Dal cardinale ai parroci la Chiesa è in prima fila

Dal vescovo ai parroci di campagna la Chiesa in prima fila contro i veleni

«Stiamo tra i cittadini e loro si fidano di noi»
Questo pomeriggio niente messe l'invito è andare in strada a chiedere il rispetto della vita
Il direttore di Avvenire È da sedici mesi che sono in prima pagina: i sacerdoti catalizzano tantissime manifestazioni
Il presidente delle Adi Società civile assente: tutto è avvenuto sotto i nostri occhi ma ora siamo passati alla proposta
1 dicembre 2013 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

La croce è diventata un collante. Credenti o laici a migliaia riconoscono il valore del simbolo cristiano in un impegno che non è solo spirituale. Parroci e sacerdoti insieme con la gente, nelle affollate proteste contro la terra dei veleni. E se don Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde a Caivano, è il volto più conosciuto, con lui c'è tutto un esercito in abito talare impegnato nella denuncia. Due anni fa, già al suo arrivo nella diocesi di Aversa, sull'inquinamento nella terra dei fuochi il vescovo Angelo Spinillo diffuse una lettera ai fedeli che non si prestava ad equivoci. Scriveva: «Anessuno è concesso di deturpare la nostra terra. Siamo indignati. Impariamo a denunciare il male e chi lo compie. Siamo di esempio nel comportarci bene». Il vescovo è quasi sempre in prima fila nelle manifestazioni. Il sei ottobre, da Orta diAtella a Caivano, erano oltre 20mila alla «marcia per la vita» voluta proprio dalla Diocesi aversana. In testa un grande crocifisso in legno. Con don Patriciello, sono ormai tutti i tredici parroci del vicariato di Caivano. Nelle loro omelie non manca mai un accenno commosso alle vittime dei tumori da inquinamento e rifiuti. Tra questi parroci, don Giuseppe Esposito della chiesa di San Pietro. Che dice: «Ormai c'è consapevolezza in tutti quelli che abitano qui. Sollecitiamo ancora le istituzioni a trovare rimedi, per guarire una terra depredata dalla camorra». Coscienza, denuncia. Nelle par rocchie, l'assenza passata si è trasformata da più di due anni in presenza. Un tam tam che ha utilizzato l'arma delle prediche domenicali, ma anche delle partecipazioni di preti a manifestazioni e convegni. Don Ciro Russo è il parroco della chiesa di San Ludovico D'Angiò a Maraño. Parla alla sua gente, invita all'attenzione. E quando, non molto tempo fa, papa Francesco chiamò suor Teresa, consorella dell' ordine di Sant'Anna a Casal di Principe, si capì che ormai erano state abbattute tutte le barriere alla conoscenza di quanto era accaduto e accade in questa terra disgraziata. SuorTeresa aveva spedito al papa una delle migliaia di cartoline con i nomi di morti di tumore. Vi aveva scritto il numero di telefono. E papa Francesco ha chiamato, invitando tutti a non disperare. Una presenza. I giornali cattolici, come il quotidiano della Cei «Avvenire» e il settimanale «Famiglia cristiana», seguono da mesi la realtà della terra dei fuochi. Spiega Marco Tarquinio, direttore di «Avvenire»: «Sono 16 mesi che mettiamo in prima pagina queste vicende. La chiesa è ormai punto di riferimento per la gente. I parroci più dei politici stanno tra la gente e ne conoscono i problemi. Vivono il territorio, non più chiusi nelle chiese. Ecco perché ormai i sacerdoti fanno da catalizzatori nelle manifestazioni». Il giorno della ricorrenza dei morti è stata occasione di denuncia per i cinque parroci di Villaricca. Tutti insieme don Gaetano Bianco, don Giovanni Tammaro, don Giuseppe Tufo, don Alfonso Ricci e don Giuseppe Cacciapuoti a parlare di «biocidio». Per tutti, dice il più giovane padre Giuseppe Cacciapuoti: «Sembriamo cadaveri viventi, ma dobbiamo risvegliare le coscienze». E poi uno dei primi annunci su quello che accadrà oggi: «Il primo dicembre, abbiamo mobilitato l'intero decanato, che unisce Villaricca, Mugnano, Marano, Calvizzano, Melilo, per una protesta pacifica». Le offerte raccolte nelle chiese a novembre sono servite a organizzare la manifestazione di oggi pomerig- gio. Ci sarà anche il cardinale Crescenzio Sepe, che ripete: «Chi sotterra rifiuti tossici, chi avvelena il cibo, chi inquina la nostra acqua non è un buon cristiano. Anzi, non è un cristiano». Ormai, viene tanto tenuto in conto l'impegno della Chiesa che alla firma del protocollo

