Lo studio Tre ricercatori napoletani hanno tracciato il percorso

L`acqua è pura fino ai palazzi Poi si sporca in 1 rubinetto su 4

11 gennaio 2014 - Fabrizio Geremicca
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

A Napoli un campione su 4 di acqua esaminata al rubinetto è viziato da contaminazioni fecali (Escherichia coli, coliformi totali, Pseudomonas Aaeuriginosa, Enterococchi) e chimiche. Accade tutto, appunto, nell'ultimo miglio, quello nel quale acque di qualità buona, come quella distribuita a Napoli da Abc, possono diventare scadenti. Giusto un attimo prima di finire nel bicchiere. Il motivo? La pessima manutenzione del tratto finale delle tubature. Lo studio è di tre ricercatori napoletani: Massimo Imperato, Marco Guida e Marco Trifuoggi.
NAPOLI — E' l'ultimo miglio, a volte, quello che trasforma un'acqua ottima da bere come quella di Napoli in una sostanza contaminata da batteri e sostanze chimiche pericolose. Lo rivela uno studio del 2009 condotto da tré ricercatori: Massimo Imperato (Centro europeo di ricerche sulle acque minerali), Marco Guida (dipartimento di Scienze biologiche della Federico II), Marco Trifuoggi (dipartimento di Chimica della Federico II). La ricerca toma di attualità in questi giorni, dopo le polemiche seguite alla pubblicazione dell'inchiesta de «L'Espresso» dal titolo «Bevi Napoli e poi muori», e l'apertura di un'inchiesta da parte della Dda di Napoli proprio sulla qualità delle condotte idriche e sulla potabilità.
Prelievi in 50 città L'analisi si basa sul prelievo di 209 campioni d'acqua potabile di rete effettuato tra novembre 2008 e febbraio 2009 in 17 regioni italiane. In particolare, riguarda 50 città, con una popolazione stimata totale residente di circa 12 milioni di abitanti. I risultati sono sconcertanti: un campione su 4 di acqua esaminata al rubinetto è viziato da contaminazioni fecali (Escherichia coli, coliformi totali, Pseudomonas Aaeuriginosa, Ente- rococchi) e chimiche. Accade tutto, appunto, nell'ultimo miglio, quello nel quale acque di qualità buona, come quella distribuita a Napoli da Abc, possono diventare scadenti. Giusto un attimo prima di finire nel bicchiere. Il motivo?
Tratto finale La pessima manutenzione del tratto finale delle tubature, che favorisce la formazione di quello che i biologi definiscono un biofilm. Aggregazioni di microrganismi che aderiscono alla superficie della condotta domestica e sono trasportate dall'acqua quando giriamo il rubinetto per bere. A chi spetta la manutenzione di quell'ultimo miglio? All'amministratore di condominio, quale gestore della rete domestica. E' lui che avrebbe il compito di assicurare la salubrità dell'acqua che arriva nelle abitazioni, avvalendosi di laboratori specializzati. Dovrebbe inoltre comunicare all'azienda sanitaria locale la presenza di eventuali situazioni critiche. Sulle imprese installatrici di impianti idrici ricade la responsabilità di produrre adeguate dichiarazioni di conformità. Comuni, direttori sanitari, presidi e direttori scolastici devono inoltre assicurare, nei casi di strutture in cui l'acqua è fornita al pubblico, che i valori di potabilità rispettati nel punto di consegna siano mantenuti nel punto in cui l'acqua fuoriesce dal rubinetto.
Le delibere del Comune In quest'ottica, un paio di anni fa, Palazzo San Giacomo varò appunto due delibere finalizzate a garantire il consumo di acqua pubblica attraverso il controllo dei privati. Le proposero Alberto Lucarelli, all'epoca assessore ai Beni Comuni, ed il vicesindaco Tommaso Sodano. Prevedevano l'obbligo, per gli amministratori condominiali, di attivare controlli periodici sulla qualità della parte finale delle tubature. Laboratori specializzati avrebbero dovuto certificare la conformità dei parametri a quelli del decreto legge 31/2001 e successive modifiche. Sono stati effettuati quei controlli? Alzi la mano chi, residente in un qualunque edificio di Napoli, in questi due anni ha avuto contezza di iniziative tese ad assicurarela salubrità dell'acqua da parte degli amministratori di condominio. «Speravamo in effetti di poter fare di più— ammettono ora da Palazzo San Giacomo. — Quel provvedimento varato all'epoca dalla giunta è stato perché ha ribadito che la responsabilità del tratto finale delle tubature è privata, non è pubblica. Sul piano dell'incentivazione dei controlli da parte degli amministratori, però, non è che abbia prodotto particolari effetti. Resta importante, tuttavia, perché ha introdotto il principio della pubblicizzazione dei dati dell'acqua che scorre nelle condutture dell'Abe».
La minerale? Non è meglio L'ultimo miglio, insomma, resta terra di nessuno. Un buon motivo per abbandonare l'acqua del rubinetto e sposare la causa della minerale? Nulla di più sbagliato. Se i controlli sul liquido che sgorga dai rubinetti sono carenti, relativamente al tratto finale.sono inesistenti le verifiche, a valle della filiera distributiva, sulla qualità delle acque minerali che acquistiamo a caro prezzo. Modalità di stoccaggio nei depositi, di trasporto, esposizione al calore ed ai raggi solari sono tutti elementi capaci di influire in maniera estremamente negativa sulla salubrità dell'acqua minerale che sempre più italiani bevono a tavola, al posto di quella del rubinetto. Costa di più, inoltre. Inquina e determina una spropositata produzione di plastica e gas di scarico emessi dagli automezzi che portano le casse da una parte all'altra dell'Italia.
Verifiche della Procura Dalle verifiche della Procura che indaga sulla potabilità dell'acqua a Napoli non potranno che venire indicazioni preziose, per intervenire qualora ci siano situazioni di pericolo per la salute e per difendere l'acqua pubblica dai polveroni di chi sia interessato a speculare ed a creare allarmismi. I pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio hanno acquisito una serie di documenti presso gli uffici dell'Arpac, del Ciclo integrato delle Acque della Regione, di nove laboratori di analisi e presso il comando militare statunitense. Quest'ultimo — come si ricorderà — effettuò in proprio un monitoraggio sulle acque che bevevano i soldati affittuari di appartamenti nel Casertano, collegati peraltro alla falda e non all'acquedotto comunale, i risultati del quale sono estremamente allarmanti.

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