Gps sui camion e telecamere per controllare i piazzali Più misure di sicurezza per evitare rifiuti tossici

Acerra raddoppia, via al secondo forno

Domani attivata una nuova linea: entro maggio la produzione di energia, a dicembre il collaudo
1 maggio 2009 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

Acerra. Settemila tonnellate di rifiuti, la produzione giornaliera della Campania, bruciate dal termovalorizzatore di Acerra da quando il 26 marzo, fu inaugurato dal presidente Berlusconi. L’impianto, infatti, come hanno spiegato ieri i tecnici nel corso di una visita alla struttura, è stato completato al 98 per cento ed è ancora in fase di collaudo: per farlo partire a pieno ritmo si stanno rispettando tutte le tappe previste dalla legge e si ariverà così all’anno nuovo. «Il 18 marzo è stata messa in preesercizio la prima linea - ha detto il capo della struttura tecnica di Bertolaso, Ettore Figliolia - attualmente i rifiuti vengono bruciati ad Acerra per mettere a punto l’impianto». La seconda linea partirà domani e la terza entro l’8 maggio, entro il 15 maggio sarà prodotta energia. «É tutto stabilito dalla legge che prevede una serie di step - spiega Figliolia - come previsto all’autorizzazione integrata ambientale, l’impianto si ferma per essere calibrato. Così quando andrà a regime lo farà nel massimo rispetto delle norme». Ad Acerra si bruciano i rifiuti tritovagliati prodotti dagli stir: per controllare tutte le fasi del trasporto sui camion sono stati installati degli impianti Gps e presto ci saranno anche delle minitelecamere sui pianali. Sia negli stir che ad Acerra, poi, i camion in ingresso subiranno un altro controllo con le apparecchiature in grado di individuare gli elementi radioattivi. In questo modo si dovrebbe evitare che nel forno finiscano anche materiali tossici o pericolosi, come è accaduto troppe volte in passato nelle discariche campane. Il temovalorizzatore, però, era stato progettato per bruciare Cdr cioè combustibile da rifiuti ad altissimo potere calorifico. Il materiale prodotto dagli stir, però, è molto meno raffinato: i rifiuti, infatti, vengono separati dalle parti metalliche, e tritovagliati. Ma la parte umida sarà superiore a quella prevista in un primo momento. Un dato che, però, secondo il direttore dei lavori, l’ingegnere Giuseppe Vacca, non ne inficerà il funzionamento. «Il cdr dovrebbe avere un potere calorifico di 15 kj - spiega il tecnico - i rifiuti tritovagliati viaggiano intorno ai 13 kj. Il forno è in grado di bruciare materiale che produce dai 12,5 ai 18 kj. Quindi tutto è in regola». Complessivamente il termovalorizzatore ogni anno potrà smaltire 600 mila tonnellare di spazzatura. La produzione di rifiuti della regione si aggira sulle 7000 tonnellte al giorno e sui 2,5 milioni all’anno: ad Acerra si brucerà, dunque, un terzo dell’immondizia campana. Attualmente l’impianto viene gestito dalla Impregilo (la società sotto processo per gli ex Cdr) che lo ha anche realizzato. Dalla fine dell’anno, quando sarà completata la fase di collaudo, passerà alla A2A, l’impresa che gestisce il termovalorizzatore di Brescia. Anche le emissioni saranno rigidamente controllate, come assicura Vincenzo Coccolo, presidente dell’osservatorio ambientale istituito con un’ordinanza del presidente del consiglio per informare i cittadini di Acerra e dei comuni limitrofi sul funzionamento dell’impianto: «I valori previsti per questo temovalorizzatore sono la metà di quelli stabiliti dalla legge del 2005», dice l’esperto. In ogni caso se le emissioni di gas sforassero i rigidi limiti imposti dalle norme, il termovalorizzatore si bloccherebbe automaticamente. Ma i comitati contrari all’inceneritore continuano la loro protesta. Secondo Tommaso Esposito, uno dei leader del movimento «Il gestore elettrico nazionale che dovrebbe utilizzare l’energia ancora non è in grado di farlo: quindi quello di Acerra resta solo un inceneritore».

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