Il caso Per effetto della sentenza del processo Fibe. Angelone (Sapna): «Noi siamo in causa con l'azienda, deciderà il giudice civili

Le ecoballe tornano alle Province (che non le vogliono)

5 novembre 2013 - Simona Brandolini
Fonte: Corriere del Mezzogiorno

NAPOLI — «Nessun tribunale penale può decidere che le ecoballe sono della Provincia di Napoli. C'è una causa civile in corso per conosceme la proprietà intentata da noi contro Fibe che ci deve risarcire anche i costi che stiamo sostenendo per custodirle». Enrico Angelone è amministratore unico della Sapna e custode «di 7 milioni e mezzo di ecoballe» stipate in provincia di Napoli, principalmente a Taverna del Rè, Giugliano. «Sei chilometri e mezzo, quel sito è due volte Portici, capisce di cosa parliamo?». Di una mostruosità. «Che fa lievitare i costi della Tares dei cittadini campani». Facciamoli un po' di conti. «Solo per la vigilanza, ventiquattro ore su ventiquattro, ci sono 57 uomini impegnati e pagati da noi. Sto parlando di un milione e mezzo di euro l'anno». Ma c'è qualcosa che costa ancora di più. Cosa? «La captazione del percolato — prosegue Angelone —. Anche se le ecoballe sono coperte, quando piove percolano nelle vasche e quelle vasche vanno svuotate. Questa manutenzione ci costa tra i 6 e i 7 milioni di euro l'anno». E siamo già a quota 8 milioni e mezzo. «La verità è che siamo come nel Deserto dei Tartari di Buzzati, a guardia del nulla se non si costruisce un impianto per smaltirle. Se volessimo spedirle fuori regione, come nella fantasiosa prassi napoletana, servirebbero 750 milioni di euro. Una follia. E ci vorrebbero venti anni. Bisogna dire la verità ai cittadini e dir loro che pagano le tasse più alte d'Italia perché il ciclo non è chiuso, perché l'impiantistica è inadeguata». Nel gennaio scorso, Angelone ha redatto un dossier-denuncia sulle ecoballe e lo ha inviato alla Corte dei conti: «Perché non possiamo far pagare ai campani le inadempienze di altri». Quanto alla reale pericolosità delle ecoballe, che sarebbero molto balle e poco eco, l'amministratore Sapna ci mette una pietra sopra: «La monnezza è una scienza esatta. Le ecoballe che custodiamo noi non possono essere inquinanti perché a norma e costantemente controllate. E perché, dopo dieci anni, sono secche. L'umido inquina e nelle ecoballe non ce n'è da un bei po' di tempo». Ma quando qualcuna è stata aperta sono stati trovati rifiuti speciali. «Questa è un'altra questione. Una piccola caratterizzazione l'ha fatta il commissario Carotenuto. Ma c'è una differenza abissale: una cosa è che non sono eco, un'altra è che sono inquinanti». Angelone comunque su un punto non schioda: «Non sono della Provincia e faremo causa in tutte le sedi chiedendo un risarcimento dei danni subiti».

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