Il caso Erano stati i proprietari a chiedere i prelievi per garantire sicurezza alimentare L'esperto Di Gennaro: troppe confusioni gli inquinanti non sempre finiscono negli ortaggi

Nei campi sequestrati ora cresce solo rabbia

È tensione dopo i sigilli ai 43 ettari coltivati a Caivano
Gli agricoltori: allarmismi e teorie, siamo in rovina
14 novembre 2013 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

Il giorno dopo, tra Sanganiello, Savarese, Ponte delle Tavole e Sant'Arcangelo, monta l'amarezza. Gli agricoltori rifiutano l'etichetta di «avvelenatori di pozzi». Lamentano conclusioni tecniche affrettate e annunciano iniziative a difesa del loro lavoro, che è a forte rischio di sopravvivenza. Tredici produttori si sono viste sequestrate le aziende. Stop alla raccolta di cavoli, verze, finocchi, zucchine, insalate. Ben 43 ettari coltivati sono stati bloccati dall'iniziativa della sezione ambientale della Procura, guidata dall'aggiunto Nunzio Pragliasso. Ma, stavolta, rispetto ad altri se questri dal mondo degli agronomi è subito partito un coro quasi unanime di riserve. A cominciare dal preside della facoltà di Agraria della Federico II, Paolo Masi. Che ha dichiarato, con estrema chiarezza: «Sulla terra dei fuochi, spesso si è fatta molta confusione ed eccessivo allarmismo. Si parla senza ba- si scientifiche». Il nodo di Caivano sono le falde acquifere. Sono le analisi iniziali, affidate ad un laboratorio della zona, finanziate anche dal Comune. Analisi, su partì di falde che hanno un' estensione molto maggiore di quella dei terreni sequestrati. Sulle sostanze rivelate, che hanno poi fatto scattare il sequestro, ha scritto un altro agronomo, docente universitario, Antonio Di Gennaro: «Molti dei pozzi sono stati sequestrati per elevati contenuti di fluoruri, manganese, arsenico. Sono composti naturalmente presenti nella falda di una pianura vulcanica. Significa che si tratta di valori di fondo dell'ecosistema, che quelle sostanze nell'acqua ce le ha messe la natura, non l'uomo, come in altri luoghi». Alla base dei sequestri, l'acqusizione dei dati del laboratorio della zona, che ha lavorato su incarico dei tredici agricoltori. La Regione segue gli sviluppi dell'inchiesta e annuncia che ogni tassello aggiunto alla mappa della terra dei fuochi servirà ad «aggiornare il quadro da tener presente per un piano regionale di bonifiche». Dicel'assessore regionale all'Ambiente, Giovanni Romano: «L'Arpac è impegnata ogni giorno a supporto delle forze dell'ordine, come a Caivano, per campionamenti e analisi richieste. Per i tredici pozzi sequestrati dal Corpo forestale, abbiamo eseguito prelievi sui luoghi indicati, effettuando le analisi richieste». Ma gli agricoltori sembra non abbiano mai visti i tecnici dell'Arpac. Quei terreni sono a rischio di chiusura definitiva. Lo spiega l'assessore regionale all'Agricoltura, Daniela Nugnes: «Abbiamo chiesto di acquisire, appenapronti, gli esami perprocedere, se si riscontrasse una contaminazione dei prodotti, alla richiesta di interdizione alle coltivazioni di quei terreni». E la parlamentare del Pd, Michela Rostan, annuncia una proposta di legge che chiede l'invio dell'esercito nella terra dei fuochi. Caivano è una delle aree-pilota nell'intesa sul monitoraggio delle produzioni agricole. Ma anche nei supermercati napoletani, i banconi dell'ortofrutta indicano ormaiin maniera fissa la provenienza dei prodotti. Puglia e Lazio, le regioni segnate in prevalenza sui cartellini. Il settore agricolo delle province di Napoli e Casertavive gli effetti indesiderati e indiretti dei riflettori sul dramma della terra dei fuochi. Le organizzazioni di categoria, Coldiretti e Confagricoltura in testa, annunciano iniziative a difesa dei loro associati. Dice l'agronomo Sebastiano Gallipoli, che è consulente di una delle tredici aziende agricole sequestrate due giorni fa a Caivano: «Non vorrei che in alcuni casi si sia in presenza di bolle mediatiche senza appello. I parametri della legge 152, che vengono citati per i sequestri, spesso sono frutto di burocratici assemblamenti, che non vengono interpretati in relazione al tipo di territorio analizzato». Insomma, il mondo scientifico degli agronomi solle va dubbi sulle relazioni che giustificano alcune iniziative giudiziarie. C'è chi, come Antonio Di Gennaro, spiega che «gli inquinanti organici non si rinvengono nei prodotti agricoli irrigati con acque che pure ne contengono». Di certo, la gente - stavolta si parla di consumatori anche lontani dalla terra dei veleni ha paura. Fanno testo le notizie prive di distinguo. La terra dei veleni è assimilata a tutta la provincia di Caserta e Napoli, L'estensione, in un eccesso di semplificazione, viene allargata all'intera Campania. E l'agricoltura regionale, già in grande difficoltà, vive un altro rischio. Più volte la Coldiretti ha chiesto «una mappa delle produzioni agricole campane sane». Ma, in questo momento, si rischia di essere sopravanzati da qualsiasi notizia di allarme sui territori inquinati. È il risultato di anni di silenzi su questi temi. Da un eccesso criminale si rischia ora di passare ad un altro.

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