La spaccatura sul dialogo con la politica sulle bonifiche tra il blogger Ferrillo e don Patriciello

Terra dei fuochi, comitati sempre più divisi

La sferzata al sacerdote: dobbiamo evitare ai partiti di diventare protagonisti
29 ottobre 2013 - Tonia Limatola
Fonte: Il Mattino

«Don Patriciello, abbiamo lo stesso obiettivo, ma smettiamo di consentire alla politica di mettere il cappello alla politica sulle manifestazioni di piazza. Finora ha fatto solo danni e continua a governare. All'estero si dimettono per meno». Tenta di smorzare i toni, ma il blogger della terra dei fuochi, Angelo Ferrillo, ci tiene a sottolineare i distinguo sul metodo per raggiungere l'obiettivo, che è quello comune, della bonifica dei territori devastati dagli sversamenti illegali e dai roghi tossici. Ferrillo registrò il sito di denuncia dei roghi nel 2008 ha messo il marchio sul nome dell'emergenza - denunciata da Legambiente in un dossier sull'ecomafie anni prima. Il suo metodo lo ha raccontato ieri mattina in una conferenza stampa fiume nello studio Bersani di via Toledo, a Napoli.
«Non servono leggi speciali, ma leggi per risolvere questioni altrimenti la bonifica diventerà un nuovo business se non si blocca il sistema criminale che porta allo sversamento illegale dei rifiuti speciali e tossici. Non serve solo la repressione, va cambiato il sistema economico nel suo insieme. Perciò inneggiare alla bonifica senza prima fermare i roghi tossici, è un bluff. Si fa il gioco di chi vuole far arrivare fondi senzarisolvere il problema che sta a cuore dei cittadini. Di precedenti, purtroppo, ne abbia mo tanti». Insomma, per Ferrillo è una questione di metodo. «Sono stati sprecati trent'anni - dice -. Abbiamo fatto la nostra parte nel 2009 e prima di noi altri, ma le procure hanno fatto poco dopo le denunce che arrivavano dalla terra dei fuochi. Ora le istituzioni continuano a fare passerelle e sopralluoghi, ma continuano a non arrivare atti concreti. Si parla di inceneritore, contro il quale manifestiamo anche noi, per smaltire le balle e poi di bonifica, si scava nei luoghi indicati dai pentiti, ma nella terra dei fuochi si continua a bruciare. I cittadini sono esasperati». Per questo il gruppo de La Terra dei fuochi vuole portare in piazza la gente comune e chiede di non esporre bandiere e striscioni. «Molti comitati sono invisi, i cittadini devono chiedere conto degli atti prodotti in questi anni. Settemilaroghi all'anno chi li ferma? Ora è arrivato il momento di lottare fuori dalle istituzioni. Niente protocolli. Quelli siglati finora, sono diventati carta straccia, anche con la complicità dei comitati che siedevano a quei tavoli».
E sull'equivoco sull'inceneritore. «Siamo contro, ovviamente, ma non ci piace la protesta dentro le istituzioni. Se fir» mano i ricorsi i sindaci che sono espressione di una politica complice, si tratta so Éï di una farsa». E all'accusa di essere fascista, replica. «Non ho invitato io Casa Pound. Sono venuti perché era un corteo aperto a tutti, senza colori e ideologie, a noi interessava che si sfilasse senza simboli e striscioni. I tumori vengono a tutti».
E sui rom precisa: anche loro devono essere messi in condizione di non nuocere alla salute facendo profitto con i roghi. E a proposito di salute, se la prende anche con Coldirettì. «Non hanno preteso provvedimenti concreti dalla politica per difendere interessi dei loro associati e dei consumatori - attacca - Men tre sanno che nelle campagne si continuano a inquinarem, anche bruciando le plastiche serre e con l'uso di fitofarmaci». Ferrillo, ricercatore senza contratto, si definisce emigrante obbligato, si fa forte della sua esperienza all'estero. «Non si capisce perché fuori dall'Italia si può fare il compostaggio nei parchi pubblici e qua bruciano tutto». Poi, sulla manifestazione denuncia l'atteggiamento superficiale delle forze dell'ordine. «Noi avevamo presentato una domanda con una previsione di presenze di 100 ila persone, ce l'hanno fatta sostituire sostendendo che avrebbero dovuto fare arrivare l'esercito. Ben venga, sì, ma per fermare i roghi e non i cittadini che protestano».

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