Ma la Procura archivia la posizione del prefetto per associazione per delinquere

Percolato, il pm pronto a chiedere il processo per Pansa

Ora il capo della polizia rischia il rinvio a giudizio: «Autorizzò scarichi illeciti»
22 ottobre 2013 - Leandro Del Gaudio
Fonte: Il Mattino

Archiviazione per l'accusa di associazione per delinquere, ma anche una possibile richiesta di rinvio a giudizio per il reato di traffico illecito di rifiuti. Mesi di studio in Procura, ecco il doppio sbocco investigativo dell'inchiesta che vede coinvolto il capo della Polizia Alessandro Pansa, per il suo mandato di prefetto a Napoli. Una doppia mossa da parte della Procura partenopea, che in questi mesi ha ragionato su un duplice binario, a proposito delle indagini sulla gestione del percolato (materiale liquido di risulta delle discariche): da un lato, la Procura chiede ed ottiene dal gip collegiale l'archiviazione di Pansa per il reato di associazione per delinquere; dall'altro, invece, si appresta a chiedere il rinvio a giudizio a carico dello stesso Pansa, per il reato di traffico illecito di rifiuti. Una possibilità che viene addirittura anticipata nella richiesta di archiviazione inoltrata qualche tempo fa al gip collegiale (formato dopo l'emergenza rifiuti del 2008) per l'accusa di associazioneper delinquere. Scrivono ipm napoletani, a proposito di Pansa, ma anche degli ex commissari Guido Bertolaso, Marta Di Gennaro, Leonello Serva, oltre che per l'ex dirigente del ministero dell'Ambiente Gianfranco Mascazzini: «I predetti risultano infatti aver posto in essere condotte tali da integrare il delitto di traffico organizzato di rifiuti, che viene elencato al capo b dell'avviso di conclusione delle indagini e poi dalla richiesta di rinvio a giudizio che questo ufficio avanzerà; in particolare, gli indagati hanno consenti to e hanno adottato specifici atti per consentire lo stoccaggio e lo smaltimento del percolato delle discariche di Villaricca e Macchia Soprana presso impianti e vasche inidonee, non ancora soggetti a collaudo enonostante che alcune analisi dell'Arpac e altre relazioni tecniche offrissero chiaramente l'evidenza della necessità di bloccare o comunque impedire i conferimenti, e senza considerare che alcuni impianti di depurazione non risultavano neppure dotati di autorizzazione provinciale allo scarico in acque superficiali (quindi - scrivono ipm - dovevano essere addirittura chiusi)». Inchiesta complessa, chiara l'ipotesi investigativa: per anni il percolato di alcune discariche sarebbe stato smaltito illecitamente, di fronte al cattivo funzionamento degli impianti di depurazione, con il via libera del commissariato e degli enti locali. Non ci sono gli estremi per ipotizzare l'accusa di associazione a delinquere a carico di Pansa (che in qualità di Prefetto subentra dopo una serie di scelte amministrative), resta il nodo del traffico illecito, per il quale l'attuale capo della polizia è inattesa delle mosse del pool guidato dal procuratore aggiunto Gianni Melillo. Una vicenda che risale ai primi mesi del 2011, quando scattarono arresti e sequestri di alcuni impianti di depurazione, sulla scorta di intercettazioni telefoniche e di accertamenti tecnici condotti dai militari del Noe su mail e atti amministrativi. E dopo aver archiviato per l'associazione per delinquere (oltre a Pansa, stessa soluzione per Luigi Rauci, Michele Marino, Leonello Serva, Carlo Alfiero, Guido Bertola so, Marta Di Gennaro, Massimo Malvagna, Gianfranco Mascazzini), c'è una prospettiva differente per l'ipotesi di traffico illecito: «Le captazioni - si legge negli atti trasmessi al gip collegiale - rivelano allo stato delle acquisizioni, e salvo a considerarsi l'impatto del contraddittorio nella formazione della prova, che anche i vertici erano costantemente messi al corrente della disastrosa situazione degli impianti e delle caratteristiche qualitative e quantitative del percolato: essi consentirono il conferimento del percolato là dove non doveva e non poteva essere conferito». Versione contrastata dagli indagati, che ricordano lo scenario emergenziale m cui venivano calate certe scelte amministrative, destinata ad un probabile confronto in aula. 

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