento dell’atmosfera in quell’area - spiegano al sottosegretariato all’emergenza - Prima, c’erano solo saltuarie rilevazioni volanti. Da qui il dato, che è complessivo rispetto a tutta la zona e quindi riguarda anche il potenziale inquinamento delle aziende vicine, o del traffico automobilistico. Nulla di preoccupante, quindi».

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