In attesa della sentenza del Consiglio di Stato si ferma il progetto «Non deturpate la costa»

No al porto canale, nuovo stop a Bagnoli

Il vicesindaco: ancora un altolà dalle sovrintendenze. Costretti ad andare avanti con un approdo classico

13 maggio 2009 - Luigi Roano
Fonte: Il Mattino

Prima dell’eventuale sentenza negativa del Consiglio di Stato a mettere la parola fine alla questione del «porto canale» a Bagnoli - in piedi da 15 anni - sono le sovrintendenze, quella ai beni ambientali e quella archeologica: progetto bocciato per l’ennesima volta. Quello che si può fare a Bagnoli è un porto tradizionale non un scavo profondo cento metri e più come il porto canale. Il nuovo confronto, che sembrerebbe essere l’ultimo, si è tenuto a Palazzo San Giacomo. «Al termine di una riunione informale con le sovrintendenze - spiega il vicesindaco e assessore all’Urbanistica Tino Santangelo - ci è stato detto che il porto canale interrompe la linea di costa, e che quindi bisogna pensare a opzioni ispirate a un porto tradizionale, che non deturpi la linea di costa, da realizzare sempre dentro lo stesso specchio acqueo». Pochissime parole per mettere fine a un dibattito sterile, portato avanti da alcune frange di ambientalisti - le stesse che hanno detto sempre no agli inceneritori e alle discariche con la conseguenza dell’emergenza rifiuti - che hanno paralizzato ogni attività a Bagnoli per tre lustri. Con il risultato che ancora oggi le incertezze urbanistiche bloccano ogni tipo di investimento e ridotto al lumicino quelli pubblici. Non è un caso che il pilastro del ricorso al Tar - presentato e vinto da Ciro Orefice per conto dell’Assise di Palazzo Marigliano e ora oggetto di sentenza da parte del della quarta sezione del Coniglio di Stato - verta proprio sulla inopportunità della scelta del porto canale palesata dalle sovrintendenze in tempi non sospetti. Ovvero quando i due enti presentarono delle osservazioni al piano Bagnoli che l’allora assessore all’Urbanistica Rocco Papa non accolse, rimandando la soluzione del problema in sede di piano urbanistico attuativo. «La posizione della soprintendenza - si legge nella sentenza del giudice amministrativo - che non formula alternative, porterebbe a escludere del tutto la possibilità di realizzare il porto, atteso che tutta la linea di costa di Coroglio e lo specchio antistante sono sottoposti a vincolo, laddove invece la variante al Piano regolatore contempla la realizzazione di un porto turistico fino a 700 posti barca, demandandone la localizzazione al Pue». Non spetta dunque alle sovrintendenze formulare ipotesi alternative in termini di pianificazione; spetta per contro alle sovrintendenze, in quanto autorità preposte alla tutela del vincolo, «di sindacare se le scelte operate dal Comune siano compatibili con il regime dei beni vincolati». Nella sostanza le sovrintendenze non negano in assoluto la realizzazione di un approdo turistico quanto piuttosto le modalità scelte dal Comune. Giova ricordare che l’Aurotità portuale ha nel cassetto già una decina di progetti fatti propri ma presentati da privati di approdi classici, alcuni addirittura sulla colmata a mare. Con il pasticcio del porto canale vengono a galla altri due nodi storici da sciogliere per l’agognata rinascita di Bagnoli. La parte del piano che prevedeva gli alberghi che affacciano sul porto e dentro il porto canale cambierà? E soprattutto la colmata a mare che fine farà? Il problema colmata è quello più stringente, perché mancano i soldi per rimuoverla, il governo ha scelto altre priorità, lo stesso sindaco Rosa Iervolino 48 ore fa ha detto: «Non mi sorprende il taglio dei fondi in un momento di crisi economica, a me interessa sapere con chiarezza cosa fare». Il vicesindaco ha proposto, fino a quando non ci sarà appunto chiarezza, di approffittare di quella terrazza a mare quale piazza per il Forum delle culture del 2013.

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