In campo 850 soldati e i droni

Terra dei fuochi, l`esercito sarà in campo per due anni

Contrasto alla criminalità. Ma c'è incertezza su costi e copertura
15 gennaio 2014 - Marco Esposito
Fonte: Il Mattino

L'esercito entra in campo per contrastare la criminalità organizzata nella Terra dei Fuochi e reprimere i reati ambientali. Con il via libera del governo e il sì della Camera, vengono precisati numeri, tempi e obiettivo dell'impiego dell'esercito nelle province di Napoli e di Caserta, con novità di rilievo rispetto al testo originario del decreto, quello varato dal governo il 10 dicembre scorso, il quale era in effetti piuttosto generico. Resta un'incognita, però, ed è quella dei costi, con stime al momento molto discordanti per cui parlamentari cercheranno di far chiarezza oggi con il ministero dell'Economia. Ma andiamo per ordine. La possibilità di avvalersi dell'esercito nella Terra dei Fuochi non è una novità, perché l'utilizzo del personale militare delle Forze armate era già previsto dall'articolo 3, secondo comma, del decreto 136 del 10 dicembre 2013. Tuttavia il testo varato dal governo era piuttosto vago e si limitava a indicare la possibilità per i prefetti di avvalersi dell'esercito «nell'ambito delle operazioni di sicurezza e di controllo del territorio prioritariamente finalizzate alla prevenzione dei delitti di criminalità organizzata e ambientale». Quel «prioritariamente» lasciava spazio, secondo i comitati attivi sui territori, ad azioni magari non prioritarie ma che già in passato sono state affidate proprio all'esercito in Campania, militarizzando per esempio le discariche. «L'esercito ci mantiene nell'emergenza, noi vorremmo interventi strutturali», commenta Lucio lavarone, coordinatore dei Comitati Fuochi. Il nuo vo testo però va incontro alle perplessità dei comitati e chiarisce che l'utilizzo dell'esercito avrà come funzione esclusiva (e non soltanto prioritaria) il contrasto alla criminalità. Vengono poi introdotte nel decreto novità sui numeri e sui tempi, del tutto assenti nel testo originario al punto da aver sollevato le perplessità dei tecnici di Montecitorio. Il tetto al contingente militare è fissato a 850 unità, in linea con quanto già previsto nel disegno di legge 833 in discussione alla Camera, in un testo già approvato in sede referenti e molto meno rispetto a quanto accaduto durante la crisi dei rifiuti del 2009, quanto il contingente autorizzato raggiunse un picco β4.250 unità. Sui tempi, nel decreto si indica il 31 dicembre 2014 con possibilità di due proroghe per un massimo di sei mesi ciascuna, sentite le commissioni parlamentari. Quindi la linea sul calendario è al massimo al 31 dicembre 2015, cioè due anni, salvo ulteriori interventi legislativi. I dubbi restano, come si segnalava, sui costi. È vero che i militari sono già a libro paga dello Stato, ma per missioni particolari è prevista una specifica indennità. Inoltre ci sono spese oggettive legate all'utilizzo di strutture, all'addestramento e alla logistica. Il ministero della Difese ha stimato una somma complessiva di 10 milioni di euro, cifra che a più di un deputato è apparsa eccessiva. Il classico tentativo di battere cassa. Girano altre stime decisamente più prudenti (forse troppo: intorno al milione di euro e addirittura al di sotto) ma è chiaro che bisognerà far chiarezza, anche sul chi paga. Non bisogna dimenticare che nel caso del termovalorizzatore di Acerra, fu autorizzato un contingente militare con l'obiettivo di evitare turbamenti alla regolarità della gestione dell'impianto, il cui costo (calcolato con precisione in 1.007.527 euro) fu posto a carico della Regione Campania sottraendolo alla quota campa na del gettito economico proveniente appunto dallavendita dell'energia prodotta ad Acerra. Oggi il ministero dell'Economia dovrebbe far chiarezza sui temi finanziari. Sul tema dell'esercito, va detto, c'è stata un'ampia convergenza delle forze parlamentari, senza ne i mal di pancia nella maggioranza, ne forme di boicottaggio nell'opposizione. Il Movimento Cinquestelle ha proposto per esempio una riduzione del contingente a 800 unità. Poi si è astenuto. «L'esercito non è la soluzione ma è comunque un deterrente», spiega pragmatico Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera. Secondo i Cinquestelle è necessario integrare le competenze e migliorare la professionalità di tutte le forze dell'ordine impiegate. Ora il testo va in aula. «Sono ottimista - dice il relatore Alessandro Bratti, del Pd, esperto in temi ambientali e nel trattamento dei rifiuti - perché sul decreto sono stati approvati oltre 110 emendamenti, in buona parte presentati dalle opposizioni. Mi aspetto quindi un comportamento serio, senza ostruzionismi. Qualche problema in più ce l'ha Sei per la vicenda dell'Ilva di Taranto, pure compresa nel decreto». Soddisfano anche il sottosegretario alla Difesa, Gioacchino Alfano, il quale commentando le modifiche al testo del decreto relative all'utilizzo dell'esercito ha sottolineato il fatto che il testo «ha visto le forze politiche, una volta tanto, tutte d'accordo, o quasi, nell'offrire soluzioni concrete per risolvere un problema specifico». Clima sereno, quindi, e non era scontato. C'è da sperare che oggi non ci sia una gelata una volta che si affronterà il nodo delle coperture economiche.

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