I test sulle case dei clan abitate dai marines

I test sull`acqua e quell`imbarazzo per i marines nelle case dei clan

I laboratori della Federico II smentirono il rapporto sull'inquinamento
È ancora ricercato il mediatore tra americani e proprietari delle villette «sospette»
16 novembre 2013 - Marilù Musto
Fonte: Il Mattino

C'è un filo invisibile che lega la ricerca americana sulla potabilità dell'acqua a un quadretto intrigante in cui compaiono ufficiali Usa, affaristi, faccendieri e camorristi. Un filo che diventa più visibile in queste ore di forti polemiche, dopo le rivelazioni dell'Espresso, e che tocca un «Mister X», un tizio che parla l'inglese e ha tanti dollari in tasca, che però non è stato mai scoperto: lo stanno ancora cercando. Ma per capire meglio (e per comprendere l'imbarazzo americano) la storia va raccontata dall'inizio. È «Mister X» l'anello della catena che manca agli inquirenti per scoprire chi metteva m contatto gli americani della base Us Navy di Gricignano d'Aversa con i procacciatori di villette e appartamenti da prendere in fitto a Casal di Principe, Villa di Briano, San Cipriano d'Aversa e Varcaturo. Fino al 2008, i soldati potevano scegliere di restare negli alloggi della base americana oppure prendere in fitto case nei paesi dell'Agro Aversano. Se non fosse per il fatto che quelle abitazioni erano quasi tutte riconducibili, nella disponibilità, a boss del clan dei Casalesi. La camorra, in cerca di introiti sicuri a fine mese, aveva abbandonato il «mercato» degli inquilini italiani che un mese pagavano e l'altro no, e si erano «lanciati» sugli americani. Così, la villa di ottocento metri quadrati diviaToti, a Villa di Briano, del boss Antonio levine, a San Cipriano, quella con la tavemetta con moquette verde adibita a sala da biliardo dal boss, era stata fittata agli ufficiali statunitensi che, alle pareti del villone di tré piani, avevano appeso le loro foto di famiglia e qualche trofeo di caccia. Il punto di contatto tra i due mondi - gli ignari americani e i Casalesi - era sempre lui, Mister «X». L'imbarazzante collegamento venne a galla nel 2008. Si scoprì che i soldati erano ospiti di alcu ni appartamenti riconducibili al killer Giuseppe Setola, del clan dei Casalesi. A quel punto, gli americani in tutta fretta fecero i bagagli e lasciarono la casa di via Toti, ma anche le abitazioni di Villa Litemo, Lago Patria, Licela, Varcaturo e San Cipriano. Da un giorno ali'altro non si videro più le mogli alte e bionde dei soldati portare a spasso i loro cani per le strade di Casal di Principe e dintorni. Successe, in realtà, che in concomitanza con l'ordine di «mollare tutto» e andar via, Setola uccise 19 persone in nove mesi dilatìtanza. Prima che il «terremoto» dei fitti fosse noto, era stata avviata in tutta tranquillità un'indagine degli statunitensi sulla qualità dell'acqua di 107 appartamenti occu- pati da militari americani. La «turbativa» dell'acqua per coprire una situazione imbarazzante? Fatto sta che Mister «X» rimase senza un dollaro. Anche perché venne imposta una sanzione dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti a cinque camorristi, con disposizione contestuale che impediva agli americani di continuare ad abitare nelle case dei boss. L'indagine statunitense sull'acqua, intanto, scopri che in 29 rubinetti usciva una mistura velenosa. O, almeno, così fu comunicato facendo riferimento a un non meglio precisato standard stabilito dall'Epa, l'ente per la Sicurezza ambientale americano. Le analisi erano state eseguite dal Navy andMarine Corps Public Health Center della Virginia. Ma l'anno dopo arrivarono le controanalisi della sezione Igiene del Dipartimento di Scienze Mediche Preventive dell'Università Federico II di Napoli che smentirono quei dati. Ormai, però, gli americani avevano lasciato gli alloggi casertani. Venne fuori che  gli immobili resi disponibili dagli americani erano stati valutati cento milioni di euro. Furono sequestrati perché appartenevano a una banda di truffatori di compagnie assicurative capeggiata da uomini del clan dei Casalesi. Nel maggio del 2012 una ulteriore scoperta. Sotto chiave finirono due villette in via Madonna del Pantano a Giugliano in Campania. Sembrava un comune sequestro, ma si scopri, anche in quella occasione, che le ville erano di proprietà diAldo Nobis, per la magistratura «uno dei fidatissimi del boss Michele Zagaria». Gli inquilini pagavano un canone di 4.500 euro ogni tré mesi al proprietario ed erano tutti militari inglesi e irlandesi in forza alla Base Nato. Poi si scopri che le villette erano addirittura anche del tutto abusive. Da quelle e da altre abitazioni gli americani sono andati via solo per colpa dell'acqua che, a sentire le autorità americane smentite da quelle italiane, era avvelenata. Senza quella ricerca, e senza quel clamore, sarebbero rimasti ancora lì? E i legami con i Casalesi sarebbero emersi ancor di più? Sono domande che tornano in queste ore mentre i risultati dell'inchiesta arrivano nelle redazioni dei gionali.

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