Solo due arresti da quando è in vigore il decreto. La rabbia corre in rete

Terra dei fuochi tante parole nulla è cambiato

I roghi di rifiuti non si fermano. La Forestale: pochi per i controlli
24 dicembre 2013 - Lorenzo Iuliano
Fonte: Il Mattino

Le ombre nere delle nubi si allungano anche sulle luci del Natale. Il fumo e l'odore acre dei roghi arrivano nei luoghi dello shopping, nei parcheggi dei centri commerciali, mentre con le borse della spesa ancora m mano la gente cerca invano riparo nelle auto. La Terra dei fuochi continua a bruciare. Non bastano nuove leggi, non servono gli appelli, non aiutano le rassicurazioni delle istituzioni, non c'è tregua nemmeno alla vigilia di Natale. I tweet della rabbia e le foto di denuncia su facebook non lasciano scampo. I comitati documentano tutto: è un tempo contromano e infelice quello del Natale 2013, scandito non dal rintocco delle ore, ma da ogni nuovo incendio segnalato direttamente da chi respira l'aria appestata. La Terra dei fuochi è un abisso, dove il fondo non è mai un arrivo, sempre una nuova partenza. E dove certi roghi continuano a bruciare anche dentro, alimentandosi di anni di abbandono, di voglia di riscatto e protesta.
Gli incendi di rifiuti sono diminuiti del 40 per cento in un anno in provincia di Napoli e del 25 per cento in quella di Caserta, secondo i dati della task force del ministero dell'Interno, guidata dal prefetto Cafagna. Ma comitati e cittadini mostrano sui social networkia cadenza quotidiana delle fiamme, appiccate ovunque nella vasta area a cavallo tra le due province e contestano i dati. Gli ultimi due proprio ieri sera: alle 17.30 nelle campagne tra Afragola e Caivano, nei pressi dell'Ipercoop; alle 19inviaRotondella a Sant'Arpino, dove le fiamme sono divampate in un deposito di auto e pneumatici, minacciando le case e anche un deposito di gas.
I residenti hanno allertato i soccorsi, ma hanno dovuto attendere che i vigili del fuoco arrivassero da Caserta. Hanno pure visto scappare alcune persone. Fantasmi. Come accade troppo spesso. La «caccia» Così prosegue la «caccia a Moby Dick», difficile da scovare come i moderni untori della terra. Già, ma chi sono? E perché vanno avanti più o meno indisturbati, nonostante il recente decreto legge del governo introduca pene severissime, come il carcere? Dal 3 dicembre, data di approvazione del provvedimento, sono stati solo due gli arresti effettuati m base alle nuove norme, «perché è davvero difficile cogliere questi criminali m flagranza, bastano pochi minuti di ritardo e si perde l'occasione. E poi siamo di fronte a un territorio vasto e a forze di polizia sotto organico», spiega Corrado Lembo, procuratore della Repubblica di Santa Maria CapuaVetere. Il magistrato - che ha coordinato i primi e unici arresti post-decreto, e che con il protocollo di salvaguardia ambientale ha impiegato anche i droni per scovare rifiuti e piromani - lancia l'allarme: «Non bastano le manette, perché l'effetto deterrente passa dopo poco, occone invece un controllo costante daparte delle forze di polizia, con l'ausilio di sistemi di videosorveglianza. Ma oggi tutto questo non è possibile per le carenze di personale».
La conferma arriva dal grido di aiuto di chi i controlli va a farli, come il comandante regionale del Corpo forestale, Vincenzo Stabile: «La Forestale è passata dal ruolo preminente di polizia preventiva a quello di forza investigativa e repressiva, ad oggi abbiamo tante di quelle deleghe dalle Procure che ad dirittura io ne ho dovuta prendere una», racconta e svela: «A Caserta possiamo contare su appena 36 uomini in servizio, aNapoli sono 55 ma le attività per conto della Dda assorbono quasi tutto. Ho dovuto far arrivare personale dal Cuento per affrontare l'emergenza dei roghi. Siamo al collasso, con i comandi locali oberati fino all'inverosimile. Attendiamo che arrivino i rinforzi promessi dal governo. E non dimentichiamo - conclude Stabile - che oltre ai roghi, lavoriamo contemporaneamente sui rifiuti tombati e sull'inquinamento delle acque, in un clima di allarme continuo».
I «colpevoli» «Il cuore dell'affare-incendi non è tanto la camorra, il problema è anche l'economia illegale», dice Piero Cappello, presidente del consorzio Asl di Caserta, che ingloba centinaia di aziende e due grandi aree industriali, come quella di Aversa-Teverola e Marcianise. Un aspetto poco indagato a monte: «È necessario un impegno maggiore innanzitutto nel contrasto alle tante piccole fabbriche che ancora oggi sono sconosciute a tutti, ma che producono marchi contraffatti, destinati al mercato parallelo e lavorano completamente in nero».
L'ultimo sequestro nella Terra dei fuochi è di pochi giorni fa: 72mila paia di scarpe griffate, rigorosamente false, trovate a Maddaloni. «È evidente che se l'apparato produttivo è clandestino, anche per smaltire i rifiuti si utilizza il sistema più semplice, prima si buttano in aperta campagna e poi si manda qualcuno a dare fuoco».
Tre le tipologie di attività «incriminate». A rivelarlo è la natura stessa dei veleni sversati: sono quelle del settore calzaturiero, dell'abbigliamento e le of ficine meccaniche. Che si traduce in pellami, vernici e gomme date alle fiamme. Diventa allora molto stretto il legame tra la lotta ai roghi e quella all'economia sommersa.
«Stimiamo in circa il 10 per cento la presenza sul territorio di opifici completamente sconosciuti», fa sapere Cappello. E da gennaio l'area industriale di Marcianise sarà videosorvegliata. L'obiettivo è prevenire.
Nel campo nomadi di Giugliano, spostato proprio accanto alla discarica Resit di Cipriano Chianese, i bambini giocano tra i rifiuti. Li ha visti anche il presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi nella sua visita di dieci giorni fa, denunciando indignata lo scandalo. Oggi, accanto alle aziende-fantasma, tra i principali imputati dei roghi ci sono proprio loro; i rom, che vanno alla ricerca di rame e ferro, materiali che vendono poi al mercato nero. li tirano fuori da elettrodomestici e auto, agiscono su commissione: piccole aziende dell'indotto affidano a loro lo smaltimento improvvisato dei componenti e le nubi tossiche si vedono a chilometri di distanza. «Ma con i rom ci andiamo cauti, bisogna essere in tanti a intervenire e poi c'è una miriade di problemi per mandarli via, rischiamo di perdere settimane dietro di loro e non ce lo possiamo permettere», confida un investigatore.
Ai rom si aggiungono i contadini che continuano a bruciare plastica per serre e polistirolo, nuocendo in primis a se stessi, e poi l'inciviltà dei tanti cittadini che credono di sbarazzarsi prima dei rifiuti, creando colonne di fumo a ogni ora del giorno e della notte.
I controlli La task force delle forze dell'ordine che si occupa dei controlli nella Terra dei fuochi è costituita da carabinieri, polizia, forestale e polizie provinciali.

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