L'intervista Parla Fusco, direttore del registro tumori della Asl Napoli 3 Sud che comprende Acerra, Casalnuovo, Nola, Marigliano

L`esperto frena sull`allarme tumori "Non è provato il nesso con i veleni"

17 ottobre 2013 - Giuseppe Del Bello
Fonte: Repubblica Napoli

«Non c'è alcuna " epidemia" di cancro nella nostra area. Anzi, rispetto al territorio nazionale, il numero di tumori (nella loro globalità) è inferiore, negli uomini e nelle donne». È una premessa «scomoda» ma necessaria, puntualizza Mario Fusco, il direttore del primo (l'altro è di Salerno) registro tumori, quello della Asl Napoli 3 Sud (un milione 200 mila abitanti e 58 Comuni). Tra questi, Acerra, Casalnuovo, Marigliano, Noia, Terzigno e fino a Meta di Sorrento. In pratica, buona parte della Terra dei fuochi.
DOTTOR Fusco, che cosa ha analizzato ü registro tumori finora? «I nuovi casi di cancro dal primo gennaio 1996 al 31 dicembre 2009, mentre i datidel 2010 sono in corso di pubblicazione».
Con quali risultati? «Ripeto, in totale, qui è stata registrata un' incidenza oncologica globale inferiore. I nostri dati sono stati confrontati con quelli rilevati dal pool dei 38 registri tumori italiani».
Lei, però, parla di tutti i tumori, in maniera indistinta. «Possiamo anche entrare nello specifico. E riferire, ad esempio, che nei maschi sono stati evidenziati tassi più alti di tumore per alcune sedi: polmone, laringe e fegato. Al contrario, le neoplasie di testa, collo, esofago, colon-retto, melanoma, prostata e rene, sono state di meno. Poi, ci sono tumori per i quali l'incidenza non ha dimostrato differenze significative. Vale per i tumori di stomaco, colecisti, pancreas, testicolo, tiroide, linfoma non-hodgkins e leucemia».
E nelle donne? «Discorso analogo. Incidenza più alta di tumori di fegato e colecisti, più bassa per quelli di colon-retto, mammella, polmone, tiroide, o vaio e rene».
Perché ci sono stati più ma schi con tumore al polmone? «Sono tumori fumo-correlati e conseguenza della ritardata attivazione di campagne antifumo in Campania. Tant'è che ü trend dal 1997 al 2009 è in decremento costante di 2,7 punti all'anno per la laringe e di 1,19 punti per il polmone».
Ma scusi, dottor Fusco, la mortalità maggiore èi nnegabUe... «Il tasso di mortalità per tutti i tumori ne imaschi è più elevato rispetto a quello nazionale. Ed è ancora più alta la mortalità per cancro polmonare, ma questo si spiega, perché un'incidenza più alta di tumori a prognosi infausta ha un peso maggiore sulla mortalità complessiva. Ma sa invece quale è la contraddizione?».
La dica lei. «Che per molti tumori c'è un'incidenza più bassa, ma uguale tasso di mortalità. E questo si spiega con le diagnosi tardive di malattia in fase avanzata e quindi con prognosi peggiore. E poi le difficoltà di accesso ai servizi da parte delle fasce deboli, e la diseguaglianza dei percorsi diagnostico-terapeutici».
Scusi, ma secondo lei, l'inquinamento non c'entra? «Tutt'altro, è probabile che c'entri, eccome. Ma finora non abbiamo studi completi che lo confermino».
Ma ci sono tanti scienziati scesi in campo con questa tesi. «Parlano senza dati attendibili. Si basano sulla percezione dei medici di base o sulla elaborazione di strumenti inaffidabili, come l'esenzione ticket. Finora nessun ricercatore serio ha mai chiesto al registro tumori i dati di incidenza oncologica. Nessuno studio ha mai concluso per un rapporto di causalità tra mortalità e inquinamento ambientale: tutti rimandano a ulteriori e più complete ricerche epidemiologiche».
Lei oggi è atteso in commissione sanità al Senato, che cosa dirà? «Che bisogna distinguere l'inquinamento di molte zone dagli effetti che provoca sulla salute. È possibile che alcune microaree siano interessate da questi effetti. Ed è per questo che stiamo modulando gli studi in questa direzione».

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