Il Capo dello Stato in Prefettura per l’emergenza ambientale. Poi a Villa Pignatelli per la giornata della cultura ebraica

«Rifiuti, questione nazionale» «Napolitano, la Terra dei fuochi è meno sola»

30 settembre 2013 - Adolfo Pappalardo
Fonte: Il Mattino

Il presidente lascia Napoli per verificare «se esiste la possibilità di far proseguire questa legislatura». Soggiorno breve, appena un giorno e mezzo (da sabato mattina a ieri pomeriggio) e segnato dalla crisi di governo. Tour breve, ma duro, nella sua amata città. Non solo i veleni della politica ma anche l'impossibilità, per un appassionato come lui, seguire la prima al San Carlo, sabato sera, per uno sciopero. Ore concitate che segnano l'umore del capo dello Stato. Sabato sera le telefonate di cortesia di Letta e Alfano per anticipare la decisione del Cavaliere alle dimissioni dei suoi ministri. Mentre è a villa Rosebery, il quartier generale da cui ha seguito l'evolversi della vicenda. «È una fase criptica», ammette Napolitano uscendo dall'incontro in Prefettura per l'emergenza della Terra dei Fuochi. Più che altro per ascoltare gli altri relatori. Dal governatore Caldoro ai sindaci dell'area Nord, dai prefetti ai due presidenti di Provincia e don Maurizio Patriciello. Loro, e subito dopo la comunità ebraica a villa Pignatelli, notano un Napolitano «preoccupato» e poco incline a parlare. «Si è mostrato attento e interessato a quello che succede nelle nostre terre, ma anche stanco perché preoccupato per lo scenario politico», dice don Patriciello. «Ho visto il presidente Napolitano molto preoccupato e condivido la sua preoccupazione», conferma pure il sindaco de Magistris. Ma il capo dello Stato tiene all'incontro. Sa bene come occorre dare una scossa su un'emergenza che deve rivestire caratura nazionale. «L'insieme di queste questioni non può non coinvolgere e avere al centro con una disponibilità di risorse minimamente adeguata - ammonisce - il governo nazionale. È questa un'altra delle si- Inazioni che richiederebbero stabilità e continuità nella direzione politica del Paese e nel funzionamento delle istituzioni parlamentari». Per questo, nonostante la crisi politica, ha voluto comunque occuparsi di cose concrete. A cominciare proprio dai roghi tossici. Come a confermare con le azioni quanto il Paese in questa fase abbia bisogno di risolvere i problemi e non di crearsene di nuovi. «L'insieme di queste questioni non può non coinvolgere e avere al centro con una disponibilità di risorse minimamente adeguata il governo nazionale. È questa un'altra delle situazioni che richiederebbero stabilità e continuità nella direzione politica del Paese e nel funzionamento delle istituzioni parlamentari», dice Napolitano uscendo dopo la riunione in Prefettura mentre un gruppo di persone l'applaude e uno più piccolo da lontano, mentre è già in auto, urla: «Sciogli le Camere, siamo in questa condizione per colpa tua». Ma Napolitano è per la sua strada: ieri si parla di Napoli e si segue il program ma, poi in serata a Roma ci sarà il colloquio con il premier Enrico Letta. «È un chiaro segno di continuità», sottolineano i più stretti collaboratori del presidente. Ed infatti proprio il capo dello Stato sabato pomeriggio, quando tutti lo davano in imminente partenza verso Roma dopo la crisi aperta da Berlusconi, ha voluto non cambiare di una virgola il suo programma napoletano. Doveva rimanere tutto immutato. Sia chiaro, non perché sottovaluti la situazione. Anzi. Ma per dare un messaggio di continuità. Ma la preoccupazione e' è. Ed è pleonastico chiederglielo. Ne fa le spese un cronista che a Villa Pignatelli chiede candidamente se «è preoccupato per la situazione?». «Fate domande di una ingenuità mai vista, mai sentita una domanda così ingenua...», risponde stizzito Napolitano, di solito cortese e disponibile verso taccuini e telecamere. Il segno che l'ennesimo nodo politico, stavolta, è più difficile da sciogliere. Poi la partenza verso Roma a bordo di Italo, la compagnia di Luca di Montezemolo che attende il capo dello Stato a bordo del vagone. Ad accoglierlo in stazione invece Gianni Punzo, altro socio forte di Italo dove Napolitano sale per la prima volta. E a Roma, intercettato dai cronisti si trincera dietro un «non ho voce...». La conferma della sua preoccupazione.

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