Il caso dell’industria conserviera «Giaguaro» cliente del laboratorio di Sant’Egidio Montalbino

Pesticidi nell'oro rosso che arriva dalla Cina

Nel mirino degli inquirenti una ditta di conserve San Marzano Il sospetto: «cancellata» la presenza di pesticidi e metalli pesanti
15 luglio 2008 - re.sa.
Fonte: Il Mattino

Perfino le analisi sui campioni di pomodoro, pelati conserve e quant’altro viene prodotto con il tipico oro rosso dell’Agro, sono entrate nella trafila dei falsi certificati prodotti dal laboratorio di analisi Ecoscreening. Analisi sull’acido lattico del pomodoro per alcune partite di prodotto, analisi su cassoni di pomodoro provenienti dalla Cina, certificazioni per l’oro rosso che dovrebbe essere esente da pesticidi. E invece non lo è, e finisce nelle scatole di latta e in bottiglia, sugli scaffali dei supermercati e nelle salumerie. Sulle nostre tavole, insomma. È Luisa della ditta Giaguaro, una delle più rinomate dell’Agro nocerino sarnese, che contatta Pasquale Velleca per una serie di analisi. Le intercettazioni confermano agli investigatori l’esistenza dei rapporti tra la nota azienda conserviera e il laboratorio finito sotto sequestro. Sono le 12.34 del 21 agosto 2007, siamo in piena campagna del pomodoro e Luisa dell’azienda Giaguaro parla con Pasquale Velleca della Ecoscreening. Luisa telefonicamente gli detta i dati per la redazione di alcuni certificati di analisi relativi alla ricerca di metalli pesanti in campioni di pomodoro oltre che in cassoni di pomodoro proveniente dalla Cina. A via Ugo Foscolo di Sant’Egidio del Montalbino c’è il laboratorio Ecoscreening. La principale attività, secondo gli investigatori, è la redazione di certificati falsi che accompagnavano rifiuti. E non solo. Certificati che attestavano, falsamente, i parametri conformi alla legge. Proprio dalla Giaguaro partono le telefonate per le analisi nel corso della campagna per la lavorazione del pomodoro del 2007. Luisa, dell’azienda alimentare chiede analisi su un campione del concentrato arrivato dalla Cina. E dice: «Tu mi devi fare tutte le analisi, su questo campione, oltre ai pesticidi, mi devi fare...allora, di tutto quello che io ti mando, tu mi fai, tutti i parametri...di questo, di uno, tu me lo fai effettivamente vero». Raffaele Giorgio del laboratorio di Sant’Egidio risponde alla richiesta di analisi: «Sì, sì». E Luisa: «Di quelli precedenti! invece...». «Se è vero che sulla scorta degli elementi raccolti, in questa specifica occasione, non è stato possibile individuare con certezza la certificazione analitica di riferimento - scrivono gli investigatori - va detto che il contenuto della conversazione telefonica che precede non lascia adito a dubbi interpretativi». Ma ci sarebbero anche fax corretti proprio sulle analisi del pomodoro. Agli inizi di agosto dello scorso anno, in piena produzione, nel periodo in cui i pomodori vengono raccolti e inscatolati, la fabbrica «Giaguaro» fu distrutta da un incendio: quattro capannoni andati a fuoco, regolarmente assicurati, adibiti a deposito. Uno scenario apocalittico si presentò agli occhi dei vigili del fuoco arrivati sul posto da Nocera Inferiore, Napoli, Salerno ed Eboli. Non era la prima volta che la Giaguaro Spa subiva incendi. L’altro, ugualmente disastroso, nel 2001. Incidenti sui quali non è mai stata fatta piena luce. Ma in ogni caso l’azienda è finita più volte nel mirino della magistratura. L’ultima nel dicembre del 2005, quando guardia di finanza di Viterbo sequestrò centinaia di tonnellate di concentrato di pomodoro «condito» con larve, vermi e insetti.

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