La sfida della differenziata «I Comuni che non la fanno rischiano lo scioglimento Già 190 sono in bilico»

«Terremo la camorra lontana da Acerra»

Bertolaso: non lasceremo sola l’A2A, gli enti locali lo fecero con Impregilo
28 marzo 2009 - Gerardo Ausiello
Fonte: Il Mattino

«Ad Acerra la camorra non si infiltrerà. Non lasceremo sola A2A, come invece hanno fatto le istituzioni locali con Impregilo». Guido Bertolaso sfida i clan e respinge le critiche al governo sul fronte dell’emergenza rifiuti. Ospite di «Radio Anch’io», il sottosegretario risponde alle domande degli ascoltatori il giorno dopo l’inaugurazione del termovalorizzatore che in Campania rappresenta il primo tassello di un ciclo industriale di smaltimento. «Abbiamo fatto di tutto - spiega - per evitare che al momento della gara per la gestione dell’impianto potesse arrivare qualcuno che non avesse le competenze adeguate. Ecco perché abbiamo convinto questa grande impresa della Lombardia, la A2A. Il pericolo era che il termovalorizzatore finisse nelle mani di persone senza esperienza, responsabilità morale e rischio d’impresa, com’è successo a Colleferro». Poi il capo della Protezione civile difende l’efficienza e la sicurezza dell’inceneritore: «Le marmitte delle macchine, anche le Euro 5, emettono sostanze più dannose. Ci sono direttive europee sulle emissioni. Non solo rispettiamo i limiti ma li abbiamo abbattuti del 50%». Quanto alla possibilità di bruciare il tal quale, Bertolaso chiarisce: «Lo prevede il decreto legge del governo Berlusconi, che riprende un’ordinanza di Prodi. La stragrande maggioranza degli impianti di ultima generazione lo fa. Quando abbiamo riempito di spazzatura i treni per la Germania a 300 euro a tonnellata, negli inceneritori tedeschi si bruciava la spazzatura così come era e non mi pare che gli abitanti siano scesi in piazza a protestare. Sulle nanoparticelle, invece, la comunità scientifica è divisa. E comunque il danno alla salute è mille volte inferiore a quello già provocato in Campania da discariche abusive e rifiuti tossici fino a oggi». In ogni caso, assicura, la trasparenza sarà massima: «Ad Acerra è stato istituito un osservatorio, di cui fanno parte esperti e abitanti del luogo, che potrà monitorare costantemente l’attività dell’impianto». Al tempo stesso «due display saranno installati nelle piazze principali di Acerra e San Felice a Cancello per controllare le emissioni. Invito il vescovo Rinaldi a visitare l’impianto per rendersi conto che non c’è alcun rischio». Bertolaso considera le proteste «legittime ma - afferma - bisogna dire come stanno davvero le cose. Io sono innanzitutto un medico e ho dedicato gran parte della mia vita a Paesi come la Cambogia, la Somalia, il Kenya. Lì conobbi padre Zanotelli che si occupava di discariche nella zona di Nairobi. All’epoca, però, parlava in modo molto diverso». Nel corso della trasmissione - alla quale intervengono i parlamentari Ermete Realacci (Pd) e Italo Bocchino (Pdl) e il presidente di Legambiente Campania Michele Buonomo - si affronta anche il nodo delle bonifiche: «La Protezione civile ha stanziato risorse per il risanamento dei territori, gli interventi spettano al commissariato alle Bonifiche. La grande beffa dell’emergenza rifiuti dipende dal fatto che gli impianti di inizio anni 2000 sono stati costruiti in modo da impedire che potessero funzionare - attacca il sottosegretario - C’erano sei milioni di tonnellate di ecoballe accumulate di cui non si sapeva cosa fare». In merito al palco tutto lombardo durante la cerimonia d’inaugurazione, Bertolaso risponde con una battuta: «Io sono romano, non milanese. E ho molti parenti a Napoli e in Campania...». E la differenziata? «Un decreto legge, da poco entrato in vigore, prevede lo scioglimento dei Comuni che non la fanno: sono 190 quelli che hanno già ricevuto un “cartellino giallo” per mettersi in regola. Hanno pochi mesi di tempo, non guardiamo in faccia a nessuno» avverte. Durissimo, infine, il commento sulla situazione debitoria: «Tutti gli italiani hanno pagato di tasca propria quest’incredibile scandalo, quindici anni di vergogna. Sono stati sperperati oltre 2 miliardi di euro con un buco nella gestione che varia da 400 a 600 milioni».

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