Coltivazioni, scattano i primi divieti ci sono anche terreni della Curia

Tra le zone off-limits intorno alla discarica alcune aree demaniali
4 dicembre 2013 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino
<Arriva dal fronte di Giugliano il primo risultato concreto per la Terra dei Fuochi. Su richiesta del commissario Mario De Biase, la terna prefettizia che guida il Comune (Fabio Giombini, Giuseppe Guetta e Luigi Colucci) ha varato un'ordinanza per interdire per un anno (ma il provvedimento è rinnovabile) le coltivazioni agricole ad uso alimentare nelle tré aree avvelenate. Il provvedimento è stato preso, è scritto nelle ordinanze, «perla salvaguardia della salute pubblica e privata».
E non mancano le sorprese: tra i proprietari deiterreni oltre a Nicola, Salvatore e Cesaro Vassallo, i fratelli del collaboratore di giustizia Gaetano che ha raccontato lo scempio dei clan, figurano una serie di privati cittadini, ma anche enti e istituzioni. A partire dall'Intendenza di Finanza di Catanzaro, per passare al consorzio Unico di bacino di Napoli e Caserta, e ai terreni di proprietà di istituzioni religiose come la Real Casa dell'Annunziata di Napoli, e la Real Casa dell'Annunziata di Aversa e allo stesso comune di Giugliano. Lo stop alle coltivazioni era un atto necessario: spetterà adesso ai vigili urbani e alle forze dell'ordine farlo rispettare. L'ordinanza, infatti, è stata inviata ai Vigili urbani, alla polizia, ai carbinieri, alle Fiamme Gialle, oltre che, ovviamente, alla Procura e a tutte le amministrazioni interessate. E De Biase annuncia: «Nei prossimi giorni mi adopererò per produrre, possibilmente insieme alla Regione e al Comune di Giugliano, diffide ai singoli proprietari per la messa in sicurezza e bonifica e subito dopo, se non prowederanno, appronterò con Sogesid il progetto per le operazioni in danno».
Il primo terreno interdetto è quello di San Giuseppiello di proprietà della famiglia Vassallo dove, lo ha raccontato il collaboratore, furono sversati anche i fanghi delle con cerie. Gaetano Vassallo, in un sopralluogo nella proprietà ai magistrati aveva raccontato: «Nel sottosuolo sono stati sversati e occultati rifiuti tossici e nocivi» e poi aveva spiegato di aver coperto i campi di fanghi di origine industriale. Il fratello Nicola, invece, ha sostenuto di aver scambiato il veleno per fertilizzante. La proprietà era stata sequestrata nel 2008 e ancora sul capannone della masseria resta la Mercedes bloccata dai magistrati mentre all'interno, tra gli attrezzi agricoli, è abbandonato un motoscafo. Nel 2010, però, il custode giudiziario, Nicola Vassallo, è stato arrestato per violazione dei sigilli e degli obblighi derivanti dalla carica di custode perché i terreni risultavano ancora coltivati. Ma non è servito. Quando l'Istituto superiore della sanità ha prelevato i prodoni di tutta la zona a San Giuseppiello ha trovato frutti, fria rielli, zucche: segno evidente che la coltivazione continuava. Le analisi hanno dimostrato che nel terreno ci sono metalli pesanti. D'ora in poi non potranno più essere coltivati. E speriamo che sia la volta buona.
La seconda area è quella a sud est della discarica di Masseria del Pozzo: le analisi hanno mostrato presenze anomale, tra l'altro, di dicloremetano, berillio, stagno, zinco, idrocarburi, benzene, toluene e piombo. Le indagini degli esperti hanno anche evidenziato, come è scritto nell'ordinanza: «la presenza di rifiuti, a diverse profondità, classificati come speciali non pericolosi». Un campione, invece, ha mostrato anche il pregresso sversamento di rifiuti pericolosi.
La terza e ultima zona off limits è quella alle spalle della cava Z della Resit ed appartiene alla famiglia Micillo. Anche qui furono portati i rifiu ti dei clan. Nelle sue deposizioni Vassallo ha raccontato: «Midllo dopo quattro o cinque mesi si rese conto che si trattava di rifiuti pericolosi e mi chiese di intervenire per bonificare il sito di San Severino. Infatti era accaduto che i proprietari delle abitazioni circostanti si erano lamentati delle emissioni maleodoranti provenienti dai terreni del Midllo in quanti i rifiuti ivi sversati avevano dato luogo a un vero e proprio laghetto. Mi occupai personalmente di eseguire il servizio richiesto: con i miei mezzi gettai della pozzolana per far addensare il composto e poi lo rimuovemmo e lo smaltimmo nella mia discarica di Giugliano». I prelievi hanno evidenziato presenza di diclorometano e arsenico. D'ora m poi non sarà più possibile coltivare e mettere in vendita i prodotti di tutti e tré i terreni, ma i proprietari dei diversi terreni potranno ora ricorrere al Tar o, invia alternativa al Capo dello Stato.
Sequestrati i campi, resta ora da verificare l'effettiva chiusura dei pozzi inquinati. Il commissario De Blasé ha già inviato l'elenco con tutte le particelle catastali dove insistono i 95 pozzi offlimits con i punti necessari per individuarli e i nominativi di gran parte dei proprietari ed è stata appaltata alla Idrolab di Ferrandina (Basicata) la gara per rifare le analisi allargando il campione a 164 pozzi. Per portare a termine l'opera bisognerà far partire le ordinanze di occupazione temporanea di suolo e contemporaneamente vigilare sull' effettivo stop ai prelievi di acqua. Dovranno provvedere i commissari prefettizi, visto che in passato, almeno a leggere quello che è stato scritto nel- la relazione che ha portato allo scioglimento del Comune di Giugliano per sospette infiltrazioni camorristiche, non è stato fatto. E non a caso. Scivono infata i commissari: «Solamente a decorrere da novembre 2011 il primo cittadino ha disposto la chiusura dei pozzi acquiferi insistenti presso le aree delle discariche, con ordinanze adottate sulla base di una tempistica del tutto inadeguata e rimasta La delibera Su richiesta di De Biase iniziativa della terna prefettizia «No food» in tré aree m buona parte dei casi ineseguita. L'organo ispettivo ha infatti accertato che i so pralluoghi per verificare l'ottemperanza àéå ordinanze sono avvenuti solo dopo richiesta della procura, circostanza che conferma, ulteriormente, una sostanziale acquiescenza dei vertici politici e dell apparato burocratico dì ambienti controindicati (ai fini antimafia, ndr)»

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