d'intesa alla Regione, l'undici luglio scorso, con i sindaci interessati dall'inquinamento tra le province di Napoli e Caserta, e' erano anche il cardinale Sepe, il vescovo Spinillo e don Patriciello. La Chiesa interlocutore di denuncia riconosciuto da tutte le istituzioni. «Denunciate il male e chi lo compie», dicono i tredici parroci di Caivano. Ma la manifestazione di oggi sposta l'attenzione sul territorio a nord di Napoli, ingoiato nella terra dei fùo chi. Don Ciro Tufo, parroco della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Calvizzano, faceva il medico fino al 2009. Poi è arrivata la vocazione religiosa, è diventato sacerdote. Tutti conoscono la cagnetta cui è affezionatissimo, tutti ascoltano le sue parole che toccano il cuore e la mente. Come don Patriciello, anche don Ciro ha un profilo Facebook seguito dalla gente che convive con le morti di cancro in famiglia. Scrive, don Ciro: «Ognuno può diventare guardia ambientale della sua terra, ma ognuno deve vigilare sulla coscienza collettiva a difesa delle regole. Vanno denunciati gli assassini delle nostre terre». n fratello gemello di don Ciro è il parroco della chiesa di San Francesco d'Assisi a Villaricca: don Giuseppe Tufo. Che spiega: «Pensiamo a una serie di iniziative. Il drastico aumento dei tumori eia contaminazione degli alimenti vanno fermate». E ancora: «Siamo passatitrainerzie isti tuzionali, informazioni carenti e disinteresse». I due fratelli sono stati in prima linea a coinvolgere gli altri parroci nell'organizzazione della manifestazione che oggi partirà alle quattro del pomeriggio dallo stadio di Maraño per arrivare all'areafiera di Villaricca. Spiegano: «A novembre, ogni domenica abbiamo raccolto firme in chiesa per chiedere l'intervento dell'esercito al ministero dell'Interno. L'obiettivo è il sequestro di tutti i terreni avvelenati». Con i parroci, anche i ragazzi dell'Azione cattolica di Calvizzano. Hanno preparato per oggi seimila cartoline con le foto di tutti i morti di cancro negli ultimi anni tra Maraño, Calvizzano, Mugnano e Melilo. A vista la scritta: «Noi stiamo morendo». DenunciaAnna Cristofaro, presidente regionale delle Acli della Campania: «Si ha l'impressione che sulla terra dei fuochi ci sia stato un processo di deresponsabilizzazione collettiva della società civile napoletana e casertana. Tutto è avvenuto sotto i nostri occhi ed è ora di passare alla proposta».
I parroci non sono soli, dietro c'è anche il sostegno delle diocesi e della Curia napoletana. Oggi pomeriggio, chiese chiuse, niente Messe serali. Un cambio di rotta, se nel 2008 la Curia diede parere favorevole alla discarica di Chiaiano nella cava del Poligono di cui era proprietaria. Si legge nella lettera della Curia sulla manifestazione di oggi: «Non si tratta di fare guerre, ma di unire idee e le nostre forze per chiedere le bonifiche». E ancora: «Noi sacerdoti dei comuni interessati, esprimendo la preoccupazione della chiesa, abbiamo deciso di rivolgerci alle coscienze di tutti voi, che siate o non siate credenti».
La Chiesa scende in campo, senza riserve. All'inizio parlerà il cardinale Sepe, all'arrivo don Patriciello. Commenta il direttore di «Avvenire», Marco Tarquinio: «L'impegno della chiesa è ormai corale, ha fatto rete, traino per gruppi e associazioni. Tutti insieme, nella denuncia e nella proposta. I parroci hanno capito la gravita del problema». Una gravita visibile nelle decine di funerali celebrati nelle parrocchie. Don Patriciello, come don Tufo e don Russo ripetono spesso: «Siamo stanchi di celebrare in chiesa funzioni fùnebri anche di giovani e bambini. Bisogna mettere fine a tutto questo strazio».
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