Il picco registrato nella zona fra Villa Literno e Cancello Arnone Gli allevatori: danni ingenti

Brucellosi, abbattuti 12 mila animali

I dati dei Nas sul fenomeno, controlli anche sulle bufale risultate negative alle prime analisi
13 agosto 2008 - Maril├╣ Musto
Fonte: Il Mattino Caserta

Dodicimila bufale affette da brucellosi sono state abbattute nel territorio casertano dall’inizio dell’emergenza. Il dato ufficiale fornito dai Nas fa sanguinare una ferita ancora aperta nel comparto bufalino e lattiero-caseario. I comuni più interessati alla mattanza sono stati Cancello ed Arnone (con 9 aziende di trasformazione del prodotto e 150 aziende di allevamento) e Villa Literno: «È stato abbattuto almeno il 45 per cento del patrimonio bufalino di Cancello ed Arnone», ha tuonato il sindaco Pasquale Emerito in una recente conferenza stampa nella quale ha dichiarato, tra l’altro, che «l’emergenza brucellosi e diossina è stata fomentata da un’iniziativa speculativa di lobby che hanno voluto togliere il primato di produzione alla provincia di Caserta». Al di là dei sospetti e di possibili speculazioni, le indagini scientifiche e i monitoraggi dei militari diretti dal tenente colonnello dei Nas Ernesto Di Gregorio continueranno a settembre con nuove campionature su capi bufalini risultati negativi ai test del 2007. Si tratta di una procedura di osservazione del fenomeno infettivo prevista dopo la proroga, con decreto del presidente del consiglio dei ministri del 4 luglio scorso, «dello stato di emergenza socio-economico nel territorio della provincia di Caserta e zone limitrofe per fronteggiare il rischio sanitario connesso alla elevata diffusione della brucellosi negli allevamenti bufalini». Prima del blitz dei carabinieri del Nucleo antisofisticazione dell’ottobre 2007 il territorio campano registrava il 40 per cento dei casi di bufale affette dal virus della brucella rispetto a una media italiana molto inferiore. I dati regionali del contagio umano erano da spavento: 279 casi accertati e denunciati solo in Campania. Poi le precisazioni anche da parte dell’Istituto zooprofilattico: escluso il rischio di contagio, mangiando mozzarella prodotta con latte di bufala non si contrae la malattia. Nel frattempo, pur di non mandare al macello le bufale alcuni allevatori ne denunciavano la scomparsa. Partono anche le inchieste giudiziarie. Ora la situazione è cambiata, la percentuale è scesa e gli improbabili furti di bestiame anche. Il livello di attenzione è diventato talmente alto da dirigere i controlli anche fuori Regione, al nord Italia, dove la mozzarella dop campana è davvero «la perla della tavola». L’ultimo blitz dei carabinieri del comando tutela ambiente, sezione operativa di Roma, risale a due giorni fa: sequestrate due tonnellate di prodotti caseari provenienti da un caseificio casertano a seguito del rinvenimento di schegge di teflon, derivanti dalla rottura di una macchina impastatrice, all’interno dei prodotti. I sequestri interessarono i Comuni di Chiari e Ghedi, in provincia di Brescia, Padova, Torviscosa, in provincia di Udine, e Ponte Buggianese, in provincia di Pistoia. Basta un controllo, una piccola falla nel sistema di trasporto, e la paura di una caduta delle vendite ritorna. Tentare di scacciarla e rilanciare la mozzarella di bufala è l’obiettivo della campagna istituzionale promossa dal ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali che prevede una serie di attività volte a garantire maggiori certezze ai consumatori, dopo l’emergenza diossina che nei mesi scorsi ha colpito la filiera, causando danni enormi in termini di immagine e di consumi nazionali ed esteri.

 

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