Piano della Regione, in campo l'istituto zooprofilattico

Marchio di garanzia ai prodotti campani

Il commissario Limone: «Così basta psicosi, daremo certezze ai cittadini»
Banca dati con cifre e notizie, al setaccio tutti i siti a rischio veleni
15 ottobre 2013 - Gerardo Ausiello
Fonte: Il Mattino

Un marchio di garanzia e sicurezza per distinguere i prodotti alimentari sani da quelli a rischio. È la risposta della Regione ai veleni della Terra dei fuochi. L'emergenza ambientale in atto all'ombra del Vesuvio sta suscitando dubbi e preoccupazioni tra i consumatori: come essere certi che frutta e verdura coltivati in una determinata area non siano contaminati? È possibile recarsi al supermercato e acquistare came o uova senza correre alcun rischio? Lo strumento esiste e sta per essere rilanciato dal tavolo per la sicurezza alimentare istituito con decreto dal governatore Stefano Caldoro d'intesa con l'assessore regionale all'Agricoltura Daniela Nugnes. Il piano può partire in tempi rapidi, senzaparticolari investimenti, perché mezzi e professionalità sono già a disposizione dell'Istituto zooprofilattico di Portici: «Abbiamo un formidabile strumento, il marchio di qualità sanitaria ambientale, che è stato introdotto con l'ultima finanziaria regionale e che coincide con la Doag, la Denominazione di origine ambientale garantita. Il marchio costituisce il presup posto che determinati prodotti sono salubri e rappresenta quindi la garanzia della qualità dell'alimento - spiega il commissario Antonio Limone - Questa certificazione potrà essere riconosciuta attraverso un ente di cui la Regione dispone e che è in capo all'Istituto: l'Orsa, ovvero l'Osservatorio regionale perla sicurezza alimentare». A tale organismo spetta il compito di effettuare esami e rilievi per verificare le criticità di un'area: «Si comincia con l'analisi del rischio, con una mappaturaarete, una sorta di Google Maps, e si identificano i tenitori a seconda delle produzioni- sottolinea Limone - Strategica, in tal senso, è la banca dati dell'Orsa, in cui sono catalogate tutte le realtà che hanno un nesso con gli alimenti, gli allevatori, le discariche, i macelli e in cui sono segnalati iluoghi pericolosi». Se al termine di questo percorso frutta e ortaggi risultano sani, quel territorio - e non i singoli prodotti - riceve il marchio della Regio ne. Che diventa così una garanzia per i consumatori nonché per gli stessi produttori. Anche nelle aree dove non esistono coltivazioni è possibile compiere indagini accurate: «In questo caso la strada migliore è utilizzare i biondicatori chiarisce il commissario dell'Istituto zooprofilattico -1 migliori sono api e pecore, che vanno allevate nelle aree da sottoporre a monitoraggio. Qualora nel miele e nel latte si dovessero trovare tracce di piombo e metalli pesanti allora si potrà stabilire con certezza che quel territorio è inquinato». Ma cosa succede nel momento in cui dagli esami degli esperti emergono pencoli e criticità? «In situazioni del genere bisognerebbe assumere iniziative diverse - aggiunge Limone - Si potrebbe ad esempio decidere di riconvertire alcuni terreni impiantando coltivazioni "no food" e prevedendo eventualmente incentivi o indennizzi nei confronti di chi ha subito danni dagli sversamenti abusivi della malavita organizzata. L'Istituto zooprofilattico è insomma al lavoro senza sosta ed è pronto ad accogliere le indicazioni del presidente Caldoro, impegnato m prima linea in questa battaglia per le bonifiche e perla tutela della salute e dei prodotti alimentari nonché per difendere l'immagine della Campania dagli speculatori».

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