La sentenza

Pianura, il Comune deve 18 milioni alla società della discarica

Contesa Lo sversatoio avrebbe dovuto chiudere nell'88 ha lavorato fino al 1996
7 ottobre 2013 - d.d.c.
Fonte: Il Mattino

Diciotto milioni per i rifiuti smaltiti a Pianura fino al 1996. Dovrà pagarli, diciotto anni dopo, il Comune alla Ubi Factor, la società che ha acquistato i crediti della Elektrica, l'impresa (poi colpita da interdittiva antimafia) che ha gestito l'ultima fase di vita dello sversatono. Lo ha deciso nel 2011 il Consiglio di Stato dopo unalunghissima contesa giudiziaria. La voce di spesa è stata inserita nel Piano di riequilibrio, ma i pagamenti rateizzati non sono ancora cominciati. Un paradosso visto che perla sola caratterizzazione della discarica, dove insieme ai rifiuti urbani sono stati seppelliti anche i veleni industriali provenienti dal Nord, inclusi quelli provenienti dall'Acna di Cengio, costerà almeno tré milioni.
Del resto nel corso degli anni i ricorsi alla magistratura amministrativa, le proroghe e le revisioni sono state innumerevoli. E hanno condotto all'attuale disastro: solo per la caratterizzazione dell'area (24 ettari) serviranno tre milioni e mezzo. Non è possibile al momento nemmeno ipotizzare la cifra necessaria per la bonifica che in teoria, ma solo in teoria, doveva essere a carico della società di gestione. Un disastro.
La discarica avrebbe dovuto La sentenza Pianura, il Comune deve 18 milioni alla società della discarica chiudere nel 1988 e non avrebbe dovuto accogliere rifiuti speciali provenienti dalle altre regioni. Ma nel 1985 gli sversamenti furono ammessi per sei mesi, da allora fino à1Ã88 ci furono continue proroghe firmate dalla Regione. Solo nel '91 ci fu un'autorizzazione definitiva fino al '93 con successiva proroga fino al'94, quando il sito fu requisito dal Comune di Napoli per essere definitivamente chiuso nel '96. Nel frattempo erano arrivati veleni datutt'Italia.
Subito dopo è cominciata una nuova vertenza sulla sistemazione finale del sito che viene puntualmente ricostruita nel 2008 dalla relazione Arpac. Nel '95 il prefetto dispose che la Di.Fra.Bi. (l'impresa che si era poi trasformata in Elektrica) disponesse un progetto di sistemazione finale e ambientale dell'intera discarica in coerenza con lo studio preliminare elaborato, d'intesa con il Servizio geologico azionale, dal sub commissario ai rifiuti. Dopo una serie di integrazioni il prefetto stabilì che i lavori fossero ultimati nel 1999. La socie tà rispetto i termini ma non sistemò la prevista geomembrana. Tuttavia la commissione di collaudo approvò le opere nonostante le palesi difformità rispetto al progetto iniziale e basandosi sulle dichiarazioni del direttore dei lavori. I successivi sopralluoghi dell'Enea e dell'Arpac evidenziavano che il drenaggio del percolato non era sufficiente.
Non solo: negli anni succewisi la Elektrica è stata compita da interdittiva antimafia. Ne erano soci Francesco La Marca, Giorgio Di Francia; Salvatore Di Francia; Domenico La Marca,Pietro Gaeta. I La Marca erano ritenuti dagli inquirenti vicini ai Fabbrocino: insieme agli stessi Di Francia sono stati coinvolti in numerose inchieste giudiziarie.

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