Il direttore dell’istituto zooprofilattico, Limone: “Così garantiamo la sicurezza dei prodotti”

"Qui più controlli che altrove" la diossina osservata speciale

8 ottobre 2013 - Bianca De Fazio
Fonte: Repubblica Napoli
I TRE milioni di controlli effettuati ogni anno all'Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno, uniti a quelli specificisulladiossina, fanno deiprodotti alimentari campani quelli più controllati d'Italia. Antonio Limone, direttore dell'istituto, spiega come viene garantita la qualità del cibo.
SONO tre milioni all’anno gli esami su prodotti animali e vegetali che si effettuano all’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno con sede a Portici. Esami garantiti dal sistema di analisi Accredia, un sistema di qualità, stabilito da una norma europea. Di più: in Campania c’è un ulteriore controllo sui livelli di diossina (rodato dopo le emergenze del 2003 e del 2008) che si effettua anche attraverso l’Orsa, osservatorio regionale sanitario alimentare. I campioni vengono scelti, i prelievi vengono fatti, sulla base del rischio che si riscontra su questa o quella porzione di territorio. E il rischio numero uno è quello legato alla contaminazione ambientale. Il che basterebbe, in teoria, a garantire la sicurezza dei prodotti. Ma, in realtà, nessun prodotto è sicuro al cento per cento, qui come nel resto d’Italia, anche se in Campania ci sono più controlli che ad Aosta, sia sui prodotti di origine animale sia sui vegetali.
Lo dice senza tanti giri di parole Antonio Limone, direttore dell’istituto zooprofilattico: «Non mi iscrivo al partito degli urlatori né a quello dei rabbonitori. Mi sembra ci sia una psicosi collettiva. La popolazione deve capire che per affrontare questi problemi servono dati scientifici e il tempo. I medici non vanno dal paziente per aiutarlo a lamentarsi, ma per curarlo ». Di una cosa il veterinario è certo: in Campania i controlli si effettuano e sono efficaci. «Ce ne sonodi due tipi: quelli che effettuiamo ogni giorno sulle campionature portate in istituto dai dipartimenti di prevenzione dell’Asl, Noe, Nas, Nac guardia forestale e finanza. E poi quelli specifici dell’Orsa sulla diossina che fanno della Campania la regione con più controlli ».
E le verifiche diventano via più minuziose, con analisi in modo puntiforme, perché i livelli di diossina sono legati a fenomeni singoli e differiscono anche a distanza di pochi metri. E così capita che un terreno è idoneo alla produzione alimentare e quello a fianco è no food perché, ad esempio, c’è stato un incendio di pneumatici.
«In provincia di Salerno prese fuoco una fabbrica di alcol su una montagna — ricorda Limone — un versante era contaminato dalla diossina, l’altro no». E c’è chi ricorda il caso di allevamenti di bufale che non riuscivano a liberarsi dalla diossina, nonostante fosse stato bonificato il suolo e selezionati i foraggi; poi si scoprì che gli animali leccavano di gusto gli steccati e proprio sugli steccati era depositata la diossina. Che, comunque, è sostanza che si lega ai grassi, dunque non la si trova nei vegetali, se non nello strato di polvere in superficie.
Una strada per avere garanzie potrebbe essere quella del marchio di qualità Doag (denominazione di origine ambientale garantita) che si applica al territorio. «È un meccanismo di valutazione analitica puntiforme — spiega Limone — non si può dire che i prodotti, solo perché arrivano da Giugliano o da Caivano, sono nocivi».
Dati certi, circa il rischio per la salute di chi abita nella Terra deifuochi dovrebbe fornirne un registro dei tumori, ma la Campania è l’unica regione ad esserne priva. E secondo l’Istituto superiore di sanità, tornando al cibo, le analisi sui prodotti coltivati hanno stabilito che non c’è contaminazione tra le acque e i prodotti ortofrutticoli della cosiddetta Area Vasta a Giugliano. Nei campioni di ortaggi e frutta, analizzati in diversi periodi dell’anno (nell’inverno e nell’estate del 2012, e nel marzo 2013) non ci sono presenze di “composti organici volatili”.
Intanto gli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente, Nugnes e Romano, predispongono un “protocollo di intesa con i maggiori enti di ricerca nazionali, Cra (Consiglio Ricerca e sperimentazione in agricoltura), Iss (Istituto superiore Sanità) Ispra (protezione e ricerca ambientale),Ciram (Centro dipartimentale Federico II) per avviare la caratterizzazione dei suoli agricoli, l’analisi delle matrici vegetali e idriche. Si comincerà in due dei comuni maggiormente interessati dai roghi dei rifiuti, Caivano e Casal di Principe. «È necessario — dicono Nugnes e Romano — garantire le massime certezze ai consumatori ed agli operatori rispetto alla qualità dei prodotti e, dal punto di vista imprenditoriale, rispetto alla possibilità o meno di proseguire le attività agricole». Ma attenzione: la Terra dei fuochi è solo una porzione dell’intero territorio campano, che ha una superficie agricola di oltre 722mila ettari. «E nel 2012 il comparto agroalimentare ha incrementato del 4,3 per cento il valore dell’esportazione rispetto al 2011, configurandosi come uno dei pochi comparti regionali non in crisi. Dunque — dice la Nugnes — non si può generalizzare a una intera regione un problema che riguarda delle ferite localizzate sulle quali è nostro dovere intervenire chirurgicamente». E la Regione comunica che attraverso l’avvocatura è pronta a presentare richieste di «risarcimento danni contro chi penalizza i prodotti campani».
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