Intervista a Stefano Caldoro

Caldoro: "La protesta è giusta ma non si può dire solo no"

28 ottobre 2013 - Dario del Porto
Fonte: Repubblica Napoli

«SE ALZIAMO la voce sul  tema dell'ambiente facciamo solo bene. È giusto che il cittadino faccia le sue richieste, comprendo anche le ragioni di chi non si fida . A me però spetta la responsabilità di trovare soluzioni. E tutti questi "no" mi preoccupano, perché è proprio per non aver saputo trovare le soluzioni giuste che siamo aquesto punto». Sabato sera il governatore Stefano Caldoro eranel suo ufficio a Palazzo Santa Lucia mentre almeno 50 mila persone riempivano piazza del Plebiscito.
UNA manifestazione contro i roghi tossici nata sul web e promossa da Angelo Ferrillo, responsabile del blog "La Terra dei fuochi".
Presidente Caldoro, che effetto le ha fatto vedere una mobilitazione simile senza insegne di paniti o sindacati? «Lo giudico un fatto positivo. Sono un grande sostenitore del sistema di rappresentanza americano e negli Stati Uniti queste esperienze sono all'ordine del giorno. Più sono i soggetti in campo meglio è per tutti».
Ma non sarà che oggi, in Italia, la rete riempie le piazzepiù di partiti e sindacati? «Non è così, le riempiono eccome anche da noi. Poi, ben venga anche la rete insieme a qualsiasi altra forma di partecipazione».
Perché non ha incontrato i promotori della manifestazione? «Avevo dato la mia disponibilità, ma il corteo si è fermato a piazza del Plebiscito. Le porte comunque sono sempre aperte, perloro come pertutti. Credo fermamente nel valore unitario della battaglia per l'ambiente».
Su Repubblica di ieri, Antonio Di Gennaro ha espresso perplessità circa lo strumento della legge speciale per le boniflche che lei ha chiesto al governo. Come gli risponde? «Questa crisi rappresenta un'emergenza nazionale alla quale si risponde con normative speciali e anche con risorse aggiuntive, perché, pur essendo la regione che spende di più, quelle che abbiamo non bastano. Il ministro Orlando haparlato diun decreto e io sono d'accordo. Maormai siamo in un'altrafase, inun altro tempo. La svolta è già arrivata».
A cosa si riferisce? «Alla consapevolezza che la vera sfida è la tutela dell'ambiente, della salute e dei nostri prodotti. Il territorio viene da 25 anni di saccheggio che hanno segnato tutti. Io come altri subiamo questa eredità disastrosa e abbiamo voltato pagina, ben sapendo che l'emergenza non si risolve in un giorno. Lalegge speciale è solo una delle strade».
Quali sono le altre? «La Regione ha meno competenze del governo e dei comuni, però le spettano pianificazione e proposta. Per la prima volta dopo 40 anni, la Campania ha un piano approvato in via definitiva per le bonifiche e per i rifiuti speciali. Abbiamo riunito il governo attor no a un tavolo e non era affatto scontato. Abbiamo messo al centro la salute, coinvolgendo medici, presidi ospedalieri e il ministero della Salute. E soprattutto, difenderemo i prodotti delle nostre terre che non possono subire questo attacco indiscriminato e saranno sottoposti a controlli che nessun'altra area del Paese ha».
Le esperienze del passato però ci ricordano che già in altre occasioni sono stati spesi soldi senza completare le bonifiche. «Il rischio esiste, sappiamo di essere in terra di camorra. Ma non è un buon motivo per non destinare le risorse. Non fare è sempre sbagliato. Naturalmente ci vogliono i controlli, questo tema fondamentale che non spetta allaRegione ma sul quale faremo la nostra parte».
Si farà il nuovo inceneritore, a Giugliano o altrove, nonostante la protesta delle popolazioni locali? «Su questi argomenti non ho posizioni ideologiche. L'impiantistica spaventa, infatti si protesta anche contro le centrali di biomasse. Per me non è possibile realizzare alcun impianto senza aver coin volto la cittadinanza. L'importante è non pensare di essere diversi dal resto del mondo o dell'Europa. Si può dire no, poi ci si confrontae allafine ci vuole il si, come è accaduto con l'alta capacità ad Acerra. Siamo partiti da uno scontro furibondo, poi si è trovata la sintesi insieme a quella comunità. Ecco, questo è l'esempio da cui partire. Senza mai dimenticare che su questa battaglia si gioca il nostro futuro».

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