L'allegra gestione dell'ex Recam

Un carrozzone con auto di lusso e spese pazze
3 gennaio 2014 - F.G.
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — Rover col cruscotto in mogano, per trasportare gli attrezzi da cantiere. Superminimi da 1200 euro mensili ad un dirigente. Bollette da 100.000 euro annui per il consumo di carburante di una Panda. Impiegati sponsorizzati da referenti politici i quali, in pochi mesi, sono stati promossi dal secondo al sesto livello. A voler raccontare la storia della ex Recam, poi diventata Astir, bisogna partire dai particolari, dalle vicende che gli operai raccontano ora, quando ormai sentono di avere ben poco da perdere. Recam nasce nel 2003. È costituita al 51% da Italia Lavoro ed al 49% dalla Regione Campania. Amministratore delegato, all'epoca, è Crescenzio Rivellini. Si parte con 385 lavoratori socialmente utili. «Alcuni tra noi — racconta Ciro Cozzolino — provenivano effettivamente dal mondo dell'industria. Io, per esempio, avevo lavorato alla Mecfond ed alla Montefibre. Altri venivano da esperienze diverse». Reduci dai movimenti dei disoccupati organizzati, negli anni precedenti avevano prestato la propria attività nella Regione nella Provincia, negli enti locali. Rivellini lascia nel 2005. Diventerà consigliere regionale e poi eurodeputato. Al timone della Recam ecco Michele Raccuglia, espressione di «Italia Lavoro». Crescono, intanto, i dipendenti della società, che il 30 giugno 2008 sono ormai 438, così divisi: 6 dirigenti, zero quadri, 75 impiegati, 347 operai, 3 Co.pro., 7 con contratto di prestazione d'opera. Proprio nel 2008, in autunno, divampa l'incendio che distrugge la sede della società, in una torre del centro polifunzionale Inaii, a Poggioreale. Fiamme dolose, per le quali ancora non sono stati individuati i responsabili. Nel 2009 il passivo tocca quota 17 milioni. Si succedono vari amministratori, tra i quali l'ex sindaco di Caivano, Domenico Semplice. La Regione ripiana la voragine, Italia la voro esce dalle quote azionarie, gli sprechi continuano. «Per andare dai cantieri ai siti nei quali dovevamo effettuare la raccolta e la separazione dei rifiuti oppure la manutenzione degli alvei ed il decespugliamento — racconta oggi Luigi De Chiara, che fu assunto nel 2003 — ci portavano in bus. Erano i mezzi di una compagnia privata, Angelino. Si dilapidava un patrimonio ed intanto a noi mancava il necessario per effettuare gli interventi di riqualificazione e recupero ambientale». Per i quali, non di rado, ci si è dunque affidati ad imprese esteme. Un esempio tra tutti: il Foro Boario a Maddaloni. Recam nel 2008 bandisce una gara, vinta dall'associazione temporanea d'impresa nside sri, Euro Petroli sri, Progest spa, Furia sri, per la rimozione di 4,500 metri cubi di materiali combusti sui propri automezzi. A ridosso delle elezioni del 2010, nuove assunzioni. Sono 39 e finiranno nel mirino della Procura della Repubblica, che ipotizza il reato di abuso di ufficio a carico dei vertici della società. Il personale tocca quota 531. Il resto è storia recente: il fallimento, le proteste dei lavoratori, l'ipotesi di recuperarne almeno una parte in Campania Ambiente. La Corte dei Conti, intanto, ipotizza un danno all'erario di 69 milioni di euro: 54 a carico delle giunte guidate da Antonio Bassolino, 15 sulla spalle della prima giunta firmata Stefano Caldero. A luglio di quest'anno sono stati spediti 43 «inviti a fornire deduzioni». Tra i destinatari: Bassolino e nove suoi ex assessori; Caldoro e dieci tra ex e attuali assessori; dirigenti della Regione e amministratori attuali o passati dell' Astir; l'europarlamentare del Pdl Enzo Rivellini. 

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