I dati e le analisi dell’Asl sono preoccupanti amministrazione nel mirino la procura indaga

Maddaloni, rischio diossina nell’ex Foro Boario

Il Comune è finito ufficialmente nella lista dei territori contaminati. E l’incubo discarica continua
20 maggio 2009 - Giuseppe Miretto
Fonte: Il Mattino Caserta

Non c’è tregua: una emergenza tira l’altra. È cessato l’allarme fumarole. Ora per la discarica urbana dell’ex-Foro Boario (4500 tonnellate di rifiuti, consumati da un'autocombustione durata oltre 40 mesi) si parla del censimento del «rischio diossina». E così Maddaloni finisce ufficialmente nella lista dei Comuni contaminati. E l’incubo discarica, durato quattro anni, continua. Spente le fumarole e archiviata la fase critica, parte il censimento dei danni prodotti sulle matrici ambientali (aria, acqua, suolo). I risultati delle prime indagini ufficiali sono particolarmente scoraggianti. I primi rilevamenti, condotti dall'Asl Ce1 e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale parlano chiaro: rilevate concentrazioni anomale diossina su campioni di matrici ambientali prelevate in prossimità della discarica. Le analisi e la mappatura degli inquinanti, tuttora riservate, sono purtroppo convergenti con l’esito di indagini, condotte in piena autonomia, dalla Cicc (Confederazione italiana coltivatori campani) e dal dipartimento di Scienze della Terra dell'Università Federico II di Napoli. Confermata la presenza di inquinanti nell'area perimetrale del sito (che potenzialmente potrebbero danneggiare le falde freatiche) prodotti dalle emissioni di diossine in atmosfera nonché dalla successiva caduta al suolo. Mappatura, tipologia dei campioni e distribuzione areale sono state sottoposte all'attenzione del sindaco Farina. «Al cospetto di un simile danno ambientale - commenta Lino Martone, segretario provinciale della Cicc - non c’è bisogno di ulteriori indagini per certificare l’ovvio cioè che sono stati procurati danni certi alle cose. E per questo, fino ad oggi hanno pagato gli agricoltori». La Cicc, anche a seguito della combustione del deposito di pneumatici ex-Ecorec, prepara azioni legali di «tutela degli agricoltori». Nei guai finisce soprattutto il Comune di Maddaloni. Dopo i primi responsi scientifici si infiamma il dibattito sui danni procurati alle persone. «Sia ben chiaro - precisa Antonio Cuomo, presidente del comitato per la vivibilità - che l’intervento di spegnimento del sito, sostenuto con fondi comunali, riduce i danni ma non cancella l'emergenza. Il disastro ambientale, soprattutto sulle falde e i terreni circostanti, perdurerà finché non verrà svuotato il sito». Fermate le esalazioni, il caso-diossina si è spostato al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Dopo le indicazioni dell'Ispra, prende forza la richiesta di condanna del Comune al «risarcimento del danno alla salute e del danno per lesione del diritto all'ambiente salubre» in favore di tutti i cittadini fatti bersaglio degli inquinanti. «È la prima causa, intentata in regione - spiega Cuomo - per un risarcimento collettivo dovuto all’esposizione prolungata alla diossina. Sarebbe il Comune di Maddaloni l’unico ed esclusivo responsabile dei danni subiti dai residenti: alla salute e alle proprietà private». Non avrebbe «prima provveduto alla rimozione dei rifiuti causa delle emissioni nocive» e poi non avrebbe «adottato alcun accorgimento tecnico idoneo ad impedire le successive emissioni». È l'ora delle perizie tecniche. Il giudice Andrea Ferraiuolo ha ordinato al professore Paolo Vincenzo Pedone, preside della facoltà di Scienze Ambientali della Sun, di «accertare tutti i fenomeni riconducibili alle immissioni nocive». I tecnici dovranno documentare se e in che misura le diossine, liberate dall'ex-sito di trasferenza, abbiano bersagliato le abitazioni private. Ma al Tribunale interessa conoscere soprattutto se c'è stata «condotto omissiva del Comune». In tal caso, la Sun dovrà quantificare i danni prodotti. Ambigua la posizione difensiva del Comune: riconosce che c'è stato disastro ambientale. Solo che si considera parte lesa.

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