In aula il maresciallo del Noe e l’inviato delle banche che finanziarono il progetto Mercoledì tocca a Sodano

«Cdr inidonei, allarme caduto nel vuoto»

Processo Bassolino-Impregilo, due testimoni: criticità segnalate subito, nessun intervento per quattro anni
5 marzo 2009 - Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino

I numeri del processo Per quattro anni, dal 1999 al 2003, i «problemi segnalati rimasero irrisolti». Per quattro anni le criticità segnalate nel funzionamento degli impianti cdr rimasero più o meno lettera morta, secondo quanto ricostruito ieri in aula nel corso del processo alla gestione commissariale dei rifiuti in Campania. Due testimoni, due tasselli dell’accusa, che raccontano ai giudici luci e ombre del ciclo integrato di smaltimento della spazzatura. Processo all’ex stato maggiore del gruppo Impregilo (guidato dall’ex ad Pier Giorgio Romiti), processo all’ex cabina di regìa del commissariato del governatore Antonio Bassolino e degli ex collaboratori, tra cui Giulio Facchi, Salvatore Acampora e Raffaele Vanoli. Tocca al maresciallo del Noe Mario Taliento, poi all’ingegnere Paolo Polinelli della Montgomery Watzon raccontare una parte di storia della grande crisi. Intanto, la Procura convoca per mercoledì prossimo come teste Tommaso Sodano, ex presidente della commissione Ambiente del Senato in quota Rifondazione, grande accusatore della gestione Bassolino dell’emergenza. Le «criticità» del sistema. Nato a pochi chilometri dal lago di Garda, a Napoli Polinelli c’era venuto dieci anni fa, per conto delle banche che finanziarono il progetto della Impregilo. Una mission chirurgica: chiarire la fattibilità del progetto commissariato-Impregilo di realizzare - come da contratto - sette impianti cdr e due termovalorizzatori. Dal suo racconto emerge «l’inidoneità degli impianti di cdr a produrre combustibile, secondo le norme fissate dal contratto». Ma non è tutto: «Vere e proprie criticità erano state segnalate già nella fase di progettazione», ha poi spiegato il teste ai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo del pool Ecologia dell’aggiunto Aldo De Chiara. Quinta penale, presidente Adele Scaramella. Chiara la mossa dei pm: dimostrare la piena consapevolezza di tutti - pubblico e privato - che gli impianti allestiti non erano idonei alla produzione di «combustibile da rifiuti», in grado di generare energia né di risolvere l’annosa questione dello smaltimento: «La validità degli impianti risultava critica nel raggiungimento del livello qualitativo previsto dal contratto», aggiunge. Il testimone ha spiegato che non esisteva presso gli impianti «un presidio che consentisse di controllare il livello di umidità» dei rifiuti: «Maggiore è l’umidità - ha chiarito - minore è il potere calorifico (15mila chilo-jaul richiesti dal contratto)». Nonostante tutto le banche finanziarono il progetto, dopo aver ottenuto dalla Fibe, società impegnata nella realizzazione dei Cdr, l’impegno a modificare «l’impiantistica per il raggiungimento della qualità richiesta». Il maresciallo-talpa. Nel 2001, Mario Taliento venne spedito da Arcibaldo Miller (all’epoca nella Procura sammaritana) a controllare gli impianti di tritovagliatura allestiti in attesa degli impianti cdr: «Sequestrammo automezzi: viaggiavano con false certificazioni con il placet di Facchi». Tocca ora alla difesa di ex commissari e privati, tra cui i penalisti Claudio Botti, Ilaria Criscuolo, Massimo Krog, Giuseppe Fusco, Riccardo Polidoro, Alfonso Maria Stile, Luigi Tuccillo, Giovanbattista Vignola.

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