Magliette con il Duce felpe con falce e martello spaccatura e polemiche tra le anime della protesta

In marcia per gli arrestati, tensione a Pianura

Il questore vieta il corteo ma in 500 sfilano nel quartiere. La polizia: abbiamo filmato tutto, verificheremo eventuali reati
9 ottobre 2008 - Pietro Treccagnoli
Fonte: Il Mattino

Pianura è un mondo a parte. Succede tutto e il contrario di tutto. Servono altre categorie logiche per interpretare i segni che produce. Perché si può assistere a un corteo non autorizzato (sotto gli occhi delle forze dell’ordine) per esprimere solidarietà a politici in manette, nel quale sfilano fianco a fianco mamme con i passeggini, ultrà che innalzano striscioni con la scritta «Onore ai briganti», giovani che indossavano magliette con il mascellone del Duce e «Boia chi molla», la compagnia di giro della lotta antidiscariche che sfoggia felpe con falce e martello, donne che qualche giorno fa erano in prima fila per cacciare gli africani da via dell’Avvenire (gente che prima si menava e ora si abbraccia). Si paventava lo scontro e Pianura era blindata. C’erano camionette anche ai Pisani, teatro della rivolta violenta di gennaio, perché era stato annunciato che la manifestazione arrivasse fin lassù. Invece tutto s’è svolto in duecento metri, da piazza San Giorgio al parco Falcone e Borsellino. Gli organizzatori, comitati nati in fretta e furia guidati dagli amici del consigliere comunale Marco Nonno finito a Poggioreale, hanno detto che a marciare erano in 500. Non tantissimi ma sono, comunque, bastati a creare un caso, più che un casino. C’è stata infatti una forzatura, apparentemente casuale ma studiata, nei confronti della polizia. Alcune donne hanno invitato a spostarsi dalla piazza alla sede della municipalità «per non bloccare il traffico». Così intorno alle 18, dopo un’ora passata dai manifestanti a recitare il proprio «Anno zero» a beneficio delle telecamere, si sono mossi al grido di «li-be-ri, li-be-ri». Invece di fermarsi alla Municipalità hanno proseguito fino al parco. Polizia e carabinieri non potendo fermare la marcia si sono adoperati per evitare il peggio. Dalla questura, in serata, hanno poi fatto sapere che tutto è stato filmato e che valuteranno se sono stati commessi dei reati. Per la cronaca l’unico momento di tensione con la polizia c’è stato alla fine della giostra, quando l’ala destra del corteo aveva già riavvolto gli striscioni e se n’era andata, le donne e i pianuresi s’erano raggruppati in capannelli e parlavano dei fatti loro, mentre la delegazione della rete antagonista, venuta più a cercare visibilità che a portare solidarietà, schierata dietro uno striscione («La resistenza di Pianura non si arresta. Chiaiano vincerà») ha gridato slogan e hanno fatto un timido passo che lasciava immaginare che volessero proseguire con il corteo. Una decina di agenti s’è schierata in tenuta antisommossa dietro le transenne e le bitte. Ma è bastato che alcuni degli organizzatori pianuresi, primo fra tutti il consigliere municipale indipendente (ex Forza Italia) Angelo De Falco, parlottasse animatamente con loro e che qualcun altro usasse un tono minimamente minaccioso che tutto finisse lì. La vera tensione c’è stata, quindi, tra le diverse anime della fiaccolata senza fiaccole. I chiaianesi temevano (e temono) che gli arresti di Pianura siano il prologo di un’azione giudiziaria contro chi ha guidato la protesta a Cupa del Cane. I pianuresi volevano che l’attenzione fosse per i loro arrestati (e le donne ossigenate e mesciate erano le più scalmanate). Così hanno tentato già prima della partenza di impedire che lo striscione fosse esposto. E poi hanno fatto di tutto per farlo togliere. Dovevano esserci solo i loro: «Pianura siano noi»; «Questo è il popolo della protesta»; «Adesso arrestateci tutti». In fondo questa gente, la propria battaglia l’ha vinta a gennaio, quando la discarica non è stata aperta. E di questo ringraziano i loro eroi in prigione.

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