L'accusa di Rivellini: "Ho il sospetto che l'emergenza serva solo a fare arrivare centinaia di milioni". La Procura acquisisce le carte

Terra dei fuochi, rilievi già fatti quattro volte

Rivellini contro la Regione: "Rilievi già fatti 4 volte dal 1994 al 2005"
28 dicembre 2013 - Ottavio Lucarelli
Fonte: Repubblica Napoli

«HO il sospetto che, come l'emergenza rifiuti sia servita per far arrivare centinaia di milioni, lo stesso si voglia fare con la Terra dei fuochi», dice l'eurodeputatodiForzaItaliaEnzo Rivellini, che ha presentato (anche in Procura) un corposo dossier. «La Regione ha affidato alla Capitaneria di porto l'incarico di un nuovo monitoraggio della Terra di fuochi con il sistema Mivis. Questi rilievi sono stati già fatti, con lo stesso sistema, per ben quattro volte dal 1994 al 2008».
«LA Regione, per iniziativa dell'assessore all'Ambiente Giovanni Romano, ha affidato alla Capitaneria diportol'incarico di un nuovo monitoraggio della Terra di fuochi con il sistema Mivis. Possibile che nessuno si accorga che questi rilievi sono stati già fatti, con lo stesso sistema, per ben quattro volte dal 1994 al 2008?». Enzo Rivellini, eurodeputato di Forza Italia ed ex amministratore della Recam dal 2003 al 2005, la società della Regione che avrebbe dovuto occuparsi di bonifiche e che è stata liquidata, sceglie proprio la sede del consiglio regionale, al diciassettesimo piano dell'isola F 13 al Centro direzionale, per lanciare i] suo atto di accusa preceduto dal comunicato "Terra dei fuochi: rivelazioni choc".
Rivellini contro Giovanni Romano. L'eurodeputato si presenta con un corposo faldone e annuncia di avere inviato tutto, nella stessa mattinata, a Giovanni Colangelo, capo della Procura di Napoli, ma anche a Tommaso Cottone, presidente regionale della Corte dei conti, al premier Gianni Letta, al governatore Stefano Caldoro e a vari ministri e assessori della Campania. E non solo. Perché il dossier da ieri mattina è già nelle mani dei carabinieri che sono venuti tisicamente a ritirarlo.
Fuochi di rifiuti Di che si tratta? Rivellini mostra le carte relative ai progetti di monitoraggio della Campania attuati attraverso fotografie dall'alto, mappature che «non sono state utilizzate per portare alla luce sversamenti di rifiuti tossici». «Sin dal 1994 — denuncia l'eurodeputato — nell'ambito del progetto "Terra" il ministero dell'Ambiente ha fotografato, ripetendo tutto nel 2000 e 2006, l'interoMezzo giorno». Enonsolo. «Nel 2004 grazie al Pon sicurezza— aggiunge — il ministero dell'Interno con una spesa di cinquanta milioni di euro ha dato ai carabinierie al Cnr il compito di radiografare col sistema Mivis tutta l'Italia del Sud. Un'analisi che da un'altezza di 2500 metri dal suolo esegue una radiografia che misura la temperatura del sottosuolo evidenziando le eventuali anomalie».
E ancora. «L'Arpac nel 2007 e 2008 — prosegue Rivellini — ha datoincaricoaICnr diispezionare, sempre con lo stesso sistema Mivis, i Regi Lagni da un'altezza di 1500 metri per predisporre il piano amianto. È evidente, insomma, che da anni si conosce- vano eventuali anomalie del sottosuolo e, pertanto, si potevano verificare le dichiarazioni dei pentiti di camorra e le relazioni delle commissioni di inchiesta incrociando i dati. Perché, dunque, queste indagini non vengono ora usate per mettere subito manoallebonifiche?Esenonsono state efficaci, allora qualcuno dovrà pagare per questi soldi spesi inutilmente. Ho il sospetto che,comel'emergenzarifiutisia servita per far arrivare centinaia di milioni, lo stesso si voglia fare con la Terra dei fuochi». E mentre Rivellini parla, in realtàleprime ricognizioni sono cosa fatta. Il 19 dicembre, in base allaconvenzione con laRegione, la Capitaneria di porto di Napoli ha fatto decollare gliAtr per le prime ricognizioni sulla Terra dei fuochi. I voli hanno riguardato, in particolare, il telerilevamento dell'area flegrea e del basso casertano con sensori multi- spettrali e a raggi infrarossi in grado di rilevare anomalie termiche. «Dalle rilevazioni — ha spiegato il 19 dicembre l'assessore regionale Giovanni Romano — potremo risalire alle zone precise in cui si stanno verificando inquinamenti per poter poi intervenire con rapidità e dare risposte ai cittadini in termini di sicurezza ambientale. I dati acquisti, infatti, saranno elaborati dalle strutture tecniche della Guardia costiera per consentirci di intervenire sui siti da bonificare». «L'attività di acquisizione dati — ha aggiunto il comandante Rosario Meo, della Capitaneria di Napoli — è stata già utilizzata in fase sperimentale nell'ambito di inchieste della Procura di Santa Maria Capua Vetere e ha portato al sequestro di varie aziende zootecniche che scaricavano illecitamente nel fiume Volturno».

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