Il piano di Ganapini. Previsti quattro termovalorizzatori e un gassificatore dove bruciare le ecoballe stoccate da anni

Rispunta «Sirenetta», il progetto dello scandalo

La Regione vuol riproporre il controllo satellitare dei camion che scaricano rifiuti
16 ottobre 2008 - Simona Brandolini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

L'assessore regionale all'Ambiente, Walter Ganapini, distribuisce due pagine in cui l'Accademia della Crusca si pronuncia contro la parola termovalorizzatore in favore di inceneritore. Una battaglia che Ganapini conduce da anni. Arriva Bassolino e gli brucia la premessa. Parlando sempre e solo di termovalorizzatori. Quattro, a scanso di equivoci con governo, giornalisti e cittadini. Per la precisione: Acerra, Salerno, Napoli (Ponticelli) e Santa Maria la Fossa. Come la legge prescrive, «siamo abituati a rispettarla». Addirittura scavalcando a destra il premier, rilancia l'idea anticipata ieri da Ganapini di un quinto impianto: un gassificatore dove bruciare le ecoballe stoccate da anni tra Giugliano e Villa Literno. Il gassificatore piace alla giunta di Palazzo Santa Lucia. Plaude all'ipotesi l'assessore regionale all'Industria Andrea Cozzolino: «La realizzazione, come quinto impianto, di un gassificatore per smaltire le ecoballe accumulatesi in questi anni mi sembra la migliore scelta adottabile dal punto di vista tecnologico, industriale ed economico», dixit. Orbene, Ganapini, da ambientalista qual è, da tecnico che ha chiamato tecnici nella sua squadra (da Guido Viale a Gennaro Volpicelli) non ha, forse non può avere, le granitiche certezze del governatore. E pur affermando che «mai contro il governo», che «tutto quello che fa la Regione è aiutare Bertolaso », che «la legge parla chiaro e non esiste un quinto inceneritore», snocciola dati per dimostrare che in Campania due impianti bastano e avanzano. Sarà. Fatto sta che in pompa magna ieri governatore, assessore con la squadra dell'Ambiente al completo, hanno presentato l'aggiornamento del piano rifiuti. Che prevede tra le altre cose anche la razionalizzazione delle società miste comunali che gestiscono il ciclo e che saranno provincializzate. E un nuovo asset per la Recam che si occuperà delle 80 isole ecologiche disseminate in regione, ma vere e proprie cattedrali nel deserto.
E per un gassificatore che spunta, c'è un progetto che ritorna: Sirenetta, che sta per essere trasferito dal commissariato alla Regione. Qualcuno lo ricorderà. Per gli smemorati è insieme al call center della Pan una delle vicende emblematiche su cui si è soffermata la commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nonché la Corte dei conti. Nel 2001 la Rti Ericsson enterprise si è aggiudicata una gara da 9 milioni di euro per monitorare, via satellite, i camion che trasportano rifiuti. Con 9 milioni di euro si comprarono un migliaio di Gps di cui non v'è notizia ad oggi. «Ci vuole una bella faccia tosta a riproporre, nelle linee guida del piano regionale, le stesse identiche cose», tuona l'ex presidente della commissione d'inchiesta, deputato del Pdl, Paolo Russo. Che prosegue: «Nel 2006 la commissione parlamentare d'inchiesta, nella relazione finale sulla Campania mise nero su bianco e stigmatizzò con forza la spudorata manovra che aveva avuto come unico effetto quello di divorare altri soldi pubblici. Lo stesso fece l'ispettore del ministero delle Finanze, Natale Monsurrò. Come non denunciare che quegli aggeggi sono rimasti a prendere la polvere dentro i magazzini? Il contratto prevedeva la fornitura di 1000 apparecchi ma solo 500 automezzi sono stati dotati degli impianti di rilevamento».

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