Intercettazioni, Violante avverte: un errore pubblicare integralmente i colloqui -

Vietti: emergenza ambientale no a nuovi reati

Il vicepresidente del Csm: non servono solo i processi penali. Casini: basta litigi tra politici e giudici
9 novembre 2013 - Gerardo Ausiello
Fonte: Il Mattino

«Non servono nuovi reati per fermare l'emergenza ambientale e i problemi della Terra dei fuochi. Non si risolve tutto con il processo penale, è solo un'illusione». Michele Vieta va in controtendenza. A chi, m queste ore, invoca pene più severe contro i criminali ambientali, il vicepresidente del Csm risponde che «la giustizia penale non può inseguire sempre la cronaca». Quello della Terra dei fuochi è il punto di partenza ma il suo ragionamento va oltre: «Propongo un patto, una moratoria. Per un anno non vanno istituiti nuovi reati». È questo infatti, secondo il vicepresidente del Csm, uno dei motivi alla base del contenzioso giudiziario che «in Italia è diventato spropositato e patologico. Una possibile soluzione è limitare le impugnazioni, eliminando in certi casi à appello, o comunque adottare un filtro efficace. E poi va posto un termine alle prescrizioni. In questo modo anche gli avvocati non avranno più interesse ad allungare i tempi». L'universo della giustizia, con tutti i suoi problemi, è al centro del dibattito che si tiene a Villa Pignatelli, nel cuore di Napoli. L'occasione è la presentazione del libro di Vietti, «Facciamo giustizia», edito dall'Università Bocconi. Con lui, a rispondere alle domande del direttore del Mattino Alessandro Barbano, ci sono due expresidenti della Camera; Pier Ferdinando Casini, oggi alla guida della commissione Esteri del Senato, e Luciano Violante, ordinario di diritto e procedura penale. La discussione s'infiamma quasi subito, quando Barbano introduce il tema delle intercettazioni. Casini è categorico: «Da Prodi a Beriusconi si è parlato a lungo di varare una legge ma il risultato è stata un'altra prova di impotenza. Su questo e su altri argomenti la politica e la magistratura devono superare la sindrome dell'accerchiamento. Il punto - insiste il leader dell'Udc - è che le intercettazioni rappresentano uno strumento formidabile di cui la magistratura non deve privarsi. La politica non può optare per il bavaglio altrimenti fa il gioco della criminalità. Naturalmente vanno limitati gli abusi e occorre tutelare la privacy». Aproposito della difesa dei diritti individuali, il direttore del Mattino si sofferma sui rischi legati alla pubblicazione di intercettazioni penalmente irrilevanti: «L'opinione pubblica, tuttavia, ritiene che vadano diffuse comunque per rendere noti episodi di malcostume». Violante non ci sta e punta il dito contro la stampa: «I colloqui possono essere anche riportati in forma indiretta. Penso all'intercettazione della madre che spinge la figlia a prostituirsi, a Roma. Così si da comunque la notizia. Altrimenti diventa una pomonotizia. Sono fran camente preoccupato per i guardiani della morale della Nazione». E Barbano: «In certi casi il lessico, le parole utilizzate, sono fondamentali per comprendere le situazioni.Peraltro questi colloqui sono stati riportati rigorosamente in forma anonima perché coinvolgono anche minorenni». Ci prova Vietti a mediare; «Non si possono scaricare le colpe solo sui giornalisti e su magistrati e forze dell'ordine. Il fatto è che il Parlamento, intre-quattro legislature, non ha approvato alcuna norma m materia». Sulla responsabilità civile dei magistrati la mano tesa aniva, invece, da Violante: «Va istituita una commissione estema che abbia il compito di valutare tutti i segmenti della magistratura, non solo quella ordinaria». Casini rilancia: «La responsabilità civile spetta allo Stato ma su una questione del genere, molto sentita dai cittadini, è sbagliato adottare un approccio minimalista». Mentre la proposta del vicepresidente del Csm è di «prevedere l'obbligo per lo Stato, in caso di condanna dello stesso, di rivalersi sui magistrati». Infine il caso dell'intervista al Mattino del magistrato Antonio Esposito. Per Viettì «si è fatta molta confusione: «La prima commissione del Csm, presieduta dal consigliere laico Marini che è stato eletto dal Parlamento e dunque non appartenente alla "casta" dei magistrati, ha ritenuto che non sussista la condizione di incompatibilità funzionale o ambientale ma ha lasciato aperta la questione disciplinare che compete all'iniziativa del procuratore generale della Cassazione ed al ministro della Giustizia».

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