Federambiente lancia la soluzione, 48 termovalorizzatori pronti a intervenire

Gli impianti del Nord: a noi le ecoballe

Esposto della Provincia alla Corte dei conti La Regione chiede tutti gli atti Bomba ecologica Un dettaglio delle ecoballe. A milioni sono accatastate nel territorio di Giugliano e in altre aree della Campania. Da anni si discute sul loro smaltimento ma finora senza alcun risultato utile
10 ottobre 2013 - Daniela De Crescenzo
Fonte: Il Mattino

I 48 tennovalorizzatori del Nord hanno bisogno di 300 mila tonnellate di rifiuti per poter funzionare a pieno ritmo, ma le amministrazioni non accettano rifiuti provenienti dal resto del Paese: lo dice Daniele Fortini, presidente di Federambiente, la federazione dei servizi pubblici di igiene ambientale. Eppure, quella capienza ritornerebbe estremamente utile alla Campania (ma anche a tutte quelle regioni che hanno utilizzato finora le discariche) e aiuterebbe tutti ad evitare di distribuire denaro a chi gestisce gli impianti degli altri Paesi. La soluzione del problema campano potrebbe avvicinarsi un po'. Soprattutto se si considera che la quantità di spazzatura incellofanata che infesta soprattutto le aree di Napoli e Caserta, si potrebbe dimezzare. Resta, infatti, ancora da sciogliere una volta per tutte il nodo della proprietà delle ecoballe, visto che queste per metà sono state prodotte da Fibe. E su questo tema scende in campo l'assessore regionale Giovanni Romano. Ieri Nicola Dell'Aqua, responsabile dell'Unità tecnico amministrativa aveva spiegato: «dovrebbe essere la società del gruppo Impregilo a pagare le spese necessarieper liberarci di più di metà delle balle». E oggi l'assessore regionale, Giovanni Romano si schiera al suo fianco e dice: «Condivido la posizione di Dell'Acqua rispetto ai costi di gestione e smaltimento delle circa 3 milioni di tonnellate accumulate fino al 31 dicembre 2005. Anche per noi la partita con Fibe è ancora aperta poiché la società avrebbe dovuto, per contratto, garantire l'attuazione del ciclo dei rifiuti dalla fase del trattamento a quella, inclusa, dello smaltimento finale. La Regione sta coordinando il percorso di natura giuridica che possa condurre a una soluzione che richiami tutti alle rispettive responsabilità per la migliore tutela degli interessi pubblici. Riteniamo, infatti, che Fibe non possa scrollarsi di dosso le proprie prerogative contrattuali. Pertanto agiremo al più presto nell'ottica di tutelare i cittadini della Campania, evitare sprechi di danaro e individuare la soluzione idonea a tutela e garanzia dell'ambiente e delle comunità». Dal canto suo Enrico Angelone, amministratore unico della Sapna, la società provinciale, già a gennaio scorso ha presentato un'esposto alla procura della Corte dei Conti inviando una relazione predisposta dagli uffici tecnici nella quale si conclude: «L'attività di evacuazione delle balle presenti sul territorio provinciale, e più in generale sul territorio regionale, è subordinata in primis alla definizione del contenzioso circa la proprietà». Una scelta che trova d'accordo il vicesindaco Tommaso Sodano che da tempo è schierato su questa posizione: fti lui a presentare la denuncia che ha dato il via al procedimento ancora in corso che ha coinvolto i vertici Fibe. Contestualmente Angelone ha fatto partire una citazione per essere risarcito da Fibe dei soldi spesi per la cap tazione del percolato, la vigilanza, la manutenzione e l'antincendio sulle piazzole: in tutto circa 15 milioni di euro. In provincia di Napoli ci sono attualmente 5 siti di stocaggio. A Cava Giuliani (sequestrata dai Noe) Fibe depositò 65 mila tonnellate di spazzatura distribuite su 38 mila metri quadri divisi in quattro piazzole. Il sito furealizzato tra agosto 2001 e settembre 2004 ed è rimasto attivo fino a giugno 2003. Nel sito di stoccaggio exCdr Dell'Aversana (anche questo sequestrato dai Noe) l'azienda apri nel 2002 undici piazzole che ospitano bei 270 mila tonnellate. A Masseria del Rè il commissariato di governo realizzò ben 54 piazzole dove portò quasi due milioni di tonnellate di rifiuti. A Pascarola (Caivano) l'impresa milanese depositò tra il 2001 e il 2003 400 mila tonnellate. Al Pantano il commissariato di governo portò 62 mila tonnellate di balle e 21 mila di rifiuti urbani. E così la Campania diventò una pattumiera.

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