Molte anime per un solo movimento, assente don Patriciello. In piazza tensione con gli attivisti di CasaPound

Terra dei fuochi 20mila in marcia slogan e polemiche

Terra dei Fuochi, la protesta invade Napoli. Ma il fronte si spacca sull'inceneritore
Parole grosse e spintoni dietro il palco in piazza Plebiscito
Contestato il Comune: 180 euro per allestire su suolo pubblico gazebo e wc
All'appello su Facebook hanno risposto da tutte le province campane
Organizzati pullman per la trasferta
Duro atto d'accusa sulle connivenze per smaltire veleni: «Industria padana, camorra puttana»
27 ottobre 2013 - Maurizio Cerino, Tonia Limatola
Fonte: Il Mattino

L'obiettivo è unico ma le strategie per conseguirlo sono diverse. Sull'emergenza ambientale, sulla Terra dei Fuochi, ovvero dei roghi dei rifiuti, i cittadini campani chiedono una svolta definitiva e per questo ieri in strada a Napoli sono scesi in tanti. Un lungo corteo, senza bandiere di partiti e di movimenti, si è snodato da piazza Dante a piazza Plebiscito. In strada ventimila persone. È soprattutto sull'inceneritore che resta aperto il confronto. Più netto il no dei sostenitori di don Maurizio Patriciello, parroco de Parco Verde di Caivano, più sfumato quello dei supporter di Angelo Ferrillo, ideatore del sito internet www.laterradeifi.iochi.it che per primo a partire dal 2008 lanciò il censimento dei roghi. Da qui le reciproche accuse di tradimento.
Arrivano a gruppetti, ma compatti. In piazza Dante. Hanno un appuntamento, per le 16 dell'ultimo sabato di quest'ottobre che non sembra intenzionato a lasciare andar via l'estate. C'è una cappa di afa sulla piazza che quasi fa mancare il respiro alla folla che inizia a crescere con sempre maggiore velocità: quasi una simbiosi tra climainfùocato e il tema della manifestazione, «La Terra dei fuochi». Un'atmosfera cupa che poco dopo, a corteo ultimato, contagia il palco riawivando vecchi rancori, al limite della gelosia, che rischiano di diventare subito incandescenti. È il corteo del movimento, o meglio dei vari gruppi che confluiscono nella «Terra dei Fuochi», dove s'intravedono polemiche, dapprima velate, che finiscono con il rendersi più che palesi quando dal palco, allestito in piazza Plebiscito, iniziano a volare parole forti e nel backstage c'è qualche spintone di troppo. Di sicuro è il corteo della gente, dei cittadini che stanno facendo i conti, ogni giorno della loro vita, con roghi tossici, rifiuti che avvelenano l'aria che respirano, l'acqua che irriga i campi dove crescono, avvelenati, ortaggi e frutta che finisco no poi sulle tavole di tutta la regione e anche oltre. E di sicuro è il corteo dove non si vede alcun vessillo politico o sindacale e dove soltanto per qualche manciata di minuti, partito il corteo in abbondante ritardo, in coda si vede una rappresentanza di CasaPound che viene elegantemente emarginata dai legittimi partecipanti al corteo. Decine di bus, da ogni luogo della provincia di Napoli e oltre, perché quello degli sversatoi tossici non è un problema della sola provincia partenopea. Piazza Dante si popola, si riempie in un lampo; la folla, incolonnata si allunga inviaPessina. Nutrito lo schieramento di forze dell'ordine che vigilano sulla tenuta dell'ordine pubblico: sono coordinati da Gaetano Annunziata, attuale dirigente del commissariato San Ferdinando. Il lungo serpente umano attraversa via Toledo, scandendo a momenti l'urlo «assassini, assassini», alternato a improvvise «olà». Decine gli striscioni, tutti su Terra dei fuochi e rifiuti tossici, affiancati dai luoghi di provenienza. In molti sono venuti con i loro cani ai qualihanno attaccato piccoli manifesti con slogan contro i veleni. Tra i manifestanti attraverso un serrato passaparola si sottolinea la «grande» assenza di don Maurizio Patriciello, altro strenuo difensore della Terra dei Fuochi, presente invece in altra analoga manifestazione, a Calvi Risorta. È questo l'indizio maggiore delle polemiche che serpeggiano tra le varie anime del movimento, e tra questo e i comitati contro la costruzione di nuovi inceneritori, primo fra tutti quello oramai sicuro di Giugliano. Il corteo prosegue per piazza Carità per giungere in via Medina e superare ³³ megacantiere di piazza Municipio. E, finalmente, quando la «testa» entra in piazza plebiscito, la coda del corteo è in via Medina. È questo U momento classico dei cortei: il balletto dei numeri tra organizzatori e questura. Invece, in modo del tutto inconsueto, entrambi le fonti sono concordi nel numero: oltre i 20mila partecipanti. È il momento delle parole, riflessioni, impegni futuri. Dal palco del Plebiscito si sentono forti le voci del dissenso, anche tra i manifestanti stessi. La polemica tra i leader non ferma i cittadini, che invece chiedono un intervento chiarificatore: Angelo Ferrillo si sottrae. Lancia un invito all'unità: «Spogliamoci delle identità, siamo un movimento di idee. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo». Poi, sulla disponibilità di Caldoro aricevere una delegazione dice: «Chi è Caldoro quello che se ne deve andare? Boicottiamo banche e giornali se non scrivono la verità». Poi i momenti di tensione nel gestire gli interventi sul palco. Forte la voce di Mimmo di Gennaro del Comitato no inceneritore Giugliano: «Non vogliamo l'inceneritore ne a Giugliano, ne altrove. Abbiamo criticato sin dall'inizio la piattaforma di questo evento perché non prevede il no all'impianto. tutti vogliamo lo stop ai roghi e la bonifica che non ci importa quanto costa. Dobbiamo restare uniti, divisi abbiamo già perso». Sulla piazza buia rimbombano le diverse voci contro l'inceneritore. Nel corteo lo aveva ribadito anche Roberto Fico, deputato M5s e presidente della commissione di vigilanza sulla Rai: «Invece di mandare l'esercito in missione all'estero, si faccia venire qua contro i roghi. In sei mesi si bloccano roghi e poi avvia bonifica terreni basta avere progetti per  farlo. E sirisparmiano miliardi di euro». I fischi arrivano quando si annuncia che l'organizzazione ha dovuto versare al Comune 180 euro di occupazione suolo pubblico per il gazebo m piazza Dante e per i bagni chimici. Poi si rilancia sui lOOmila caffè, la scommessa lanciata in rete sul successo del corteo. Poi, Ferrillo rilancia sulla salute:«Valiamo meno di una mozzarella. Analisi sui prodotti per tutelare i mercati, ma su di noi no». E alla fine il prossimo appuntamento, sempre a Napoli: il 16 novembre.

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