«Dovete riassumerci» Bottiglie di benzina al collo minacciano di darsi fuoco L’avvocato: sono disperati

Protestano all’inceneritore, subito arrestati

Acerra, area strategica violata. I quattro operai licenziati perché pregiudicati: incompatibili con impianti militarizzati
10 dicembre 2008 - Pino Neri
Fonte: Il Mattino

Acerra. Il dramma del lavoro che non c'è più e la disperazione. Proteste e scene di panico nel cantiere più sorvegliato e militarizzato d'Italia, quello dell'inceneritore di Acerra. Qui ieri mattina le forze dell'ordine hanno arrestato quattro operai che per la terza volta nel giro di un anno hanno protestato contro il licenziamento subito nel novembre del 2007 da una delle imprese edili che stanno costruendo il grande termovalorizzatore. L'impianto è stato dichiarato sito di interesse strategico. Chiunque, senza autorizzazione, lo viola può essere arrestato. E chi non ha la fedina penale in regola dev'essere estromesso da queste strutture. È in un contesto così delicato che nella mattinata di ieri, poco prima delle otto, sono maturati gli arresti degli edili che hanno protestato nel cantiere dell'inceneritore. Tra i quattro c’è chi ha precedenti per piccoli reati. Per questo motivo non sono stati più richiamati al lavoro. Gli operai, rimasti disoccupati, si sono recati davanti al cantiere dell'inceneritore con le bottiglie di benzina appese al collo. Hanno minacciato di darsi fuoco dopo essersi versati addosso il liquido infiammabile. Gli arrestati, tutti acerrani, sono componenti di una stessa famiglia: due fratelli, un figlio, un cognato. Uno, Giovanni Guadagno, 50 anni, moglie e tre figli, è stato bloccato dai poliziotti al termine di un lungo inseguimento per le strade del centro di Acerra. L'edile, in preda a un'evidente crisi di nervi, dopo aver protestato davanti al cancello dell'inceneritore, si è improvvisamente allontanato a bordo della sua auto. Una volta all'interno della vettura si è cosparso di benzina e si è diretto a tutta velocità verso la zona abitata. Mentre guidava Guadagno teneva legata al corpo una tanica piena di carburante. Gli agenti del commissariato di Acerra, diretti dal vicequestore Giovanni De Stefano, sono riusciti a fermare l’operaio in via Muro di Piombo, un'arteria isolata. Una volta bloccato, Guadagno si è barricato nella sua vettura minacciando di darsi fuoco. A quel punto i poliziotti hanno optato per l'azione fulminea: hanno rotto i finestrini dell'auto in cui il disoccupato si era chiuso, lo hanno afferrato e trascinato fuori. Sul posto c'erano i vigili del fuoco. Subito dopo gli agenti del vicequestore De Stefano sono tornati al cantiere dell'inceneritore. Qui nel frattempo i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna, al comando del capitano Orazio Ianniello, stavano ingaggiando da due ore un braccio di ferro con il resto della famiglia Guadagno: Salvatore, il figlio di Giovanni, arrampicato su una gru del termovalorizzatore, lo zio, Giuseppe, e un cognato, Tommaso Nata, contro il cordone dei militari. Alla fine la rabbia è stata placata dagli arresti. Per Salvatore Guadagno le manette sono scattate in applicazione della legge 123 del luglio 2008, con cui il governo ha dato il via a una serie di provvedimenti contro l'emergenza rifiuti. Gli arrestati sono inoltre accusati di resistenza, lesioni e tentata estorsione.. Intanto il loro legale, l'avvocato Elisabetta Montano, precisa: «Solo alcuni di loro risultano pregiudicati, tra l'altro per piccoli reati, ma tutti versano in un reale stato di indigenza».

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