Il perito della Procura: analisi superficiali e taroccate, con controlli efficaci il disastro si poteva evitare

«Non c`è solo camorra, istituzioni complici»

18 novembre 2013
Fonte: Roma

NAPOLI. La Terra dei fbochinon sono solo camorra, ma rappresentano un mix micidiale di criminalità organizzata, affarismo straccione e, per dirla col procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, di «inciviltà, malcostume e disprezzo della cosa pubblica». Si tratta di un'emergenza, come scrive Simone Di Meo sul Sole 240re, che dura da vent'anni. La pandemia di oggi è responsabilità, in gran parte, delle Istituzioni. A scriverlo, per la prima volta, è un geólogo. Si chiama Giovanni Balestri e si è occupato, come perito della Procura di Napoli, di alcuni dei filoni d'indagine più sconvolgenti dell'epopea ecomafiosa nel capoluogo. Nella sua relazione integrativa alla consulenza tecnica sulla discarica ex Resit ha menato fendenti da paura contro gli Enti che avrebbero dovuto monitorare ma che invece hanno lasciato correre. Facendo infettare un'intera provincia. Il processo per disastro ambientale e inquinamento della falda acquifera sottostante l'incavo, a Giu- gliano in Campania, si è concluso qualche giorno fa con una condanna a venti anni di carcere per il boss Francesco Bidognetti e a sei anni per l'ex parlamentare radicale Mimmo Pinto. I giudici sono arrivati alla conclusione che l'attività di sversamento, senza sosta, di circa SOOmila tonnellate di rifiuti nella cava gestita, un tempo, da Cipriano Chianese, il «ministro dell'Ambiente» del clan dei Casalesi, abbia appestato l'ambiente e le risorse idriche locali. Insomma: davvero è stata soltanto la camorra a creare questo disastro? Per Balestri tutt'altro. Nel suo documento scrive, infatti, che le analisi scientifiche effettuate agli inizi del Duemila, dall'Agenzia regionale per l'ambiente, per tenere sotto controllo il livello di avvelenamento della falda acquifera si sono rivelate spesso «carenti» e del tutto «inutili». Calibrate quasi sempre su aspetti secondari invece che su quelli di maggior interesse per la difesa della salute dei cittadini. Anche dal punto di vista metodologico, conti nua Balestri, il lavoro di rilevamento è stato superficiale. «L'Arpac ha svolto le analisi non in linea con le indicazioni del tavolo tecnico che ha sottoscritto, se non in parte nell'ultimo periodo, sebbene la maggior parte delle voci in analisi risultano comunque "in bianco"». Balestri ha vivisezionato le analisi effettuate dai centri competenti nel periodo compreso tra il 2000 e il 2003, quando cioè l'infiltrazione dei veleni poteva ancora essere fermata. «Tutte le analisi Arpac», scrive, «sono manifestamente non corrispondenti alla realtà delle acque di falda campionate e comunque le analisi spesso sono «indirizzate»verso valori favorevoli. 

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