Intervista a Angelo Ferrillo

«Inceneritore, assurdo dire no prima vanno spenti i roghi tossici»

Ferrillo, guru della protesta «Abbiamo fatto un miracolo senza l'aiuto della chiesa»
La strategia «Antagonismo e barricate? Metodi vecchi: ho studiato i movimenti all'estero qui sanno soltanto urlare»
28 ottobre 2013 - Tonia Limatola
Fonte: Il Mattino

Odiato, fischiato, ma anche incensato dai suoi sostenitori. Angelo Ferrillo cinque anni fa registrò un sito web, un blog di denuncia con il nome «La terra dei fuochi», creando il marchio che denomina l'emergenza a cui i cittadini sono diventati sensibili dopo anni di convivenza forzata con colonne di fumo e pestilenza. Il giorno dopo il corteo Ferrillo non ha sbollito la rabbia verso chi, secondo lui, ha tentato di boicottare una manifestazione senza precedenti.
Ancora polemiche? «Abbiamo fatto un miracolo senza l'aiuto della chiesa, abbiamo portato in piazza idee per una lotta civile. E invece di gridare al miracolo si insiste nello sminuire la portata dell'evento. Insisto sui numeri: sono state registrate 100 mila presenze».
E quale sarebbe la novità? «Siamo scesi in piazza organizzando tutto in due settimane. Gli altri cortei hanno contato sulle prediche dei preti dall'altare, i cittadini si sono messi dietro a statue e madonne. Noi puntiamo su un nuovo modo di fare le battaglie: siamo per azioni di lotta civile e contro i vecchi metodi dei blocchi stradali e degli antagonismi. Finora la cultura del blocco ha fallito, bisogna trovare nuovi modi per farsi sentire fuori dalle istituzioni».
Resta sempre polemico con i comitati. «Ho vissuto all'estero, ora in America, e ho osservato e studiato i movimenti di lotta. Non mi ritrovo in questa mentalità di chiusura, di polemica infinita che c'è in Italia, dove non si fa altro che urlare. A fine corteo un'aggressione verbale camorristica mi ha impedito di concludere il mio discorso».
Cosa è andato storto? «È mancato il cordone di sicurezza. Le forze dell'ordine sono state tutte attente ai membri CasaPound a inizio corteo, mentre non erano presenti al momento in cui la pretesa di parlare senza rispettare la scaletta degli interventi».
La accusano di darsi arie da profeta, di paragonarsi addirittura a Gandhi e Martin Luther King. «Che idiozia. Li ho citati dal palco come esempio parlando del loro sogno di libertà e non certo lo dicevo sentendo mi come loro».
Crede che siano tutti invidiosi, allora? «Sono arrabbiati perché volevano sentirsi degli eroi per aver scoperto l'acqua calda. Noi, già settembre, dopo le rivelazioni di Schiavo ne, abbiamo lanciato la necessità di una mobilitazione generale senza però dare la data, resa nota solo due settimane prima. Senza intralciare con iniziative dei comitati. Solo portare in piazza i cittadini».
Si dice che in realtà non si sia schierato contro l'inceneritore. «Che senso ha lottare contro gli inceneritori senza battersi contro gli scarichi illegali e i roghi che continuano da oltre vent'anni alla luce del sole? Fenomeno 10,100, 1000 volte peggiore di ogni altro. Siamo anche noi contro l'incenerimento. Noi parliamo di compostaggio, di riciclo, di raccolta differenziata remunerata. Comitati e comitatini, con la scusa di fare assemblee pubbliche, in realtà sono pilotati sempre dalle stesse persone, da anni. Illudono la gente. Creano il caos. Dicono prima no all'inceneritore, poi chiedono le bonifiche e solo poi la fine dei roghi. Molti puntano a buttarsi nelle prossime spartizioni. Chiedono di partecipare al controllo popolare sugli stanziamenti delle bonifiche».
Uniti o divisi, insomma? «I comitati dividono anziché unire, mancano di una visione d'insieme e organica dei problemi dell'intero territorio».
Allora non si capisce qual è la contesa: dicono che sia pronto a candidarsi. «Se dovessi farlo, sputatemi addosso. In Italia sembra difficile che qualcuno possa fare qualcosa per la collettività».
E facile alle critiche: non ha risparmiato nemmeno De Magistris e gli altri sindaci. «Sono incapaci di far partire la differenziata, dicono che costa perché non sanno organizzare servizi semplificati».
Anche Caldoro nel suo mirino. «Sta per andarsene, non ci è sembrato opportuno andare a parlare con lui: coinvolgerlo ora come interlocutore significava prendere in giro i cittadini».
Dicono che ha un pessimo carattere. «Mi arrabbio quando lo dicono e ripeto. Si da più importanza alla forma che alla sostanza delle cose dette».
Il 16 novembre tornerà a Napoli per sfilare con preti e comitati? «Certo che ci sarò. Ci sarò».

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