I mali del territorio e la metafora dei rifiuti

L’analisi e i suggerimenti di Masullo e Scamardella
23 maggio 2009 - Marinella Carotenuto
Fonte: Il Mattino Caserta

Non c’è altro luogo come Caserta per comprendere l’analisi e la tensione morale che percorrono le pagine di «Napoli siccome immobile», e non è una questione di contiguità geografica. L’intervista-conversazione tra il filosofo Aldo Masullo e il giornalista Claudio Scamardella scava alle radici di quell’emergenza continua in cui entrambe le città si dibattono, e si sono smarrite: la politica dei demiurghi, l’assenza di una borghesia imprenditoriale, la mancanza di coscienza civile. E quindi le arretratezze, l’illegalità, la mala gestione della cosa pubblica, gli sprechi enormi di denaro. Il lungo tour del volume edito da Guida ieri ha fatto tappa a Caserta, nella sala conferenze della Camera di Commercio, e l’incontro, moderato dal giornalista del Mattino Nando Santonastaso, ha subito assunto i toni del dibattito. Ad iniziare, Gianni Molinari, capo della redazione casertana del Mattino, che ha posto l’accento sulle infinite contraddizioni di queste terre, dove convivono ritardi secolari e realtà incredibilmente avanzate: dalla crisi globale dei nostri tempi però si esce solo con una competizione fra territori, non fra individui o singole imprese incapaci di fare sistema. Di taglio analogo la riflessione di Luigi Gorga, presidente regionale dell’Abi, l’associazione bancaria italiana: troppo Stato, e di tipo clientelare, mentre l’iniziativa privata ha bisogno di città che funzionino e sappiano rispettare le regole. Il tema chiama direttamente in causa Raffaele Cantone: il magistrato sente per intero il rigore e l’impegno civile del libro ma chiede attenzione ancora maggiore alle disastrose conseguenze della pervasività della camorra, a cominciare dal sistema politico pesantemente infiltrato. A dare uno spiraglio di ottimismo, o almeno un’apertura a un futuro diverso, è Claudio Scamardella, vicedirettore del quotidiano «Leggo»: il punto di ripartenza, dice, può essere soltanto l’ammissione del fallimento di un’intera classe dirigente, locale e nazionale, che ha sprecato entusiasmi e milioni riportando Napoli e la Campania al degrado del post-Tangentopoli. Sicché, la terapia non può che essere d’urto: magari proprio il tanto paventato federalismo che introduca criteri di efficienza e responsabilità. E compia finalmente il miracolo di trasformare i sudditi in cittadini. La conclusione è di Aldo Masullo, professore emerito di filosofia morale alla Federico II, grande affabulatore e intellettuale di antico impegno: il suo «manifesto per salvare Napoli» è del 2004 ma quell’invito alle istituzioni ad aprirsi alla città e alle sue energie è attuale (e inascoltato) ancora oggi. E la sua idea dei rifiuti come metafora di una città in putrefazione impone un’assunzione di responsabilità collettiva anche (o soprattutto) oggi che la spettacolarizzazione di quell’emergenza è terminata.

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