Giugliano, in 2mila al corteo «Siamo come Lampedusa»

Sodano sfila con il gonfalone di Napoli: stop all’inceneritore
9 ottobre 2013 - Gigi Di Fiore
Fonte: Il Mattino

GIUGLIANO. Il tarn tarn che invita a dire «io 1'8» ha colpito nel segno. Dinanzi la stazione di Aversa, arrivano alla spicciolata decine e decine di giovani, donne con i loro bambini tenuti per mano, gente incazzata. Scendono dai treni, sono partiti dalla provincia di Caserta e anche dalle zone a nord di Napoli. Stridono i fischietti, soffiati con rabbia. Urlano le percussioni su cui si accaniscono freneticamente la mani degli immigrati. Il no all'inceneritore è ripetuto, spiegato in tutti i modi possibili: cartelli di cartone scritti con pennarelli rossi, striscioni, slogan. E la gente senza etichette, che diventa protagonista. Lo striscione del comitato «no all'inceneritore», bianco con un teschio nero che prende forma dal fumo che esce da uno sfiatatoio, guida la marcia. In testa, c'è anche il gonfalone del Comune di Napoli. Vicino, il vice sindaco Tommaso Sodano. Fa qualche metro, poi va via. «Ho dolore a un piede -spiega - ma ho voluto esserci, per affermare con decisione la posizione politica dell'amministrazione comunale napoletana su questi temi. Diciamo no all'inceneritore nell'intera area metropolitana, uno basta e avanza. Le strade per smaltitre i rifiuti sono altre e bisogna perseguirle». E, su questo, aggiunge: «Bisogna arrivare alle bonifiche di tutto il territorio, alla differenziata diffusa, con impianti per lo smaltimento del compost su cui abbiamo a Napoli pubblicato un bando per realizzarne tré. Presto riusciremo a fare a meno anche dei viaggi dei rifiuti con le navi all'estero». «Fischietti anti inceneritori», dice un furbo venditore ambulante. E tanti li comprano, per metterci dentro quanto più fiato possibile. Molti indossano una t-shirt nera con un cuore rosso colpito a morte da una freccia e su la scritta: «Non rubateci la speranza». Altre magliette hanno invece il simbolo del comitato. C'è don Maurizio Patriciello, il parroco di Caivano, che ripete: «La gente deve essere informata, deve sapere cosa si decide alle loro spalle. Qui si rischia ogni giorno la vita e si muore, per i rifiuti. Non è possibile avere anche un inceneritore, senza che si bonifichi». Con lui, altri sacerdoti, silenziosi. Foto di vittime, issate nel lungo serpentone che, nella marcia che percorre dieci chilometri dell'Appiafino a Giugliano, raggiunge quasi le duemila persone. Un giovane sorride in un'immagine: è Nicola D'Amico, morto di tumore a 29 anni poche settimane fa. Uno dei tanti. Da un paio di auto, si ripetono con i megafoni narrazioni inquietanti: le vicende di Acerra prima che fosse realizzato l'inceneritore, i drammi di decine di famiglie nella terra dei veleni. Dice uno dei conducenti dall'interno di un'auto: «In ogni famiglia e' è una disgrazia vissuta, un morto di tumore». Cartelloni che esprimono tutti gli stessi concet ti: «No all'inceneritore»; «Vogliamo la bonifica». Ritmano i loro tambuni una quarantina di immigrati. Sono dell'associazione migranti e rifugiati di Caserta. Hanno uno striscio ne: «Lampedusa e Giugliano, solo uniti vinciamo». La forza della sintesi e dell'associazione di vicende e drammi. Lampedusa come la terra dei veleni, le tragedie dei sud del mondo che uccidono i più disarmati e deboli. Tanti bambini, di ogni età, sono con mamme e papa. Gridano, con le loro vocine decise: «Vogliamo vivere, dateci la vita». Le mamme sorridono e, alla gente che guarda affacciata ai balconi, ripetono: «Scendete, non assistete allo spettacolo, venite anche voi, è per il bene dei vostri figli». I giovani urlano, con tempi ritmati: «Assassini, assassini». E poi: «Bonifica, bonificaaaa». E il corteo va avanti, sotto una pioggia fastidiosa e centinaia di ombrelli aperti. Ma la pioggia è solo un irrilevante accidente che non riesce a scoraggiare. I giovani, protagonisti principali di una protesta dove gli amministratori locali, come gli assessori di Maraño, Parete o Carinaro, si confondono nel gruppo. «No inceneritori, bonifica ambientale adesso», si legge sullo striscione del liceo De Carlo di Giugliano. «I giovani giuglianesi, presenti!», scrivono su un'altro striscione. Poetica la frase della scuola media Vitale: «Noi figli senza cielo, noi figli senza futuro». Ci sono i disoccupati dei Banchi nuovi. E le fantasie, negli slogan e nelle scritte, che si sbizzarriscono a rimarcare à idea base della protesta, urlata con associazioni di parole diverse. C'è da perdersi dietro tutta l'inventiva messa in campo, con decisione, rabbia, ma anche grande compostezza. Che non è rassegnazione, però. «Vedi, figlio mio, un giorno tutto questo sarà tuo», afferma uno striscione. E gli fanno eco gli altri: «Chi semina veleni, raccoglie vendette» rimarca il Comitato campani contro la devastazione ambientale. «Non fare alla terra ciò che non vorresti fosse fatto ai tuoi figli», si legge altrove. E ancora decine e decine di parole. Ecco le «Mamme vulcaniche» tutte in rosso. C'è persino uno striscione «No Tav», ma spiegano che non c'entrano nulla con quelli della Val di Susa, è solo una convinzione politica. Il traffico si blocca, ma gli automobilisti sono pazienti. Capiscono e parlano con chi è nel corteo. A loro viene spiegato che «tutto il casino è per il bene di tutti». Piano piano, con gente che si unisce agli altri durante il percorso, si arriva a Giugliano. In piazza Annunziata. Parlano le voci dei comitati, i più esposti. E raccontano ancora di morti, di tumori, di veleni. C'è l'impegno finale: un presidio permanente a Santa Lucia,sotto il palazzo della giunta regionale. Verrà installato il 14 ottobre. «Voglia mo la revoca del bando di concorso per l'inceneritore», ripetono m piazza. E per questo sono arrivati qui. Tanti e disperati. Senza colore politico.

Powered by PhPeace 2.6.4