Sito non custodito, rubati container d’amianto

Ponticelli, l’Asl diffida il Comune «Area a rischio, subito un piano»
6 luglio 2008 - Salvo Sapio
Fonte: Il Mattino

Pionticelli Giallo napoletano con sfondo, tanto per essere d’attualità, di una discarica. Un sito per il deposito provvisorio di amianto, individuato dal Comune a Ponticelli per consentire di depositare i container contenenti il materiale pericoloso. Giallo perché due container sono spariti, perché la zona pur dovendo essere sorvegliata non lo è, perché poco dopo il furto nel parco della Marinella è stata trovata una grande quantità di amianto abbandonato, cumuli di rifiuti circondati dal nastro giallo e nero con su scritto: «Attenzione, pericolo amianto». Le stesse scritte che circondano l’amianto stoccato a Ponticelli, a due passi dall’Arin. Giallo-noir perché alla Marinella oltre all’amianto nel 2006 ci trovarono il cadavere del diplomatico canadese Lewis Brooks Miskell e nel febbraio scorso (poco dopo il primo furto) quello di un ghanese ucciso a coltellate. La storia l’ha portata alla luce, con pazienza da detective, il consigliere comunale del Nuovo Psi, Domenico Palmieri, autore di un’interrogazione consiliare. Si inizia con l’appalto da trecentomila euro che il Comune affida alla Ti&A, ditta che ha curato anche la bonifica di Bagnoli dall’amianto. L’impresa milanese deve raccogliere l’amianto abbandonato in città, stoccarlo e smaltirlo. Il sito di stoccaggio per i container è in via Dorando Petri ma, a dispetto delle prescrizioni di legge, non è sorvegliato ed è all’aperto. A fare da presidio solo una rete in plastica arancione (quella usata per i cantieri stradali). All’inizio dell’anno il primo furto, sparisce un container da venti piedi pieno zeppo di amianto e materiali tossici. La magistratura apre un dossier dopo la denuncia della ditta. Dopo qualche settimana alla Marinella, tra i pezzi di amianto abbandonati, viene trovato il corpo di un ghanese accoltellato. Ad aprile il secondo furto. Sparisce un altro container di uguali dimensioni. Stavolta, però, la novità è che si muove anche l’Asl perché il sito di stoccaggio provvisorio è diventata «una discarica abusiva - come scrive l’ufficio sanitario - essendo interessata dal deposito incontrollato sul suolo non solo di rifiuti contenenti amianto in stato di estremo degrado, ma anche di rifiuti urani e speciali pericolosi». Una bomba ecologica a cielo aperto. Ma non accade nulla, tanto che, pochi giorni fa, l’Asl torna a muoversi. Prima una nota al Comune in cui si denuncia che il «sito è completamente accessibile a chiunque», poi una lettera con cui «si fa obbligo di predisporre con l’urgenza del caso, la messa in sicurezza di tali rifiuti e il loro successivo allontanamento». Nell’area circa trecento chili di amianto con un sospetto: che i container siano stati svuotati e portati via. «Bisogna chiarire - spiega Palmieri - se ci sono rischi per la salute dei cittadini. Eppoi perché non è stato predisposto alcun presidio? In quel sito ci sono rifiuti pericolosi».

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